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Internazionale | 26 Nov 2018
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Insulti ai cronisti, la solidarietà dell'Associazione mondiale donne giornaliste e scrittrici ai colleghi italiani

«Siamo sicure che per assicurare un'informazione neutrale e pluralista al servizio dei cittadini sia necessario misurare bene i termini: non possiamo accettare che, dai piani alti del governo, ci siano dirigenti politici che si riferiscano alla categoria bollandoci come 'prostitute' o 'pennivendoli'», si legge in un messaggio inviato alla Fnsi.
Sarah Gibson, presidente dell'Ammpe (Foto: ammpeworld.com)

L'Associazione mondiale delle donne giornaliste e scrittrici esprime «solidarietà ai colleghi italiani e di tutto il mondo che, ogni volta e sempre di più, sono vittime di attacchi sia in Italia che nel resto del mondo. Crediamo fermamente che il nostro lavoro, grazie alla libertà di stampa, sia uno dei pilastri della democrazia, lavoro che, oggi più che mai, dev'essere tutelato per il bene delle istituzioni democratiche». È quanto si legge in un messaggio inviato dall'Asociación Mundial de Mujeres Periodistas y Escritoras (Ammpe, secondo la sigla originale in spagnolo) alla Fnsi dopo gli attacchi alla categoria dei giorni scorsi.

«Siamo sicure – prosegue il messaggio – che per assicurare un'informazione neutrale e pluralista al servizio dei cittadini sia necessario misurare bene i termini: non possiamo accettare che, dai piani alti del governo, ci siano dirigenti politici che si riferiscano alla nostra categoria bollandoci come 'prostitute' o 'pennivendoli'. Recentemente, l'Ammpe ha tenuto il suo 23esimo congresso (dal 6 al 9 novembre) a Londra e in quella sede abbiamo rinnovato il nostro impegno riguardo la libertà di espressione, la veridicità sui fatti esposti e la conseguente condanna delle cosiddette fake news, la constatazione delle fonti, la dipendenza dal giornalismo dei dati ed altre forme che contribuiscono a nobilitare il lavoro del giornalista nel mondo».

In questo contesto, concludono le rappresentanti di giornaliste e scrittici, «siamo profondamente preoccupate dal clima socio-politico che si respira, dal momento che in alcuni Paesi la libertà di espressione che permette di esporre e raccontare la verità delle notizie si è debilitata al punto che molti dei nostri colleghi hanno dovuto pagare perfino con l'esilio o, nei casi più drammatici, con la loro stessa vita. Perciò vogliamo ricordare all'Italia e ai suoi cittadini l'importanza di proteggere e promuovere il dialogo pacifico, la libertà e il rispetto per una categoria che è sempre più oggetto di attacchi».

@fnsisocial
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