26 congresso FNSI
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Franco Siddi: “Stavolta sarò veramente breve
(e in effetti parla solo per 4 minuti, ndr)
Ringrazio tutti, sappiate che il vostro Segretario non lascerà solo nessuno”

Franco Siddi eletto Segretario generale312 aventi diritto e 306 votanti.
Il Congresso elegge segretario Franco Siddi
con 221 voti a favore, 42 schede bianche, 32 nulle
e 4 voti ad altrettanti delegati
Non farò come a Montesilvano dove presi a parlare per un’ora, fino alle sei della mattina. Non vi preoccupate, sarò veramente breve stavolta. ll voto che mi ha eletto oggi è la manifestazione di una crescita continua più unitaria del sindacato che ha affrontato i grandi problemi e le sfide della categoria in un momento drammatico della professione. Sfide che cominceranno da lunedì prossimo con vertenze ed incontri con il Governo che già sono stati preannunciati proprio qui a Bergamo.
Metteremo insieme le nostre intelligenze e le nostre professionalità in collaborazione stretta con i nuovi eletti  del sindacato dei giornalisti per il lavoro e per la libertà di informazione, pilastro fondamentale della democrazia e della nostra professione.

15/01/2011 Leggi...
 
Roberto Natale: “Franco eletto a mezzanotte, io a mezzogiorno.
Lo considero un segnale di unità dell’intera giornata e di tutto il sindacato”

Franco Siddi e Roberto NataleIl Consiglio nazionale riunito sabato 15 gennaio 2011 a Bergamo
ha eletto Roberto Natale presidente della Federazione della stampa italiana con 98 voti, 5 schede bianche e 2 nulle.
“Il segretario Franco Siddi è stato eletto a mezzanotte, il presidente a mezzogiorno. Non significa che siamo come il giorno e la notte, al contrario vogliamo rappresentare l’unità dell’intera giornata e del sindacato.
Non voglio dire, come si usa sempre, che questo è stato un bel congresso e neppure ‘quando tornate alle vostre case date una carezza ai vostri bambini’ come disse Papa Giovanni XXIII. Dico però che mi piace la coincidenza del fatto che sono nato il 28 ottobre 1958, giorno in cui fu proclamato papa Roncalli, che da questa città partì per diventare Papa.

15/01/2011 Leggi...
 
Il nuovo Consiglio Nazionale, il Collegio Nazionale dei Probiviri
e il Collegio dei Revisori dei Conti

Pubblichiamo gli eletti del Consiglio Nazionale, del Collegio Nazionale dei Probiviri e del Collegio dei Revisori dei Conti

15/01/2011 Leggi...
 
I DOCUMENTI FINALI

Pubblichiamo i documenti approvati a conclusione dei lavori del XXVI Congresso della Stampa Italiana

27/01/2011 Leggi...
 
Interventi consegnati alla Presidenza e non letti in assemblea

Pubblichiamo i testi consegnati alla Presidenza nel corso della seduta dell'assemblea del 14 gennaio

14/01/2011 Leggi...
 
1911-2011. Contratto da cento anni
Giornalisti apripista del mondo del lavoro

di Giancarlo Tartaglia*

Una rivoluzione nell'Italia post-risorgimentale priva di norme di tutela
Fino al 1910, editori e giornalisti uniti in una sola Federazione della Stampa Anche in quella occasione una parte della categoria non apprezzò il risultato

