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Minacce | 11 Ott 2018
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Basilicata, busta con proiettile al giornalista Filippo Mele. La solidarietà di sindacato e Ordine

Negli ultimi tempi il corrispondente della Gazzetta del Mezzogiorno si è occupato dell'inchiesta della Dda di Potenza su un clan di stampo mafioso operante nel Metapontino. «Io non ho paura di voi», ha scritto in una lettera aperta pubblicata oggi sul quotidiano.
La penna e il proiettile recapitati a Filippo Mele (Foto: lagazzettadelmezzogiorno.it)

La Federazione nazionale della Stampa italiana e l'Ordine nazionale dei giornalisti si uniscono all'Assostampa, all'Odg e al Consiglio di Disciplina Territoriale della Basilicata nell'esprime piena solidarietà a Filippo Mele, giornalista della Gazzetta del Mezzogiorno, al quale è stata inviata una busta contenente un proiettile.

«Chi parla di criminalità finisce nel mirino, vittima di minacce di evidente stile mafioso. Il vile gesto segna un grave imbarbarimento che tocca il mondo dell'informazione e tutti i giornalisti che operano in territori di frontiera. Quanto accaduto non costituisce solo un'azione vigliacca contro un giornalista, ma si configura come un preciso attacco al diritto-dovere di cronaca e di critica. Un diritto sancito dalla nostra Costituzione che oggi sta vivendo momenti drammatici anche a causa di un clima generale sempre più torbido, percepibile nel crescente degrado del discorso pubblico. Una caduta nei toni e nei contenuti che sembra disconoscere nei fatti il valore fondamentale di una informazione autonoma e indipendente come pilastro e cartina di tornasole della democrazia nel nostro Paese», commentano i rappresentanti dei giornalisti della Basilicata.

«Tutti gli organismi della categoria – proseguono –, ma anche numerosi rappresentanti della società civile e delle istituzioni, hanno denunciato l'inaudita gravità di attacchi inaccettabili rivolti a giornali, giornalisti, allo stesso Ordine professionale e, più in generale, all'esercizio pieno della libertà di stampa. Vere e proprie aggressioni che hanno avuto per protagonisti anche autorevoli rappresentanti istituzionali. Uno scenario, questo, che rischia di creare un terreno fertile per quanti, non più soltanto con le parole o con gli strumenti legislativi, mirano a mettere a tacere la libera informazione e l'autonomia di chi è chiamato a svolgere una funzione sociale delicata e strategica nel rispetto dei principi deontologici, della verità dei fatti, della responsabilità di quanto viene pubblicato al fine di tutelare, prima di ogni altra cosa, il diritto di ogni cittadino a essere informato con correttezza e completezza».

«Nessuno si illuda», concludono sindacato e Ordine. «Nessuna minaccia, nessuna intimidazione, nessun provvedimento punitivo potranno mettere a tacere giornali e giornalisti. Per questo, nel respingere con fermezza l'atto ignobile rivolto al cronista della Gazzetta del Mezzogiorno, auspichiamo non soltanto che organi di polizia e magistratura possano rapidamente individuare e punire i responsabili di questo gesto esecrabile, ma che, in difesa della libertà di stampa, possa esserci un sussulto di dignità generale da parte di società e istituzioni».

Il plico, contenente anche una penna rossa e un foglio di carta bianco, è stato lasciato in una abitazione di campagna del corrispondente della Gazzetta del Mezzogiorno, titolare di uno studio medico a Policoro e in passato sindaco di Scanzano Jonico. Il corrispondente negli ultimi tempi si è occupato dell'inchiesta della Dda di Potenza su un clan di stampo mafioso operante nel Metapontino, dedito soprattutto allo spaccio di sostanze stupefacenti e alle estorsioni ai danni di diversi imprenditori.

«Io non ho paura di voi. Io sono il vostro bersaglio. Sapete dove trovarmi. Venite ad affrontarmi. Sappiate, intanto, che la vostra penna biro col tappo rosso ed il vostro colpo di pistola inesploso non mi impediranno di continuare a scrivere ed a parlare. Come ho fatto sino ad oggi. Voglio troppo bene al giornalismo, a Scanzano Jonico ed al Metapontino, per star zitto. La mafia uccide, il silenzio pure. Io voglio vivere», scrive Mele in una lettera aperta pubblicata oggi sulla Gazzetta del Mezzogiorno.

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