| Pari Opportunità -- Cpo/Fnsi - Convegni e iniziative |
Il 21 novembre '07 l'ultimo convegno Cpo della XXIV gestione Fnsi Più visibilità, meno stereotipi . Il mondo delle imprese nate e gestite da immigrati - oltre 200mila nel 2006 - chiede più visibilità e lancia un invito ai mass media per il superamento attraverso la comunicazione dei luoghi comuni che caratterizzano la loro identità mediatica. Un messaggio lanciato nella sede più adeguata, la Federazione nazionale della stampa che con il sostegno della Commissione pari opportunità (Cpo) ha ospitato la tavola rotonda finale del tour del progetto "Voci, volti, visioni di impresa etnica" che il sito www.impresaetnica ha voluto dedicare alla reputazione/immagine delle aziende etniche nell'Anno europeo delle pari opportunità per tutti. Mercoledì 21 novembre, alla tavola rotonda "Quale immagine per le imprese immigrate nel processo di integrazione", moderata da Josè Galvez , ideatore del progetto e direttore del portale www.impresaetnica.it hanno preso parte Paolo Serventi Longhi segretario generale FNSI. Marina Cosi, presidente commissione pari opportunità FNSI, Andrea Stocchiero, Vicedirettore del CeSPI, Alessia Mosca, responsabile Lavoro del Partito democratico, Madisson Godoy, Consigliere Aggiunto per il Continente America del Comune di Roma, Giulia Laganà, dell'Unhcr (Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati) Consapevoli dell'importanza della comunicazione, alcuni imprenditori immigrati si sono riuniti nel network Impresa Etnica per promuovere la conoscenza di una realtà in forte crescita che è anche un volano di integrazione sociale. L'iniziativa ha coperto l'intera mattinata ed è stata aperta dalla proiezione del video "Extra" di Massimiliano Mazzotta. Nel salone della Fnsi sono state esposte anche le foto EXTRA portrait, dodici imprenditori migranti di dieci diverse etnie. Voci, volti, visioni in otto mesi ha acquistato consensi e consapevolezza, tappa dopo tappa: dal primo marzo a Milano, proseguendo a Genova (Suq), a Firenze (Verso un'Italia multiculturale), a Biella (Festival dell'economia interculturale), a Torino (Melting box) e infine a Roma. Stereo-TIPE: il mondo cambia quando cambiano le parole. Dal Com-Pa di Bologna (8-XI-2007) la Commissione pari opportunità della Fnsi rilancia, insieme con ricercatrici e docenti, la battaglia perché l'informazione esca dai luoghi comuni e racconti le donne così come sono. Se si parla di "segretaria" di un partito, si pensa all'impiegata; se lo guida, resta "il segretario". Com'è imbarazzante per i giornali italiani definire Angela Merkel: la Bundeskanzlerin , cioè la cancelliera, termine con cui viene comunemente definita dopo l'elezione a premier in Germania, soggiorna ogni estate in Alto Adige, ma quest'anno su giornali e tv locali ha creato non pochi problemi. Come chiamarla? Il cancelliere, la signora cancelliere, la cancelliera o addirittura, in un'ardita e formale costruzione, "il cancelliere è arrivato accompagnato dal marito"? Quanta strada da fare, nel linguaggio dei media e del paese: "Stereo-TIPE. Luoghi comuni sulle donne dell'informazione", il convegno promosso dalla Commissione pari Opportunità/Fnsi svoltosi lo scorso 8 novembre al Com. Pa di Bologna, è stato "una stazione di sosta" per la Cpo, come l'ha definito la presidente Marina Cosi. Un momento di riflessione, insieme a docenti universitarie e ricercatrici, per capire come andare avanti nella costruzione di nuovi modelli linguistici e di immagine che riflettano la vera realtà delle donne italiane sui media. Le cui responsabilità sono molto forti, ha ricordato Roberta Corbo, portavoce della sottosegretaria alle Pari Opportunità Donatella Linguiti. E proprio con il "Dipartimento per i diritti e le pari opportunità presso la Presidenza del Consiglio" la Cpo/Fnsi, a conclusione di quest'ultimo mandato sindacale, sta collaborando per diffondere un proprio dvd-documento che sia punto di partenza per riflettere e per combattere gli stereotipi di genere, innanzitutto nelle scuole di giornalismo e poi negli istituti superiori ed ovunque si studino le tecniche della comunicazione. Perché il mondo cambia quando lo cambiano le parole, ha