Anche il 2011 è un anno di celebrazione centenaria per la Federazione della Stampa. Sono infatti trascorsi 100 anni dalla firma del primo contratto nazionale di la­voro giornalistico, che è anche il primo con­tratto nazionale collettivo di categoria stipulato in Italia. Un primato nel mondo del lavoro frutto della capacità dei giornalisti di riconoscersi in un organismo rappresentativo unitario, a prescindere dalle fedi e dalle professioni politiche. Sin dagli albori delle prime associa­zioni di stampa, la categoria si era posta il problema di come dare dignità e regolamentazione alla propria pro­fessione. Per anni, nell'ambito dell'Associazione della Stampa Periodica Italiana (Aspi), la più antica delle asso­ciazioni di stampa e l'antesignana dell'attuale "Romana", come dell'Associazione Lombarda dei Giornalisti, sorta a Milano nel 1890 e come nelle altre associazioni territo­riali costituite tra il finire dell'800 e i primi anni del nuovo secolo, erano stati costituiti collegi probivirali che avevano il compito di dirimere controversie di lavoro. I lodi di quei collegi probivirali costituirono i primi mat­toni sui quali sarebbe stato costruito il corpo normativo del contratto collettivo. Ma in quegli anni, in un Paese co­m'era allora l'Italia liberale post-risorgimentale priva di qualsiasi norma legislativa a tutela del lavoro, nessuno pensava alla possibilità di arrivare a sottoscrivere tra le parti interessate, lavoratori e datori di lavoro, un contratto collettivo che potesse definire i trattamenti normativi. L'idea era lontana anche dalla mente dei giornalisti che, pur desiderando individuare norme di tutela collettiva, si andavano orientando verso la possibilità che fosse il Par­lamento ad approvare una legge sui diritti minimi del la­voro giornalistico. Lo stesso Presidente dell'Associazione della Stampa Periodica di Roma, l'onorevole Luigi Luz­zatti, se ne fece promotore, presentando un disegno di legge in Parlamento firmato da un numero consistente di parlamentari giornalisti. Quel disegno di legge non fu mai discusso. Con lo stesso esito, negativo, fu ripresentato dall'onorevole Gallini nella successiva legislatura e quando Luigi Luzzatti divenne Presidente del Consiglio lo fece ripresentare dal suo Ministro di Grazia e Giustizia, Cesare Fani, anche questa volta senza fortuna.
Quanto più la via legislativa diventava impraticabile, tanto più i giornalisti si ritrovavano uniti nella vo­lontà di arrivare ad una soluzione che vedesse regolamentato il loro lavoro. Abbandonata l'il­lusione parlamentare e considerata poco prati­cabile la via di una regolamentazione affidata esclusivamente ai lodi probivirali, iniziò a ser­peggiare l'idea che ci si potesse accordare tra editori e gior­nalisti per definire un testo che contenesse le regole minime e condivise. Questa idea prese corpo grazie anche al fatto che gli amministratori dei giornali convivevano con i giornalisti nella stessa Federazione della Stampa. Quando, poi, nel corso del congresso di Genova nel 1910 gli am­ministratori dei giornali quotidiani decisero di costituire l'Unione nazionale degli editori, apparve chiaro che l'unica strada percorribile fosse quella della contrattazione collet­tiva e così a febbraio del 1911 il Consiglio federale decise che ci si dovesse impegnare per regolare "i rapporti tra as­suntori e prestatori d'opera giornalistica", "mercé una spe­ciale convenzione", pur con la formula cautelare "in attesa e senza pregiudizio della legge". Un passo politico impor­tante. Nei mesi successivi la Federazione verificò la dispo­nibilità editoriale fino ad avviare nei primi giorni di giugno un formale confronto con gli editori. L'8 giugno 1911 ve­niva stipulato, con la firma dell'allora Presidente della Fe­derazione, Salvatore Barzilai, e del capo delegazione degli editori, Olindo Malagodi, la "convenzione d'opera gior­nalistica", il primo vero contratto collettivo: solo otto ar­ticoli, che sia pure modificati, resistono nell'attuale testo contrattuale. Anche in quella occasione, come spesso sa­rebbe accaduto in un secolo di rinnovi contrattuali, una parte della categoria non apprezzò il risultato ottenuto e l'acceso dibattito del congresso federale di quello stesso anno a Torino mise in luce tutte le richieste che non erano state accolte nella convenzione. Sospinto da questa insod­disfazione il consiglio generale della Federazione riaprì il ta­volo di confronto con gli editori, arrivando ad accordarsi finalmente sul testo definitivo della convenzione che fu fir­mata il 17 dicembre 1911.
Una data da celebrare e da ricordare come uno dei mo­menti più rilevanti nella storia della Federazione della Stampa, ma anche come data significativa per l'intero mondo del lavoro nel nostro Paese.

*Direttore generale Fnsi

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