| Editoria | 14/02/2012 |
| Efj - Riunito a Bruxelles il Labour Rights Expert Group Meeting (LAREG) |
| Fotografia Italia, la crisi si abbatte sull’editoria Nel 2011 saldo occupazione: -220 giornalisti |
| L’analisi anche di Grecia, Croazia, Portogallo, Germania e Macedonia |
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Il venir meno del contributo pubblico ha creato grandi difficoltà per questi giornali, molti dei quali rischiano di chiudere con prospettive negative per l’occupazione dei giornalisti (una condizione di incertezza sul futuro del posto di lavoro riguarda circa 600 giornalisti). Per le aziende in crisi sono previsti specifici ammortizzatori sociali: 1) la cassa integrazione speciale, nei casi di sospensione, chiusura o ridimensionamento dell’attività editoriale. E’ prevista per un periodo massimo di due anni. I giornalisti in Cigs, sospesi dal lavoro, hanno diritto a un assegno mensile di circa 1.000 euro al mese e al reintegro nel posto di lavoro quando riprendono le condizioni di attività editoriale del loro giornale. Per poter accedere a tutti questi ammortizzatori sociali le aziende devono presentare uno stato di crisi, che deve indicare il numero dei giornalisti in esubero. Il piano dell’azienda deve essere prioritariamente esaminato con il sindacato aziendale dei giornalisti. Successivamente deve essere discusso con la Fnsi e con la Federazione Nazionale degli Editori. Una volta raggiunto l’accordo, questo viene trasmesso al Ministero del Lavoro che emana il decreto di riconoscimento dello stato di crisi. GRECIA Gli scioperi generali e settoriali dimostrano che la situazione del lavoro in Grecia non fa che peggiorare. La situazione dei media non è da meno. Testate sia medie che grandi stanno considerando la prospettiva del fallimento, o la usano come tattica per spaventare chi un lavoro ce l’ha ancora, ma spesso senza successo. I quotidiani con una lunga storia, come il nazionale Eleftherotypia (che è stato costretto a chiedere il fallimento), sono in debito di molti arretrati con gli impiegati, mentre le stazioni televisive che impiegano centinaia di operatori hanno o smesso di trasmettere (come per esempio la rete privata ALTER, che deve cinque mesi di arretrati), o imposto drastiche riduzioni allo stipendio. Nonostante un recente raggio di sole, non ci sono state ulteriori negoziazioni con gli editori, e la continuata assenza di un contratto collettivo nazionale ha consentito un regime di arbitrarietà: dipendenti costretti a subire un orario a rotazione con riduzioni fino al 30% sulla busta paga, e dipendenti costretti a firmare contratti personali di assunzione, spesso con clausole di rinuncia di diritti. Una unica notizia positiva recente viene dal settore pubblico: i giornalisti e gli operatori del settore pubblico e dell’agenzia di stampa nazionale sono stati esclusi dalle nuove norme di unificazione della retribuzione dei dipendenti pubblici. Un risultato che è stato ottenuto tramite l’intensa attività di pressione dei sindacati dei giornalisti. Il PR emanato dall’EFJ, nel quale si ricordava alle autorità greche che l’indipendenza dell’informazione pubblica è riconosciuta dal Consiglio d’Europa e dal Diritto UE, è stato un aiuto fondamentale. Vedere anche: http://www.ejc.net/media_news/greek_media_hit_by_financial_crisis/ CROAZIA Dal 2003 il Sindacato dei Giornalisti Croati (TUCJ) è in trattativa su una bozza di contratto collettivo nazionale per i giornalisti e gli impiegati di settore. Nel 2009 è stata stilata una bozza del contratto collettivo nazionale, riguardante i giornalisti, i lavoratori della carta stampata, i poligrafici e altri operatori del settore della comunicazione, al fine di facilitare le trattative; le quali sono ripartite alla fine del 2010 in virtù delle nuove condizioni. Nonostante ciò, alcuni temi centrali che ancora devono essere discussi riguardano: il salario minimo, il diritto alla contrattazione di secondo livello, elementi di definizione della professione giornalistica, promozioni basate sull’esperienza professionale, e aumenti annui dello 0,5% sullo stipendio in base all’esperienza professionale. Molti editori evitano di rispettare i diritti dei giornalisti regolarmente concordati nelle contrattazioni di secondo livello e intendono cancellare accordi aziendali anche in altre situazioni. Questa realtà è stata la causa, nel novembre del 2010, dello sciopero durato sette giorni del quotidiano