chiarito Cecilia Robustelli, docente di linguistica presso l'università di Modena, illustrando il progetto "Vedere con la lingua- Per un linguaggio che non discrimini le donne". Troppe le immagini enfatizzate e quindi distorte, ma anche oscuranti: il sostantivo femminile non c'è, quindi quel ruolo non è interpretato da donne. Robustelli invita a sottoscrivere la "Proposta per un uso della lingua italiana rispettoso dell'identità di genere", indirizzata alla ministra per le pari Opportunità Barbara Pollastrini, per promuovere un'operazione di visibilità della figura femminile attraverso l'adozione del genere femminile per le cariche istituzionali e i ruoli professionali ricoperti da donne. "Ministra sarebbe brutto? Perché, desktop è bello?" provoca Robustelli. Tuttavia alla formazione dello stereotipo non contribuisce certo la sola lingua, ricorda Monia Azzalini, ricercatrice dell'Osservatorio di Pavia, che dal 2000 svolge ricerche sulla rappresentazione delle donne in tv, evidenziando come proprio quello che "passa" in televisione abbia il potere di accelerare i cambiamenti sociali. La visibilità femminile nei telegiornali non supera il 20% ed il 10% è la quota di partecipazione delle donne ai dibattiti, senza contare che nei due terzi dei casi di cronaca si tratta di "spalle" del protagonista maschile o, peggio, di vittime. In Parlamento le donne sono il 16% e solo il 10% tra loro finisce sugli schermi. Questo contrasta con la realtà delle donne nel mondo dell'informazione, in crescita costante: giornaliste, conduttrici, inviate. Anche se spesso la tv le riconduce alle soft news: istruzione, spettacolo, gossip, mentre gli uomini restano prevalenti in politica, economia, sport. Contro gli stereotipi della donna madre, moglie o velina, bisognerebbe costruire stereotipi "altri" che li combattano, ha proposto Marina Pivetta, giornalista: nelle fiction, nel cinema, nella tv, personaggi di donne vere, ben diversi dagli attuali. Come le manager che, ha segnalato Barbara Borlini dell'università di Milano Bicocca, continuano a fare fatica ad emergere nonostante la loro alta preparazione, con le ragazze migliori dei maschi ad ogni passo della carriera scolastica. Tanto da farle illudere che il riconoscimento del merito possa proseguire oltre le aule scolastiche, che sia cioè un criterio applicato anche negli uffici o nelle fabbriche. Invece quella parità che sembrava scontata, scompare bruscamente quando il confronto con gli uomini avviene sul posto di lavoro. E' altrettanto vero che le donne che emergono nelle attività professionali tendono ora a rifiutare una vita a 360 gradi che le porti a "dimostrare" - come faceva la generazione precedente e con enorme fatica - la propria eccellenza in ogni settore. Serve a questo punto che il cambiamento negli stili di vita, con servizi adeguati e con la costruzione di una diversa mentalità del rapporto tra uomo e donna, divenga una priorità del Paese. Da dove cominciare? Ovviamente dalla scuola, propone Claudia Padovani, dell'Università di Padova, ricordando però che ad educare è soprattutto la comunicazione: l'esperienza canadese di media education dimostra scientificamente quanto siano i media a costruire la realtà. Da qui la necessità di azioni mirate, ma anche, per quanto riguarda l'Italia, la costituzione di un gruppo misto per l'educazione ai media che operi in tre direzioni diverse: l'educazione scolastica, quella mirata alle diverse professioni della comunicazione e la possibilità di mettere in rete competenze e studi (catalogo delle fonti). C'è poco da stare allegri, sottolinea Elisa Manna, responsabile del settore politiche culturali del Censis, facendo riferimento al libro bianco "Women and media in Europe" della Ue, della cui parte italiana s'è occupata. Un libro che ci segnala, se ancora ce ne fosse bisogno, come in Italia le donne non potranno essere viste diversamente dai modelli usuali finchè non cambieranno gli stereotipi rilasciati dai media. Fondamentale quindi, accanto all'attenzione, è la necessità di «agire a livello normativo, evidenziando (ovunque esse siano o dovunque si possano inserire) tutte le possibili norme a vantaggio della promozione e della