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Internazionale | 10 Gen 2019
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Caso Saleem Shahzad, l'Adnkronos chiede a Islamabad la riapertura delle indagini

Consegnata alle autorità pakistane una lettera indirizzata al premier Imran Khan. «Ogni nuovo elemento sulla vicenda verrà condiviso con l'agenzia», ha assicurato Tanverr Ahmed, vice capo missione dell'ambasciata del Pakistan a Roma. A oltre sette anni dall'omicidio non c'è ancora un colpevole.
Il giornalista pakistano Syed Saleem Shahzad

Riaprire le indagini per fare finalmente luce, a oltre sette anni di distanza, sul sequestro e la morte di Saleem Shahzad, il corrispondente di Aki-Adnkronos International, ucciso in Pakistan nel 2011. È la richiesta contenuta in una lettera firmata dal direttore dell'Adnkronos, Gian Marco Chiocci, indirizzata al primo ministro pakistano, Imran Khan. La lettera è stata consegnata stamani a Tanverr Ahmed, vice capo missione dell'ambasciata del Pakistan a Roma, che ha assicurato che la richiesta dell'Adnkronos verrà prontamente inoltrata alle autorità di Islamabad.
Ogni nuovo elemento sulla vicenda, ha inoltre assicurato Ahmed, verrà condiviso con l'Adnkronos. La richiesta indirizzata al premier Khan di riapertura delle indagini sulla vicenda di Shahzad è un nuovo passaggio nella campagna lanciata nei mesi scorsi dall'Adnkronos, per riaccendere i riflettori sulla vicenda e alla quale hanno aderito personalità della politica, della cultura e del giornalismo, Amnesty International, la Federazione nazionale della Stampa italiana e l'International Federation of Journalists.

Il corpo senza vita di Syed Saleem Shahzad, uno dei massimi esperti di terrorismo della regione, venne ritrovato il 31 maggio del 2011 in un canale nei pressi di Sara e Alamgir, a circa 150 chilometri da Islamabad. Il cadavere presentava evidenti segni di tortura, con lividi sul volto e costole rotte. Una vicenda che ricorda, nelle sue drammatiche circostanze, quella del ricercatore italiano Giulio Regeni, ucciso in Egitto nel 2016.
Shahzad era nato il 3 novembre del 1970 a Karachi, dove ora è sepolto nel cimitero di Qayyumabad. Sulla sua morte è stata aperta un'inchiesta, ma a oltre sette anni di distanza non c'è ancora un colpevole. È stato autore di numerosi reportage sui gruppi islamici attivi in Pakistan e nella regione, sul terrorismo e sui legami tra terroristi e militari. Proprio su quest'ultimo tema – in particolare sui legami tra al-Qaeda e Marina pakistana in relazione a un attentato contro una base militare – stava lavorando quando è stato ucciso, tanto da far puntare il dito, da parte di ong e di colleghi pakistani, contro alcune frange dell'Isi, i servizi segreti di Islamabad. (AdnKronos – Roma, 10 gennaio 2019)

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