locale Glas Istre, così come, nel periodo di marzo-aprile del 2011, dello sciopero di ventisei giorni dei giornalisti del quotidiano nazionale Vecernji List (di proprietà della Styria). Sfortunatamente, entrambi gli scioperi non sono riusciti ad ottenere i risultati sperati. Il TUCJ insiste sul continuo aggiornamento e sul regolare rispetto dei contratti aziendali esistenti, visto che questi riguardano la maggior parte dei giornalisti. Purtroppo, la crisi ampia dell’economia e della finanza, e il crescente utilizzo di nuovi processi, quali l’outsourcing, fanno sì che siano sempre meno i giornalisti e gli operatori del settore che riescono ad operare sotto la protezione di un contratto collettivo. Inoltre, una cattiva amministrazione accompagnata dal momento difficile, ha fatto fallire la popolare Radio 101 di Zagabria. I giornalisti e altri operatori non hanno ricevuto stipendi per quasi un anno, mentre l’assicurazione sanitaria e il contributo pensionistico sono stati sospesi da quasi due anni. Le modifiche alla legislazione sono raramente buone notizie per i giornalisti: gli adattamenti della Legge sul Lavoro alla legislazione Europea hanno introdotto il principio della redistribuzione dell’orario di lavoro, in virtù del fatto che il datore di lavoro era solito sfruttare il lavoro straordinario. La modifica ha quindi comportato una maggiore flessibilità dell’orario di lavoro, più posti di lavoro precari e una situazione generalmente più sfavorevole alla contrattazione collettiva. In altre parole, i giornalisti sono oramai costretti a lavorare più ore per lo stesso salario, perdendo quindi i compensi dovuti al lavoro straordinario. Inoltre, la nuova legge di Procedura Penale proibisce ai giornalisti di seguire le inchieste e di scrivere in merito a processi penali in corso, per tutto lo svolgimento del processo e fino alla sentenza definitiva della corte. Anche i nuovi sviluppi legislativi sono raramente buone notizie per i giornalisti: il legislatore ha voluto emendare il Codice Penale e reintrodurre la detenzione per calunnia, prevedendo fino al massimo di un anno di reclusione, così come ha ampliato le punizioni relative a reati simili. È una vergogna. Il gossip pubblico è diventato multabile. I giornalisti si oppongono a questi cambiamenti, perché si rendono conto della loro vulnerabilità anche quando affermano il vero. Una notizia positiva viene invece dalla costituzione del Consiglio dei Media (Media Council) nel Dicembre 2011, composto dai rappresentati di giornalisti ed editori. È un organo indipendente e terzo che ha il compito di tutelare la libertà d’informazione. Secondo le regole del Consiglio, qualsiasi editore che viola il Codice di Comportamento dei Giornalisti Croati deve pubblicare le decisioni, gli avvisi e gli annunci del Consiglio sulla sua testata. Il Consiglio ha anche facoltà di deliberare su casi di violazione della libertà d’informazione, come per esempio la protezione di dati, in vece del tribunale ordinario. Il TUCJ continua a cooperare con il Sindacato e l’Associazione dei Giornalisti della Serbia, così come con altre organizzazioni giornalistiche nei Balcani. Un esempio recente di cooperazione con la Serbia è stato il progetto LOTCO. La concentrazione dei media in Croazia è purtroppo palese: due compagnie, la WAZ, dalla Germania, e la Styria, dall’Austria, possiedono quasi tutti i maggiori quotidiani e periodici nazionali. Altri esempi di concentrazione sono invece evidenti in alcune stazioni radiofoniche, dove le proprietà non sono trasparenti. Infine, e a seguito della crisi economica, gli editori stranieri licenziano impiegati e collaboratori freelance in modo da poter ridurre i costi nella continua ricerca del profitto: vengono a tal fine anche ridotte le pubblicazioni ed eliminati gli uffici regionali. Il ruolo sociale e culturale dei media non li ha mai veramente interessati: il loro comportamento è la prova che sono venuti in Croazia, e in altri paesi, solo per generare un profitto e non per diffondere la democrazia. La crisi ha coinvolto tutti i media, sia economicamente che professionalmente. Il numero di freelance e di lavoratori atipici è in aumento mentre il numero di impiegati dipendenti è in calo: i salari sono diminuiti in media del 22%-30%, con casi di tagli drastici del 40%! In molte aziende, salari, pensioni e contributi non vengono versati da diversi mesi. Gli editori spostano gli investimenti dai media