valorizzazione delle donne». L'Italia si dimostra l'ultimo Paese nell'attenzione istituzionale a questo tema; la tv di stato olandese ha un dipartimento specifico su donne e media, e in ogni (altro) Paese europeo esistono progetti governativi di ricerca, ha precisato Manna. A suo parere l'unica strada da percorrere è quella di un codice di autoregolamentazione: che, detta così, può sembrare velleitaria; ma per scoprire se lo sia o meno non resta che misurarsi con la macchina istituzionale e cercare alleati per costruirlo assieme. Prima tappa: l'adeguamento del linguaggio istituzionale. ---------------------------------------------------------- QUANDO LA LINGUA CONDUCE FUORI STRADA Se riflettiamo sul nostro linguaggio quotidiano, parlato e scritto, scopriamo che nega la presenza delle donne in una certa parte della società. La nega accettando il prevalere del genere maschile anche quando il soggetto è femminile e si trova, guarda caso, a ricoprire ruoli, funzioni e cariche, appannaggio degli uomini. Se di segretaria di un capoufficio si tratta, non ci sono obiezioni, ma se lo è di un partito resta "segretario". È sicuramente "la presidente" di un'associazione di beneficenza, ma, se è a capo di un consiglio di amministrazione, è "il presidente". Portatrici di questi stereotipi linguistici sono anche le stesse donne: non ci siamo mai fermate a pensarvi e così ci è sfuggito che sono le parole a dare il significato al soggetto rappresentato, non viceversa. La ripetizione inconsapevole di quelle che non sono regole grammaticali ci porta a meccanismi linguistici stereotipati e poco rispettosi della presenza paritaria delle donne nella società. Giornali e giornalisti non fanno eccezione. Da anni Angela Merkel viene in vacanza in Alto Adige. Come viene nominata sulla stampa italiana? In Germania, quando è diventata la prima donna "cancelliera", hanno provveduto immediatamente ad inserire nel vocabolario il termine "Bundeskanzlerin". Sui media di casa nostra la scorsa estate pochi giornalisti l'hanno chiamata "cancelliera". Mediamente era il cancelliere tedesco Angela Merkel, per qualche collega-gentiluomo era "il cancelliere, signora Angela Merkel", per molti e molte era la Merkel, con tanto di articolo determinativo che usa molto solo per i cognomi femminili (mai letto il Bush), fino ad arrivare ad amenità del tipo "il cancelliere è arrivato accompagnato dal marito". Come giornaliste abbiamo la responsabilità della diffusione di informazioni, di idee e di contribuire alla formazione di un linguaggio rispettose delle persone. Se si è arrivati per settimane a titolare e scrivere, tutti, di "inciucio", perché non si può dire la sindaca o l'assessora? L'obiezione più comune è che suona male! ---- Per evitare automatismi e conformismi, facciamoci semplicemente aiutare dalla grammatica che, come scrisse Aldo Gabrielli, in "Si dice o non si dice? Guida pratica al parlare corretto" (Mondadori 1989) insegna una cosa elementare: "Per gli uomini esiste un maschile e per le donne un femminile. Non si può fare eccezione per un sindaco". La lingua italiana, come le altre lingue romanze, distingue il genere, obbligando ad identificare il maschile e il femminile per mezzo della desinenza o, quando questa non è distintiva, con l'articolo. Fin verso la metà degli anni Ottanta la lingua italiana non disponeva di termini femminili per indicare titoli professionali di alto livello. Questo la dice lunga sul numero delle donne che li ricoprivano. "Le raccomandazioni per un uso non sessista della lingua italiana") di Alma Sabbatini (Roma, Presidenza del Consiglio di ministri, 1986) portarono le prime riflessioni sulla necessità di dare visibilità alle donne attraverso il linguaggio e si concretizzarono in alcune proposte "grammaticalmente corrette". - I termini maschili -o, -aio, -iere diventano al femminile -a, -aia/-aria, -iera. Esempio: avvocata, ministra, prefetta, sindaca, primaria, notaia, infermiera, portiera. - I termini in -sore, tralasciando quelli entrati nell'uso comune, come professoressa, campionessa, dottoressa, mutano in -sora. Esempio: assessora. - I termini in -tore diventano -trice. Esempio: