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Editoria | 19 Dic 2017
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Editoria, studio Mediobanca: in 5 anni persi il 26% dei ricavi e 3422 posti di lavoro

Pubblicato l'aggiornamento del Rapporto annuale sulla situazione del settore in Italia e nel mondo. Tra il 2012 e il 2016 i principali nove gruppi editoriali italiani hanno registrato perdite per due miliardi e ridotto drasticamente la forza lavoro. Ma la flessione del giro d'affari inizia a rallentare.
Editoria, studio Mediobanca: in 5 anni perso il 26% dei ricavi e 3422 posti di lavoro

Rallenta la flessione del giro d'affari nell'editoria italiana. I ricavi aggregati dei nove principali gruppi del Paese nel 2016 si sono attestati a 3,7 miliardi: ancora in netto calo (-25,7% dal 2012), ma con un rallentamento nell'ultimo anno (-5%).

Tra il 2012 e il 2016, emerge poi, si sono persi 3.422 posti di lavoro, con un calo del 20,8% nel quinquennio. Nel complesso i maggiori gruppi editoriali hanno registrato perdite per 2 miliardi. È quanto emerge dallo studio condotto da R&S Mediobanca.

Sempre rispetto ai conti, tra i maggiori gruppi editoriali italiani solo Cairo Editore e L'Espresso hanno sempre chiuso in utile nel quinquennio, rileva R&S Mediobanca. Nel periodo 2012-2016 anche la redditività industriale è stata negativa. La classifica per ebit margin 2016 vede al primo posto Cairo Editore (14,3%), al secondo Mondadori (5,2%) e al terzo L'Espresso (4,7%). In coda Il Sole 24 Ore (-15,4%) e Class Editori (-21,8%).

Nel 2016 la struttura finanziaria resta mediamente solida, ma molto eterogenea, con i mezzi propri che rappresentano in media 1,4 volte i debiti finanziari. I più solidi nel 2016 sono Cairo Editore (senza debiti finanziari) e Caltagirone Editore, mentre i più fragili sono Il Sole 24 Ore e Rcs MediaGroup. Mentre sul fronte investimenti si registra un forte ridimensionamento: i 24 miliardi del 2016 segnano infatti un calo del 69% sul 2012.

Rispetto alla diffusione cartacea, nel 2016 in Italia è diminuita di 300 mila unità passando da 2,9 a 2,6 milioni di copie medie al giorno (-33,3% dal 2012). In Europa nello stesso periodo ha visto un calo del 20,5%, in Nord America dell'11,6% e in America Latina del 12,1%. In Asia è invece aumentata, soprattutto grazie all'apporto dell'India, e segna un +40,1% nel quinquennio. La variazione della diffusione mondiale risulta così in crescita del 21%.

Considerando anche i primi nove mesi 2017 emerge una nuova flessione dei ricavi per tutte le società: si va dal -13% de Il Sole 24 ORE fino al risultato migliore registrato dalla Gedi, che depurato dell'acquisizione della Itedi (consolidata nell'ultimo trimestre luglio-settembre) segna una diminuzione irrilevante (-0,2%). Nei nove mesi del 2017, poi, risulta in sensibile miglioramento la redditività sia industriale e sia netta del gruppo Rcs (consolidato da Cairo Communication a partire dal settembre 2016), in gran parte come conseguenza di un'incisiva operazione di risparmio sui costi. Da segnalare il risultato netto negativo della Gedi (-144 milioni) che recepisce però un significativo onere fiscale di natura straordinaria derivante dalla definizione di un contenzioso relativo ad esercizi precedenti per 154,5 milioni.

Considerando più in generale l'industria dei quotidiani nel mondo, il giro d'affari mondiale dell'industria dell'informazione nel 2016 si attesta a 153 miliardi di dollari, in calo dell'8,4% sul 2012. La riduzione, però, riguarda esclusivamente i ricavi da pubblicità cartacea (-26,9%), mentre aumentano quelli da diffusione cartacea (+3,4%), da diffusione digitale (un notevole +254,4%) e da pubblicità digitale (+32%).

Il 91,6% del giro d'affari mondiale nell'editoria nel 2016, comunque, proviene ancora dalla carta stampata, segno di come a livello globale la gran parte degli investimenti pubblicitari e delle vendite si concentri ancora sui canali tradizionali. Come trend, prosegue l'inversione di tendenza iniziata nel 2014, quando i proventi da diffusione hanno superato quelli pubblicitari: nel 2016 il 56% del giro d'affari mondiale dell'industria dei quotidiani proviene dai ricavi diffusionali.

In questo contesto la pubblicità digitale garantisce all'industria dell'editoria margini di guadagno esigui: su ogni euro speso in pubblicità digitale, ben 61 centesimi vanno alle cosiddette "advertising tech companies", soprattutto alle 'BigWeb' companies: Google, con 75 miliardi nel 2016, si accaparra la maggiore quota di ricavi da pubblicità digitale (principalmente attraverso Google Search e YouTube), seguita da Facebook, con 26 miliardi; al terzo e quarto posto le cinesi Baidu (9 miliardi) e Tencent (4 miliardi). (Ansa – Milano, 19 dicembre 2017)

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