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Dibattito Fnsi | 24 Mag 2010
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Allarme dei direttori con la Fnsi. Documento comune: "Fermare Il Ddl Alfano!" Cronaca di un dibattito storico e di alto profilo tra i massimi esponenti della stampa e informazione in Italia Malinconico (Fieg): "Contrari al disegno di legge e preoccupati"

Testo comune concordato dai direttori delle maggiori testate italiane nel corso dell’incontro promosso dalla Fnsi:"I direttori e le redazioni dei giornali italiani, con la Federazione Nazionale della Stampa Italiana, denunciano il pericolo del disegno di legge sulle intercettazioni telefoniche per la libera e completa informazione.Questo disegno di legge penalizza evanifica il diritto di cronaca, impedendo a giornali e notiziari (new media inclusi) di dare notizie delle inchieste giudiziarie – comprese quelle che riguardano la grande criminalità - fino all’udienza preliminare, cioè per un periodo che in Italia va dai 3 ai 6 anni e, per alcuni casi, fino a 10. Le norme proposte violano il diritto fondamentale dei cittadini a conoscere e sapere, cioè ad essere informati.

Testo comune concordato dai direttori delle maggiori testate italiane nel corso dell’incontro promosso dalla Fnsi:
"I direttori e le redazioni dei giornali italiani, con la Federazione Nazionale della Stampa Italiana, denunciano il pericolo del disegno di legge sulle intercettazioni telefoniche per la libera e completa informazione.
Questo disegno di legge penalizza evanifica il diritto di cronaca, impedendo a giornali e notiziari (new media inclusi) di dare notizie delle inchieste giudiziarie – comprese quelle che riguardano la grande criminalità - fino all’udienza preliminare, cioè per un periodo che in Italia va dai 3 ai 6 anni e, per alcuni casi, fino a 10. Le norme proposte violano il diritto fondamentale dei cittadini a conoscere e sapere, cioè ad essere informati.

E’ un diritto vitale irrinunciabile, da cui dipende il corretto funzionamento del circuito democratico e a cui corrisponde – molto semplicemente – il dovere dei giornali di informare.
La disciplina all’esame del Senato vulnera i principi fondamentali in base ai quali la libertà di informazione è garantita e la giustizia è amministrata in nome del popolo. I giornalisti esercitano una funzione, un dovere non comprimibile da atti di censura. A questo dovere non verremo meno, indipendentemente da multe, arresti e sanzioni. Ma intanto fermiamo questa legge, perché la democrazia e l’informazione in Italia non tollerano alcun bavaglio". INTERCETTAZIONI: FRONTE COMUNE DIRETTORI MEDIA CONTRO DDL

 
Un fronte comune e compatto dei direttori degli organi di informazione italiani contro il ddl intercettazioni. È quello scaturito oggi con l'iniziativa promossa dalla Fnsi e che ha coinvolto i direttori di quotidiani, agenzie di stampa, televisioni, con interventi in videoconferenza dalla Sala Tobagi della Fnsi a Roma e dal Circolo della Stampa di Milano. Un documento finale è in preparazione e sarà reso pubblico, forse già nell'edizione di domani dei quotidiani mentre questa sera potrebbe essere trasmesso da alcuni tg. Il documento denuncia il provvedimento legislativo in discussione e sollecita l'esecutivo a rivederlo, oltre che sottolineare l'inadeguatezza di misure che appaiono per lo più come la volontà di mettere un bavaglio all'informazione e privare il cittadino del diritto di informazione, oltre che privare i giornalisti del dovere di informare. All'incontro, coordinato dal segretario della Fnsi Franco Siddi, hanno preso parte a Roma tra gli altri Ezio Mauro

(La Repubblica), Roberto Napoletano (Il Messaggero), Mario Sechi (Il Tempo), Carlo Bollino (La Gazzetta del Mezzogiorno), Michele Terzulli (in rappresentanza del direttore del Tg3), Norma Rangeri (Il Manifesto), Concita Di Gregorio (L'Unità), Dino Greco (Liberazione), Emilio Carelli (Sky Tg24), il vice direttore dell'AGI Antonio Lucaroni, il direttore dell'Ansa Luigi Contu, il direttore dell'Asca Gianfranco Astori, mentre collegati da Milano c'erano il direttore del Corriere della Sera, Ferruccio de Bortoli, il direttore de Il Giornale, Vittorio Feltri, il direttore de La Stampa, Mario Calabresi, il vice direttore de Il Sole 24 Ore, Alberto Orioli.