ambasciatrice, direttrice, attrice, amministratrice, ispettrice, redattrice, senatrice. Antepongono solo l'articolo femminile: - I termini in -e o in -a Esempio: la maggiore, la caporale, la generale, la presidente, la preside, la parlamentare, la custode. - Forme derivanti da participi presenti latini. Esempio: la cantante, la comandante, l'inserviente, l'agente. - Nomi composti con capo. Esempio: la capofamiglia, la caposervizio, la capo ufficio stampa, la capostazione. La lingua è tradizionale, ma anche capace di adattarsi ai cambiamenti culturali e sociali. Pensiamo alla velocità con cui sono diventati termini comuni le parole inglesi, il linguaggio informatico, oltre ai tanti neologismi. È chiaro quindi che la resistenza sulla declinazione al femminile di cariche, ruoli e professioni nasconde la difficoltà di riconoscere alle donne la piena dignità di uno status socio-professionale che le porta sempre più ad occupare posizioni fino ad oggi di esclusivo dominio maschile. Finché si tratta di fare l'infermiera o l'operaia, va bene., ma fare l'ingegnera o la notaia, meglio non dirlo!! 7 novembre 2006 "I media non affermando il valore delle donne nella rappresentazione della realtà e nella selezione della propria classe dirigente negano la modernità e il progresso, dal momento che il tema della valorizzazione del talento femminile è un discorso che riguarda tutti. E' una battaglia per una società migliore". Con queste parole, Barbara Pollastrini, ministra dei Diritti e Pari Opportunità, ha concluso la sessione della mattina del convegno "Donne e Media: Voi siete qui. Verso una mappa di tutte le reti", promosso da "Comunicazione Pubblica" e Commissione Pari Opportunità della FNSI, che si è svolto oggi a Bologna al COM-PA, il Salone Europeo della Comunicazione Pubblica, dei Servizi al Cittadino e alle Imprese. ***************************************** Bologna: "Fa più un'ingegnera di mille dibattiti": il linguaggio al centro dell'incontro di Bologna Informazione. (Bologna). Il convegno "Donne e media. Voi siete qui" che si è tenuto martedì scorso 7 novembre nell'ambito della XIII fiera COM- PA di Bologna, ha costituito l'occasione per continuare il percorso di conoscenza tra le varie realtà femminili nel mondo dell'informazione e della comunicazione. La denuncia della condizione femminile nei/dei media ha rappresentato il filo rosso che ha unito gli interventi. A fronte di una sempre maggiore visibilità, soprattutto delle donne dell'informazione televisiva, si contrappone una vasta gamma di realtà in cui le professioniste della comunicazione sono soggette a varie forme di precariato. La maggior parte delle assunzioni in questo settore, come ha rilevato anche la nostra Agenzia, sono affidati a fattori discrezionali e soggettivi: più che il merito e la competenza in Italia fa il "capitale di relazioni sociali". Uno dei nodi tematici dell'incontro è stata la presenza delle donne nei media e la loro rappresentazione. A monte, però, del problema della minore presenza di donne soprattutto nei ruoli dirigenziali della comunicazione e della rappresentazione falsata della donna soprattutto in televisione, c'è l'uso del linguaggio neutro. Il problema del linguaggio sessuato è sentito come un retaggio sterile del femminismo anni '70. Ma come afferma Cecilia Robustelli, docente di Linguistica italiana, Università di Modena, il linguaggio veicola l'immagine, ed è importante, visto che la lingua italiana ce lo permette, di declinare maschile e femminile. Dicendo Melandri è una ministra si veicola l'immagine e non si utilizzano contorte locuzioni che rallentano anche la comprensione tipo "il ministro, la signora.". Quello che dall'incontro è emerso, su questo punto, è, in sintesi, di non dimenticare l'insegnamento di Alma Sabatini che già trent'anni fa si occupò della necessità di utilizzare un linguaggio sessuato. A questo proposito Marina Pivetta, giornalista radiofonica Rai, ha sottolineato l'importanza anche per gli/le responsabili degli uffici stampa istituzionali di usare un linguaggio sessuato nei comunicati. Dire "ingegnera" in televisione vale di più di interi convegni sulla rappresentanza femminile. Le donne, poi, che hanno raggiunto ruoli dirigenziali