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Internazionale | 12 Set 2017
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Cumhuriyet, restano in carcere 4 giornalisti e l'ad Akin Atalay. Prossima udienza il 25 settembre

Come già avvenuto a luglio, una folla composta da gente comune, giornalisti provenienti da tutto il mondo e rappresentanti del principale partito turco di opposizione si è radunata fuori dall'aula per protestare e chiedere di ritirare le accuse a carico degli imputati.
Una vignetta dell'udienza di ieri (Foto: @MarianoGiustino)

Resteranno in carcere i 4 giornalisti e l'amministratore delegato della testata d'opposizione turca Cumhuriyet per i quali il tribunale ha confermato lo scorso luglio la custodia cautelare (si trovano in prigione da novembre 2016). La prossima udienza del processo si svolgerà il 25 settembre. Le accuse a carico degli imputati sono di aver sostenuto il terrorismo, di avere legami con il Pkk curdo e con Feto, il movimento legato a Fethullah Gulen al quale le autorità di Ankara addebitano la responsabilità del fallito colpo di stato del 2016. Rischiano tutti tra i 7 e i 43 anni di carcere.
La corte, riunita ieri in un’aula del carcere di Silivri, ha respinto la domanda di libertà condizionata del direttore Murat Sabuncu, dell'amministratore delegato Akin Atalay, del membro del consiglio di redazione Kadri Guersel (tutti e tre in carcere da 316 giorni), di Ahmet Sik (in detenzione da 255 giorni) e Yusuf Emre Iper (in cella da 158 giorni).

Come già avvenuto in occasione della prima udienza del processo, una folla composta da gente comune, giornalisti provenienti da tutto il mondo e rappresentanti del principale partito turco di opposizione si è radunata fuori dall'aula.
Tra loro anche il direttore della redazione di Ankara, Erdem Gul, in carcere dalla fine di novembre 2015 a febbraio 2016 insieme a Can Dundar, l'ex direttore, per uno scoop sul passaggio di armi attraverso il confine siriano. Un processo costatogli una condanna in primo grado a 5 anni.
Presente anche il segretario generale di Reporter senza Frontiere Christophe Deloire, che ai microfoni dei giornalisti ha attaccato il presidente turco Recep Tayyip Erdogan affermando che i giornalisti vengono processati solo perché «incarnano il giornalismo nel puro senso della parola in Turchia e non hanno abbracciato la propaganda del governo».

La Federazione europea dei giornalisti, che a luglio era presente a Istanbul con il presidente Mogens Blicher Bjerregård in rappresentanza anche della Federazione internazionale (Ifj), è tornata a chiedere la scarcerazione dei giornalisti e la definitiva archiviazione delle accuse a loro carico. E il Garante Osce per la libertà dei media, Harlem Desir, ha twittato: «Mantenere i giornalisti @Cumhuriyetgzt altre 2 settimane in carcere per accuse infondate è inaccettabile. Invito alla Turchia di rilasciarli con urgenza».

@fnsisocial
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