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13/01/2011
Paolo Alberto Valenti: “Noi redattori italiani all'estero in prima linea davanti al calo di prestigio del paese”

Paolo Alberto Valenti, presidente ClubMediaItalieCari Colleghi,
la mia voce è una testimonianza allargata, quella dei giornalisti italiani di buona volontà che da città come Parigi, Ginevra, Bruxelles, Lione, dal Principato di Monaco e dal Lussemburgo ed anche alcuni colleghi francesi che amano l'Italia in questi anni non hanno smesso di considerare la Federazione Nazionale della Stampa Italiana come un’autorevole entità di riferimento. Ci addolora assistere alla crisi profonda della professione che anche noi viviamo sulla nostra pelle con l'erosione delle retribuzioni, delle sicurezze previdenziali e sindacali che un tempo facevano della nostra categoria un caposaldo invidiabile.

Dal 2004 ad oggi ClubMediaItalie, associazione giornalistica di diritto francese sostenuta da una cinquantina di colleghi italiani e francofoni ha percepito il tramonto dei vecchi modelli di associazionismo italiano all'estero ed ha registrato il declino generalizzato degli uffici di corrispondenza senza che in contropartita nascessero redazioni compiutamente internazionali in cui il giornalismo italiano venisse riconosciuto almeno a livello europeo. Tutto procede nella logica di tagli o riduzioni degli uffici di corrispondenza, dell'erosione dell' informazione di qualità, della diminuzione dei compensi, soprattutto per i colleghi free lance che ormai anche a Parigi sono sulla soglia della povertà dopo anni di onorato servizio.
Nell'era del post corrispondente precario, instabile, mal pagato, vulnerabile, ricattabile, la globalizzazione non apre le porte ad un giornalismo compiutamente europeo. I grandi editori continuano a parlare di multimedialità e flessibilità ma quali sono i veri assi strategici dei loro programmi? Gli editori italiani che ruolo pensano di avere in Europa e cosa investono su questo fronte che ha un potenziale? In realtà la crisi internazionale dell'informazione si muove al diapason con i sussulti del grande capitale le cui magnifiche sorti progressive sono diventate alquanto incerte e la forza e la necessità del giornalismo, la forza delle idee che nascono da quello che accade e che noi ogni giorno registriamo viene penalizzata perché non produrrebbe abbastanza profit.
Eppure l'insieme dell'Europa per esistere ed evolvere positivamente ha bisogno di parole vere, di nuovi significati, di una informazione ricca, che parli tutte le maggiori lingue e lo faccia con una ubiquità che non può essere solo quella virtuale di internet. La lingua italiana cioè l'ambito nel quale il nostro giornalismo fonda la sua esistenza è in regressione. In Francia e a Bruxelles l'italiano è solo la lingua del divertimento per chi ha soldi per venire a fare la vacanze da noi e andarsene alla Scala o all'Arena di Verona. Sul piano politico vero l'Italia conta troppo poco e la sua immagine devastata dagli scandali è screditata.
E intanto l'Europa ha eliminato l'Italiano come lingua ufficiale comunitaria lasciando assoluta priorità a inglese, francese e tedesco. Se ci fosse stato un vero interesse a sostenere l'Italia e la voce dell' Italia anche gente come noi, noi di ClubMediaItalie saremmo stati convocati per contribuire a scatenare una battaglia per contrastare queste scelte.
Invece la sensazione che si ha quando si difende ciò che rappresenta l'Italia è del tutto analoga a quella che durante la seconda guerra mondiale devono aver vissuto gli incursori nei porti inglesi, gente mandata al macello a cavalcioni di trabiccoli esplosivi.
La forza e il sostegno di cui ClubMediaItalie ha bisogno non è un esercizio retorico. Noi redattori italiani all'estero siamo in prima linea davanti al calo di prestigio del paese e siamo i primi a farne le spese.
ClubMediaItalie ha aperto un varco importante nella francofonia, abbiamo esaltato le eccellenze del giornalismo italiano dandone testimonianza attraverso i nostri iscritti, per esempio nel campo del vaticanismo di cui gli italiani sono assoluti maestri. L'Europa come il resto del mondo è già fra noi e noi siamo già l'Europa e per essere l'Europa bisogna avere dignità e per avere dignità bisogna sapersi assumere il proprio ruolo e capire che se nessuno è più in grado di rappresentarci dobbiamo noi adesso, diventare gli ambasciatori di noi stessi così come ClubMedialtalie ha fatto a Parigi, a Lione, a Ginevra a Strasburgo, al Parlamento Europeo di Bruxelles in diversi Club de la presse dal 2004 ad oggi.