e istituzionali incidono poco, anche per il numero inferiore, sul cambiamento di prospettiva, che necessita dell'inclusione della differenza di genere nei rapporti di lavoro, nei tempi del lavoro stesso, nell'immagine che emerge della donna stessa dai media. Trattare del tema "donne e media", infatti, ha significato anche indagare le modalità con cui le donne vengono rappresentate e si autorappresentano. Se l'informazione della carta stampata contribuisce in parte a costruire la conoscenza collettiva, è necessario soffermarsi particolarmente su quella televisiva per il valore aggiunto che questa contiene. L'immagine. L'influenza che i mass media e in particolare la televisione, esercitano sull'opinione pubblica, è un dato inconfutabile. Ecco il motivo per cui l'attenzione che si sta ponendo al fenomeno è necessaria. Un punto focale del discorso sta ne fatto che, da una parte si sta verificando una sovraesposizione di alcune caratteristiche femminili; e dall'alta si assiste ad una scarsa visibilità dei veri temi delle donne che vanno dalle pari opportunità alle questione del lavoro, della retribuzione. Nell'immaginario dei pubblici, dunque, non si autorappresenta un'immagine globale del femminile. L'idea di creare una rete, idea centrale dell'incontro, parte dal progetto di "tracciare una "mappa nazionale" di tutte le realtà di donne, grandi e piccole, che fanno informazione per le donne a 360°, e che si vuole riunire in un progetto comune, un paesaggio molto articolato, popolato di soggetti che si incontrano, comunicano tra loro, si arricchiscono l'una delle esperienze dell'altra. Dandosi e riconoscendosi valore. Insomma, la RETE, struttura complessa, fili che dipartono da un nodo e raggiungono altri nodi". Delt@ appoggia pienamente la proposta, nell'intento di creare anche un polo giornalistico di genere, un '"Ansa" delle donne dove l'informazione di e per le donne, sia la cifra che contraddistingue. Un valore aggiunto all'informazione italiana, tenendo presente l'obbligo generalizzato nei media dei paesi del nord Europa di fare e rifare un pezzo finchè non soddisfa i parametri dell'informazione di genere. ***************************************** PROGRAMMA di "Voi siete qui", il secondo convegno di Donne e Media tenuto con successo dalla Cpo al Com.Pa di Bologna martedì 7 novembre sessione mattutina - Il catalogo dei meccanismi coordina: MARINA COSI, giornalista Rainews24, presidente Commissione Pari opportunità della FNSI ALESSANDRA FAIELLA, sui paradossi comunicativi fra uomo e donna e fra donna e donna 22 settembre 2006 La Cpo Fnsi incontra Barbara Pollastrini, ministro delle Pari Opportunità: "regole chiare, inclusione e meriti per sbloccare la società e valorizzare i talenti anche nell'informazione" "Regole chiare, inclusione e meriti sono traguardi indispensabili per sbloccare la società italiana e renderla più competitiva e più aperta, proprio attraverso la valorizzazione dei talenti femminili". Lo ha detto la ministra per le Pari Opportunità, Barbara Pollastrini, incontrando le giornaliste della Commissione Pari Opportunità della Fnsi e dell'Usigrai. A loro, Pollastrini ha chiesto collaborazione per la costruzione di una "rete di donne consapevoli", anche in vista del 2007, anno europeo delle pari opportunità per una società giusta. "Se gli strumenti per l'avanzamento delle carriere sono trasparenti - ha poi sostenuto - a prevalere saranno le qualità deontologiche e la professionalità di tutti, e non l'appartenenza politica". 12 luglio 2006 Cpo Fnsi, nasce la rete tra giornaliste e parlamentari donne Un tavolo di lavoro fra giornaliste e parlamentari donne. Un'agenda di iniziative comuni che spezzi l'isolamento in cui spesso si trovano le donne sia in politica sia nell'informazione, in qualsiasi area di competenza operino. Numerose parlamentari hanno risposto all'invito rivolto dalla Commissione Pari Opportunità della Fnsi alle elette di tutti gli schieramenti. Tra gli obiettivi di questo "gruppo di lavoro e di confronto", che si è incontrato oggi e che tornerà a riunirsi a settembre nella sede del sindacato nazionale dei giornalisti, c'è la realizzazione di iniziative sui temi dei diritti e della rappresentatività delle donne impegnate nella politica e nell'informazione. L'intento è valorizzare talenti, esperienze e fare emergere il punto di vista femminile in tutti i campi e su questa base promuovere norme, provvedimenti e politiche di sostegno. 