Nell'intervento d'apertura, il segretario della Fnsi Siddi ha sostenuto che il Ddl contiene "divieti, censure preventive, è inaccettabile. I testi proposti dal legislatore sono inaccettabili. Il Parlamento compia uno sforzo vero per trovare equilibrio che non travolga la verità dei fatti, di vita del Paese, di informazione libera". Siddi ha aggiunto "non è in discussione il diritto o il principio della privacy ma la possibilità o meno di rendere noti ai cittadini quanto di un procedimento giudiziario dev'essere noto a tutti se è già noto alle parti in causa. Negare i fatti ci porta alla favola del re nudo. La verità dei fatti s'impone comunque, trova il modo di affermarsi". Per Siddi "la notizia non può essere considerata un reato, il giornalista non può essere punito per il solo fatto di essere testimone della verità. Il nostro Paese non dev'essere tra quelli considerati illiberali". Il segretario della Fnsi ha confermato l'intenzione di ricorrere alla Corte europea di giustizia, a Strasburgo, nel caso il provvedimento divenisse legge, "i nostri legali stanno già lavorando a questo". E la prossima settimana (forse giovedì 3 giugno) è in programma una riunione di tutte le forze sociali coinvolte nella questione. "La notizia non si può mettere in prigione, lì devono andarci i delinquenti, i malfattori. occorre tenere alta la bandiera della libera informazione", ha concluso Siddi.

Subito dopo è stata la volta di Ferruccio de Bortoli, che ha parlato di "ddl pericoloso per la democrazia e non solo per la categoria dei giornalisti. Scongiurare gli abusi della professione è giusto, ma esprimere fastidio della libera stampa deve preoccupare". Il direttore del Corsera ha parlato di "tentativo di imbrigliare la stampa che non viene solo da questo governo, già in passato ci sono stati episodi anche se non si è raggiunto un testo così pericoloso come l'attuale".

Il ddl "limita l'attività dei colleghi, colpisce l'attività investigativa e rappresenta un forte vulnus per la democrazia".

De Bortoli ha detto inoltre che questa "non è una battaglia corporativa, riguarda anche lo stato di salute della stampa del nostro Paese e anche dell'opinione pubblica, che è l'architrave dello Stato. È giusto che non si facciano sconti su questo tema, sarebbe opportuno che ci fosse la massima trasparenza. Quando gli atti sono depositati non si può chiedere al giornalista di non tenerne conto".  Per de Bortoli sarebbe opportuno "trovare una soluzione concordata con gli operatori dell'informazione". Questa in corso "è una battaglia importante, decisiva, non è corporativa".

Anche il direttore de Il Tempo ha parlato di "battaglia di libertà" aggiungendo "siamo anche costretti a farla perché il nostro mestiere è vendere notizie.

Il ddl è frutto di imperizia e ignoranza ed anche di malignità". E se dal rappresentante della direzione de Il Fatto Quotidiano è venuto l'appello alla "disobbedienza civile, a una violazione di massa della legge, sotto l'egida della Fnsi e dell'Ordine nazionale dei giornalisti, di fronte a notizie certe", il direttore di Repubblica ha parlato subito di "ddl non sulle intercettazioni ma sulla libertà", ricordando che "il cittadino consapevole fa la qualità del Paese". Mauro ha aggiunto che il provvedimento in discussione introduce elementi "irrazionali e irragionevoli, cozza contro il principio della libertà di stampa" e inoltre - sulla base dei dati certi forniti dall'amministrazione della Giustizia, "il cittadino normale non deve temere nulla dalle intercettazioni".