Noi ci attendiamo da questa assise nella quale non abbiamo alcun potere decisionale uno scatto di dignità dell'intera categoria dei giornalisti italiani davanti all'Europa. Non chiediamo di essere noi i capofila di progetti di lotta 'sindacale ma di partecipare a iniziative di salvaguardia del valore del giornalismo e dei giornalisti italiani e chiediamo una tutela sindacale allargata che raggiunga anche noi che siamo a Parigi o a Bruxelles o altrove in Europa.
ClubMediaItalie è sorta sulla base di un sfida semplice: esiste da una parte una comunità italiana di 350 mila persone in Francia che allargandosi al Belgio, la Svizzera Francese, il Lussemburgo e il Principato di Monaco si avvicina al milione di persone. Dall'altra c'è unpaese che ha bisogno di evolvere e di costituire una realtà integrata che è la sola ed esclusiva via del futuro e del progresso a meno di non schiudere ancora funesti scenari di separazione e di guerra.
Del resto è evidente che operare solo all'interno delle frontiere di un singolo paese in termini di comunicazione giornalistica oggi è totalmente insufficiente e non è pensabile di rinunciare al proprio patrimonio linguistico che è l'impalcatura cardinale che da senso alla nostra vita, alla nostra storia e al nostro lavoro. L'Italia che celebra i 150 dalla sua unità ha un bisogno disperato di questo sostegno e il giornalismo deve assumere anche questo valore di sostegno degli interessi della comunità che oggi non vive più stabilmente solo a Roma e Milano ma anche a Parigi, a New York, in Canada, in Australia. Questo il nuovo nazionalismo concepito nell'unica declinazione possibile quella dell' amicizia con gli altri paesi.
Noi italiani e francofoni di ClubMediaItalie ci siamo accorti che bisogna partire dal dialogo fra culture affini per fondare nuovi sistemi efficaci di circolazione dell'informazione e la cultura francofona è il solo punto di minor resistenza per una più forte presenza dell' Italia nel mondo.
La nostra analisi risale alla necessità di osservare il posizionamento dei giornalisti di fronte agli stessi temi d'attualità e alle sfumature più o meno grandi del loro trattamento nei media dei vari paesi. Questa riflessione ci sembra cruciale di fronte al dilagare di tematiche che si impongono sempre di più in un' ottica internazionale o transfrontaliera ed anche a fronte di un necessario ed efficace coordinamento europeo e mediterraneo.
L'Europa dei mille progetti ha bisogno di tante voci. Anche se la situazione generale dell'informazione non conforta ci sembra importante puntare ad alimentare un dibattito costruttivo sulla necessità d'incentivare i canali di informazione tra i vari paesi a partire da Italia, Belgio, Francia, Principato di Monaco, Lussemburgo, Svizzera che rappresentano l'asse diagonale della cerniera fra il sud e nord dell'Europa. Da queste regioni, nelle quali noi operiamo possono nascere mediazioni ed efficaci armonie tra l'Europa mediterranea e quella più settentrionale a fronte di uno scenario internazionale sconnesso e a volte drammatico.
La mondializzazione, che va a braccetto con Internet, ha scardinato l'organizzazione delle redazioni e modificato per sempre il monitoraggio della realtà. Capitale per noi resta il problema della qualità dell'informazione. Il giornalista del terzo millennio non dovrebbe essere prima di tutto uno che verifica, un superesperto che avvalora o meno la "realtà" inglobata da internet.
Grandi tensioni oggi spingono il mercato della comunicazione a privilegiare l'audience che in termini di informazione, per esempio televisiva, significa molto spesso fare giornalismo di bassa lega. Proprio contro questa tendenza i giornalisti di ClubMediaItalie si sono associati per difendere l'identità culturale italiana all' estero e invitano tutti 1 colleghi degli altri paesi a fare altrettanto in relazione alle loro culture.
Sappiamo che la ricchezza dell'Europa è fatta di grandi diversità a volte con complicate mediazioni. Ma esistono anche concrete speranze di incidere sulla realtà. Secoli di utopia non hanno mancato di plasmare il reale. Il giornalismo italiano è un comparto di eccellenza che può contribuire a immaginare scenari professionali compiutamente internazionali e non più soltanto virtuali. Ma sappiamo che senza la vostra convinzione nel nostro sforzo e il vostro fattivo sostegno non raggiungeremo mai, la vera Europa.

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