8 marzo 2006 L'indagine, curata da Roberta Boccardi, vicepresidente Cpo Fnsi, ha coinvolto 474 donne giornaliste a cui ha risposto un terzo delle colleghe. La storia delle colleghe che si sono raccontate nei questionari è complessa e ricca, ma è fatta di rinunce, di ostacoli e di insoddisfazione. Se sono infatti caduti i pregiudizi, resistono rigidità, disparità e stereotipi. Molte donne pagano l'impegno professionale nella vita privata, oppure sono costrette a rifiutare incarichi qualificanti e opportunità di carriera. Alcune aspirano ad un'assunzione m, ma non hanno certezze o peggio (poche per fortuna) svolgono lavoro giornalistico in condizioni di abusivato. In Trentino Alto Adige la situazione riecheggia quella nazionale con 170 scritte nell'elenco dei professionisti su un totale di 573 e 288 pubbliciste su 1112. le praticanti sono 16, un buon 45%. la maggioranza delle donne si ferma al primo gradino della professione o si colloca negli strati intermedi, guadagna mediamente meno dei colleghi e fa carriera più collateralmente (come inviate speciali) che gerarchicamente. Le donne al vertice, infatti, sono pochissime. In Trentino Alto Adige, pur in presenza di una grande vivacità del panorama editoriale, le direttrici di testata sono 4 e tutte nel mondo dell'informazione radiotelevisiva. 26 settembre 2005 "Notizia straordinaria: qualità del lavoro uguale qualità della vita". Convegno a Genova sul giornalismo al femminile Discriminazione, precarietà, difficoltà a conciliare famiglia e lavoro: sono alcuni degli aspetti emersi in un convegno sul giornalismo al femminile che si è svolto oggi a Genova, alla presenza del segretario della Fnsi Paolo Serventi Longhi e del segretario confederale Cisl Annamaria Furlan. Organizzato dall'Associazione Ligure dei Giornalisti, dalla Commissione pari Opportunità della Federazione Nazionale della Stampa e dall'associazione 3D, il convegno "Notizia straordinaria: qualità del lavoro uguale qualità della vita" nasce da un sondaggio regionale dal quale è emerso che il 71% delle giornaliste intervistate riescono a conciliare poco lavoro e vita. "siamo in tempi in cui la normalità è una provocazione - ha osservato la presidente della Cpo Fnsi Marina Cosi - Oggi è ancora più necessario fare massa critica. Il segretario della Cisl Annamaria Furlan si è soffermata su un altro aspetto del lavoro: «il valore sociale del lavoro e specie di quello delle donne non è più oggetto di attenzione, perciò diventa complicato parlare di diritto alla famiglia e alla qualità del lavoro,. Non si dovrebbe scegliere tra avere dei figli e lavorare». «Oggi discriminazione e precarietà sono all'ordine del giorno, in una professione che diventa sempre più femminile - ha detto Serventi Longhi « e tra le soluzioni dobbiamo ottenere anche un altro sistema del lavoro, con un'altra flessibilità anche settimanale». Le giornaliste, secondo quanto emerge dalla ricerca svolta a Genova, danno grande importanza alla qualità del proprio lavoro, avvertono la responsabilità di quanto comunicano, vorrebbero mettere nel lavoro più soddisfazione, veder considerato il proprio impegno e avere il tempo per aggiornarsi culturalmente e professionalmente, Ma hanno troppo spesso la sensazione che non sempre le aziende editoriali condividano gli stessi valori; e soprattutto, nei tre quarti dei casi, segnalano di riuscire ben poco a coniugare qualità del lavoro e qualità della vita, sempre più faticosa. «C'è un peggioramento generale nella gestione dei tempi lavorativi - ha detto Donatella Alfonso, vicepresidente Cpo e curatrice della ricerca - e le prime ad accorgersene sono proprio le donne. A fronte di una certa soddisfazione professionale, sono emerse angosce e forti critiche alla qualità della vita». Con un esempio limite: non aver modo di andare dal medico o leggere un libro, come ha scritto una delle intervistate. Alfonso ha precisato che si tratta di una ricerca pilota che servirà da modello per le altre regioni. Il segretario dell'Associazione Ligure dei Giornalisti Marcello Zinola ha detto di augurarsi che «il convegno sia anche un modo per recuperare le differenze e un certo snobismo tra i maschi che spesso fanno sì che ci si opponga al part-time e che alle trattative sindacali siedano al tavolo solo colleghi». Roma, 8 giugno 2005 La Federazione Nazionale della Stampa Italiana e la Commissione