ad altri settori, come l’edilizia, il turismo, etc., ma sono i giornalisti e gli altri operatori del settore a pagare le conseguenze delle decisioni sbagliate nella gestione aziendale. Infine, in Croazia manca trasparenza sulla proprietà dei media. Nonostante gli obblighi legali di comunicare le diverse quote proprietarie di una compagnia, i veri padroni spesso rimangono al buio. E questi spesso allacciano stretti rapporti con agenzie pubblicitarie che in un modo o in un altro influenzano il contenuto dei media. Conclusione: la situazione si sta deteriorando sempre più in tutti i media. Il Sindacato dei Giornalisti Croati a Zagabria in occaasione della giornata Stand Up for Journalism, il 5 Novembre 2011, ha reso pubblico un sondaggio segreto tra gli iscritti per valutarne la disponibilità a uno sciopero generale di tutti i giornalisti croati, in seguito al rifiuto degli editori di firmare il contratto collettivo nazionale per i giornalisti e gli operatori del settore. Un’alta percentuale di partecipanti ha risposto di essere pronta a scioperare. I giornalisti croati sono fortemente insoddisfatti della attuale situazione, sia economica sia professionale. I media croati sono pesantemente colpiti dalla crisi e i giornalisti sono le prime vittime a pagarne le conseguenze: i salari vengono consistentemente ribassati, i contratti di assunzione vengono rescissi, sempre più giornalisti lavorano sotto forme precarie di collaborazione invece che sotto contratti regolari di assunzione. Visto che i maggiori editori croati sono spesso coinvolti in altre industrie, come l’edilizia e il turismo, i giornalisti e gli operatori del settore diventano le prime vittime collaterali delle decisioni gestionali fallimentari! Il fatto che i datori di lavoro non vogliano riconoscere diritti professionali fondamentali per i giornalisti e gli operatori del settore, rifiutando di stipulare un contratto collettivo nazionale dopo otto anni di negoziati, ha spinto i giornalisti al limite della pazienza e sulla soglia dello sciopero generale. PORTOGALLO In Portogallo il governo ha imposto tagli salariali nel settore pubblico, includendo la rete radiotelevisiva (RTP) e l’agenzia di stampa (Lusa), almeno fino al 2013; Taglio del 50% della 13° mensilità per tutti gli impiegati e pensionati per l’anno in corso; La scorsa settimana, il governo, i datori di lavoro e l’UGT (un sindacato centrale meno rappresentativo) hanno concordato alcuni provvedimenti contro lavoratori: 1) Più giorni di lavoro senza compensazione; 2) Più ore di lavoro senza compensazione; 3) Meno ferie; 4) Periodi feriali a discrezione del datore di lavoro; 5) Giorni di ferie non retribuiti; 6) “Banca” di ore di lavoro: 12 ore al giorno e 60 ore settimanali fino a un massimo di 250 ore annuali attraverso la contrattazione collettiva, o 150 ore annuali attraverso contrattazione individuale; 7) Facilitazione nella procedura di licenziamento;8) Minori protezioni ai disoccupati. Tutto ciò è già avvenuto, e il potere della contrattazione collettiva è stato così fortemente ridimensionato. Allo stesso tempo, il governo ha preteso di vendere un canale della rete RTP e di liquidare la sua quota di maggioranza dell’agenzia di stampa Lusa. Per il momento, RTP ha tentato di limitare i licenziamenti forzosi a 300 (anche se solo 120 operatori sono riusciti a rinnovare un contratto). Questo mese, il gruppo Impala ha dovuto chiudere la rivista Focus (dove sono stati licenziati diversi giornalisti e operatori) e ha annunciato un’ulteriore riduzione del personale di 70 posti. Altri, come Público, hanno tagliato gli stipendi. Si attendono brutte notizie dall’intero settore entro pochi giorni. GERMANIA MACEDONIA La situazione dei media in Macedonia è molto complessa. Interessi economici e commerciali, i partiti politici, il governo e gli editori, tutti fanno forti pressioni sulla trattativa con i giornalisti, che vengono regolarmente sfruttati per perseguire interessi personali. In un momento di tassi altissimi di disoccupazione nazionale, il numero di giornalisti sul mercato è sicuramente inflazionato. Gli editori stanno approfittando del momento di difficoltà per ridurre o cambiare le richieste salariali, spesso modificando anche le condizioni di lavoro. Molti colleghi, infatti, stanno lavorando in condizioni di illegalità, senza ferie pagate, né straordinari, senza il diritto ad assentarsi per malattia, senza assicurazione sanitaria. Molti