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Internazionale | 13 Set 2017
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Confermato il carcere preventivo per i giornalisti di Cumhuriyet, la ferma condanna di Efj e Ifj

«Gli imputati sono in carcere da mesi sulla base di prove infondate. Dovrebbero essere subito scarcerati e tutte le accuse a loro carico dovrebbero essere cancellate», ha dichiarato a fine udienza il rappresentante delle Federazioni europea e internazionale dei giornalisti.
La manifestazione di protesta fuori dal carcere di Silivri

Le Federazioni europea e internazionale dei giornalisti condannano la decisione dei giudici turchi di confermare la detenzione preventiva per i lavoratori di Cumhuriyet giunta al termine di 13 ore di udienza presso la prigione di Silivri. «Decisione maturata malgrado la chiara dimostrazione che le accuse di "aver fatto propaganda per conto di un'organizzazione terroristica illegale, pur senza farne parte" siano completamente infondate», scrivono Efj e Ifj.
Come per le udienze dello scorso luglio, una delegazione composta – tra gli altri – dai rappresentanti di Efj, Ifj, Ipi, Pen International, Rsf, dai corrispondenti della stampa straniera e da alcuni deputati turchi ha seguito l'udienza e trasmesso messaggi di solidarietà agli imputati.
Circa 400 persone, 130 avvocati, 15 membri del Parlamento turco e i rappresentanti sindacali di TGS, DISK-Basin Is, TGC – sono stati autorizzati ad entrare nell'aula e altrettante sono state tenute fuori per mancanza di spazio.

Dopo aver ascoltato sette testimoni, esperti e avvocati, la corte ha deciso di prolungare la detenzione preventiva fino alla prossima udienza, il 25 settembre alla Courthouse di Çağlayan di Istanbul, per Akın Atalay, Ahmet Şık, Kemal Aydoğdu, Emre İper, Kadri Gürsel e Murat Sabuncu.
Uno dei giudici si era espresso per il rilascio di Kadri Gürsel, ma la corte ha deciso a maggioranza di prolungare la sua detenzione. La sentenza è stata motivata dal fatto che restano tre testimoni da interrogare e alcune prove da valutare. È stato anche chiesto agli imputati di consegnare le password di accesso ad alcune comunicazioni protette.
Le accuse a loro carico sono tutte legate alla linea editoriale del giornale, al sistema di modifica dei titoli degli articoli prima della pubblicazione, ai criteri seguiti per le assunzioni di nuovi giornalisti, alla procedura di controllo degli articoli dei corrispondenti e al meccanismo decisionale interno tra la redazione e la fondazione che edita il giornale.

«Gli imputati sono in carcere da mesi sulla base di prove infondate. Anche se forniscono i migliori argomenti di difesa, i giudici non li prendono neanche in considerazione. Il coraggio e la professionalità dei nostri colleghi sono incredibili in una situazione così caotica. Dovrebbero essere liberati immediatamente e tutte le accuse andrebbero lasciate cadere», ha dichiarato il rappresentante di Efj e Ifj a fine udienza.

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