Pari Opportunità comunicano: 6 aprile 2004 Analisi della Cpo/Fnsi su come la stampa ha
affrontato il “caso Careggi” Il 6 aprile al Circolo della Stampa un gruppo di donne - operatrici
internazionali, psicologhe, parlamentari e soprattutto giornaliste
– hanno passato sotto esame approcci, testate e firme apparsi
sul tema delle mutilazioni genitali. Per capire come l’informazione
racconti e commenti, ma soprattutto come si sia divisa fra oppositori
e fautori della “riduzione del danno” (“Il relativismo
culturale è puro razzismo” dice al convegno Ainom Marikos
e non si può che darle ragione). Dall’analisi risulta
che il giornalismo d’inchiesta più approfondito e corretto
appartiene alle riviste femminili: il tema l’hanno affrontato
da anni, senza attendere l’urto della cronaca, con solida
documentazione, talora raccogliendo tra le lettrici firme di sostegno
e contributi in denaro. Le penne femminili che trattano l’argomento
anche sui quotidiani non sono molte, ma risaltano per la vibrante
partecipazione. Le passa in rassegna Irene Merli (rappresentante
lombarda nella Cpo/Fnsi). Per inciso è una giornalista portoghese
la vincitrice del premio internazionale Ifj sul miglior servizio
in materia. Invece poco approfondimento e tanta polemica c’è
nella corrida di opinioni messe in campo a firma maschile, per lo
più in appoggio all’”infibulazione dolce”
(atroce ossimoro) proposta dal ginecologo dell’ospedale fiorentino
di Careggi. Interessante il lessico con cui i principali opinionisti
bollano (da “inutile femminismo d’annata” a “fondamentaliste”)
chi la pensa diversamente. Marina Cosi Roma, marzo 2004 “TANTE QUANTI” - Le giornaliste
per il riequilibrio Il soffitto di cristallo oltre il quale le colleghe non riescono a salire, esiste non solo nella carriera professionale, ma anche negli organismi di categoria. Per oltrepassarlo occorre, almeno inizialmente, una forzatura. La Cpo (Commissione pari opportunità) della Fnsi se n’è convinta, dopo anni di analisi sulle cause del discrimine e di scetticismo nei confronti delle quote. Per sbloccare l’immobilismo, coinvolgere tutte le energie, migliorare gli organismi della categoria non esiste altra strada se non quella delle “regole per la parità d’accesso”. L’hanno già percorsa altri sindacati e partiti ed ora è anche inserita nella Costituzione italiana, con la modifica dell’articolo 51 che garantisce “con appositi provvedimenti” strumenti paritari per l’ingresso di uomini e donne agli uffici pubblici e alle cariche elettive. Ovvero: “tante” quanti. Già a giugno, nelle elezioni per il Parlamento europeo, la norma troverà applicazione con la legge che stabilisce una soglia minima di candidature femminili pari al 30%. Davanti al deficit democratico che colloca l’Italia al 65.mo
(sessantacinquesimo!, fra Panama e Nicaragua) posto nel mondo ed
all’ultimo posto d’Europa, per presenza di donne in
Parlamento, non c’è spazio per snobistiche insofferenze
alla cosiddetta “tutela dei panda”. Lo Statuto della
Cisl assegna alle donne non meno del 30% delle candidature nelle
liste congressuali; la Cgil riserva ai due sessi – si noti
la formula – non meno del 40% e non oltre il 60% dei posti
di direzione (analoga indicazione fra i Democratici di Sinistra);
la Federazione dei Verdi prevede che nessuna lista possa essere
composta da oltre il 50% di persone dello stesso genere e impone
sempre la doppia preferenza. In attesa di modificare lo Statuto,
lo Sdi già dalle prossime Europee ed Amministrative inserirà
in lista fino al 50% di donne. Roma, 10 maggio 2002 FESTA DELLE O ALLE MAMME? La Cpo-Fnsi denuncia il moltiplicarsi di atteggiamenti vessatori
da parte degli editori nei confronti delle mamme-giornaliste.
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