giornalisti non possono più contare sui diritti basilari garantiti dalla Legge sui Rapporti di Lavoro. Questa è la situazione attuale: - Le norme di legge non sono rispettate; - i rapporti di lavoro sono il più delle volte irregolari (i lavoratori non vengono correttamente registrati; gli editori abusano del contratto d’autore usato al posto del contratto di assunzione, evitando in questo modo di pagare contributi per pensione e assistenza sanitaria; e gli impiegati sono spesso minacciati o costretti a firmare lettere di dimissioni in bianco); - nei media privati non sono stati stipulati accordi collettivi di nessun tipo tra lavoratori e datori di lavoro; - il salario minimo non è regolamentato; - in alcune testate l’attività sindacale è di fatto proibita, mentre in altre è proibita anche formalmente; - non è attualmente in vigore nessuna regola interna, né uno statuto, che definisca gli obblighi e i doveri degli editori e dei giornalisti; - non esistono associazioni degli editori. In questa realtà e in questo scenario la posizione del Sindacato è particolarmente difficile: pochissimi alleati e molti nemici. I proprietari dei media privati vedono l’esistenza stessa del Sindacato come una minaccia diretta ai loro interessi e al loro ruolo di interlocuzione con il governo, con cui si scambiano favori usando come merce di scambio le linee editoriali. In una situazione simile, l’organizzazione sindacale dei lavoratori è vista con forti resistenze. La SSNM sta combattendo una vera e propria guerra diretta con i proprietari dei giornali: il sindacato è stato sin dalla sua nascita trattato con indifferenza e, dopo aver subito l’esautoramento del presidente, i rappresentanti stessi si sentono in pericolo, rendendo pressoché impossibile l’arruolamento di nuovi membri e attivisti. I giornalisti stessi hanno poca coscienza di cosa sia un sindacato e di come questo possa essere utilizzato per organizzare azioni collettive. Per quanto riguarda la legislazione macedone invece, il servizio pubblico MRTV e l’Agenzia di Informazione Nazionale godono di una situazione di poco migliore. L’MRTV riesce a garantire un contratto di secondo livello, anche se nella realtà i termini sono così ampi che non aggiungono nulla alla Legge sul Lavoro stessa. Il fatto più preoccupante è la tendenza dei giornalisti di MRTV a divenire funzionari pubblici, come mezzo per garantirsi la previdenza sociale. - affrontare il problema del lavoro atipico/precario, illegale secondo la Legge sul Lavoro; - regolamentare la pratica diffusa di registrare i dipendenti alle agenzie di collocamento come salariati minimi (coprendo così la previdenza sociale e l’assicurazione sanitaria minime) e pagando in contanti il restante del salario pattuito. Una pratica illegale che però è usata spesso nel settore dei media; - migliorare la cooperazione tra il sindacato e gli ispettori del lavoro (un’istituzione che è parte del problema e del sistema corrotto); Noi siamo altresì convinti che qualora questi negoziati con il governo siano portati a buon fine, ci potranno essere cambiamenti positivi: - gli editori riconoscerebbero il sindacato come valido interlocutore; - gli editori si organizzeranno in un’associazione a loro volta, garantendo così un partner nelle contrattazioni e negoziazioni; - sarà introdotto una normativa base per la categoria, riuscendo così a migliorare la posizione dei giornalisti. Incoraggiato dalla serie di ristrutturazioni e chiusure di testate che hanno lasciato 400 operatori senza lavoro, l’SSNM, con il sostegno dell’AJM, ha organizzato una giornata di protesta per le strade della capitale, Skopje, il 4 Luglio 2011. |
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Prosegue la crisi del settore editoriale in tutti i suoi segmenti, dalla carta stampata alle radiotelevisioni locali. Nel corso del 2011 sono stati presentati stati di crisi in tutte le maggiori aziende italiane. Nel 2012 la crisi investe il settore più debole dell’editoria: quello dei giornali costituiti in cooperativa di giornalisti, dei giornali organi di partito e dei giornali di idee editi da fondazioni o enti morali. Tutti questi giornali hanno un contributo dallo Stato previsto dalla “legge sull’editoria”. Ci sono stati ritardi nei pagamenti dei contributi e, comunque, nel quadro del ridimensionamento del bilancio dello Stato, i contributi saranno ridotti per quest’anno e per il biennio prossimo, fino a scomparire.