Se c'è il problema della privacy - ha detto Mauro -, allora "si faccia un'udienza stralcio che coinvolga le parti in causa e di fronte ad un giudice terzo si definisce quali siano le cose rilevanti e che debbano essere rese pubbliche". Per il direttore di Repubblica è quindi un falso problema parlare di privacy e dire che siamo tutti intercettati, si può risolvere alla radice. In realtà "c'è il sospetto che si voglia interrompere il circuito dell'informazione e del diritto ad essere informati e il dovere di informare". Mauro ha detto inoltre "faremo di tutto per fare il nostro dovere, nessun atto di eroismo ma il dovere. Però prima bisogna fermare questa legge che cozza contro il diritto fondamentale di essere informati e di esercitare il diritto di cittadinanza". Quindi la proposta di "pubblicare tutti insieme uno stesso testo" di denuncia di questa situazione. (AGI)

INTERCETTAZIONI: MALINCONICO, CONTRARI E PREOCCUPATI

La Fieg non può che ribadire la sua ''contrarietà e preoccupazione'' al provvedimento sulle intercettazioni a introdurre nel nostro ordinamento limitazioni ingiustificate al diritto di cronaca e sanzioni sproporzionate a carico di giornalisti ed editori. Così il presidente della Fieg, Carlo Malinconico, al termine del confronto tra i direttori di giornali, promosso oggi dalla Fnsi, sul ddl sulle intercettazioni. Il presidente della Federazione Italiana editori, ha ricordato come si dall'inizio dell'iter alla Camera la Fieg aveva proposto contrarietà a due temi: la limitazione del diritto di cronaca, in particolare della cronaca giudiziaria, che al Senato viene peggiorato escludendo la possibilità di dare notizia di inchieste, e l'aspetto sproporzionato delle sanzioni''. In particolare, ha rilevato ''per le sanzioni il problema va al di là del loro ammontare.

Ovvero non si tratta di un problema di quantum, ma di 'assetto' (il sistema dell'azienda editoriale com'è oggi è frutto di un equilibrio su cui si fonda il diritto della stampa)''. Ed ha assicurato il presidente della Fieg ''sul tema abbiamo insistito senza molta fortuna. E continuiamo a farlo ancora sulle criticità della norma per l'assetto editoriale''. (ANSA)

INTERCETTAZIONI: SIDDI (FNSI), NOTIZIA NON VA MESSA IN PRIGIONE

La notizia ''non si può mettere in prigione, lì devono andarci i delinquenti, i malfattori.

occorre tenere alta la bandiera della libera informazione''. Lo ha detto il segretario della Fnsi Franco Siddi, intervenendo all'iniziativa promossa dalla Federazione Nazionale della Stampa e che ha chiamato a raccolta i direttori di quotidiani, agenzie di stampa, televisioni, con interventi in videoconferenza dalla Sala Tobagi della Fnsi a Roma e dal Circolo della Stampa di Milano.

''Il Ddl contiene - ha ribadito - divieti, censure preventive, è inaccettabile. I testi proposti dal legislatore sono inaccettabili''. per questo la Fnsi invita il Parlamento a compiere uno sforzo vero per trovare equilibrio che non travolga la verità dei fatti, di vita del Paese, di informazione libera''. Per Siddi ''non è in discussione il diritto o il principio della privacy ma la possibilità o meno di rendere noti ai cittadini quanto di un procedimento giudiziario dev'essere noto a tutti se è già noto alle parti in causa. Negare i fatti ci porta alla favola del re nudo''

Il nostro Paese ''non dev'essere tra quelli considerati illiberali''. Il segretario della Fnsi ha confermato l'intenzione di ricorrere alla Corte europea di giustizia, a Strasburgo, nel caso il provvedimento divenisse legge, ''i nostri legali stanno già lavorando a questo. La prossima settimana (forse giovedì 3 giugno) è in programma una riunione di tutte le forze sociali coinvolte nella questione.

All'incontro hanno preso parte tra gli altri, da Roma Ezio Mauro(La Repubblica), Roberto Napoletano (Il Messaggero), Mario Sechi (Il Tempo), Carlo Bollino (La Gazzetta del Mezzogiorno), Michele Terzulli (in rappresentanza del direttore del Tg3), Corradino Mineo (Rainews 24), Norma Rangeri (Il Manifesto), Concita De Gregorio (L'Unità), Dino Greco (Liberazione), Emilio Carelli (Sky Tg24), il direttore dell'Ansa Luigi Contu, il direttore dell'Asca Gianfranco Astori, il vice direttore dell'AGI Antonio Lucaroni.

In collegamento video da Milano il direttore del Corriere della Sera, Ferruccio de Bortoli, il direttore de Il Giornale, Vittorio Feltri, il direttore de La Stampa, Mario Calabresi, il vice direttore de Il Sole 24 Ore, Alberto Orioli. (ANSA)

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