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Internazionale | 21 Gen 2016
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#NoBavaglioTurco, i giornalisti italiani si mobilitano “La libertà di stampa ed espressione non ha confini”

C’erano giornalisti, italiani e stranieri, attivisti per i diritti civili e rappresentanti dell’associazionismo, al sit-in organizzato da Fnsi e Usigrai, insieme ad Articolo21 e Reporter Senza Frontiere Italia, per dire “No” al bavaglio in Turchia e manifestare a sostegno dei giornalisti del quotidiano Cumhuriyet, già in carcere o sotto processo per il solo fatto di aver svolto il proprio lavoro. «In Turchia – scrive Ceyda Karan – la libertà di stampa è totalmente a rischio».

C’erano giornalisti, italiani e stranieri, attivisti per i diritti civili e rappresentanti dell’associazionismo, al sit-in organizzato da Fnsi e Usigrai, insieme ad Articolo21 e Reporter Senza Frontiere Italia, per dire “No” al bavaglio in Turchia e manifestare a sostegno dei giornalisti del quotidiano Cumhuriyet, già in carcere o sotto processo per il solo fatto di aver svolto il proprio lavoro. «In Turchia – scrive Ceyda Karan – la libertà di stampa è totalmente a rischio».

Giornalisti italiani (e non solo) al fianco dei colleghi turchi del quotidiano Cumhuriyet. Insieme ai rappresentanti di Fnsi e Usigrai, questa mattina nei pressi dell’ambasciata turca a Roma, a dire “No al bavaglio” del premier Erdoğan c’erano anche l’associazione Articolo21, Reporter Senza Frontiere Italia, l’Associazione Stampa Romana e altre Associazioni regionali di stampa, l’Ordine dei giornalisti del Lazio, Amnesty International Italia, il comitato NoBavaglio3, il gruppo PRESSing-Giornalisti in rete, la commissione Pari opportunità della Fnsi, giornalisti delle televisioni spagnola e turca, il collega kurdo Xerip Siyabend, l’associazione Italians for Darfur.
Tutti insieme per far arrivare la voce dei manifestanti fino al carcere di Silivri, dove sono detenuti i due giornalisti Can Dundar ed Erdem Gul, direttore e vicedirettore di Cumhuriyet, e ad Istanbul, dove si sta celebrando il processo a Ceyda Karan e Hikmet Çetinkaya, accusati di aver “diffamato pubblicamente i valori religiosi di un segmento della società” e di “incitamento all’odio e all’inimicizia” per aver pubblicato le vignette del settimanale satirico Charlie Hebdo. Accusa per la quale rischiano fino a sei anni di carcere.
«I giornalisti di Cumhuriyet devono sapere che non sono soli nella loro battaglia per la libertà di espressione e i cittadini di quel Paese devono sapere che nel resto d’Europa le persone sanno a quali restrizioni vorrebbe costringerli il loro governo», ha detto il presidente della Fnsi, Giuseppe Giulietti, dando il via alla manifestazione. «Per questo oggi pomeriggio – ha ricordato Giulietti – ci recheremo in visita al ministero degli Esteri e chiederemo al governo italiano di stare con noi al fianco dei cittadini e dei giornalisti turchi e dalla parte della libertà di stampa e di espressione in Turchia».
Il segretario generale della Fnsi, Raffaele Lorusso, ha poi ribadito la vicinanza del sindacato dei giornalisti italiano e della Federazione europea dei giornalisti (Efj) a tutti i colleghi che nel mondo si trovano a dover affrontare ogni giorno le difficoltà dovute a leggi che puntano ad imbavagliare la libera stampa, mentre Vittorio Di Trapani, segretario dell’Usigrai, e Domenico Affinito, vicepresidente di Reporter Senza Frontiere, hanno ricordato la vicenda dei colleghi Ceyda Karan e Hikmet Çetinkaya e le restrizioni che in Turchia vivono anche i semplici cittadini che rischiano il carcere anche solo per i loro commenti critici sul governo.
«Pensiamo anche ai colleghi che vivono o lavorano in Azerbaijan – ha detto Elisa Marincola, portavoce di Articolo21 – Paese che ha di recente stilato una lista di giornalisti non graditi alle autorità politiche, tra cui anche diversi colleghi italiani, messi all’indice per il solo fatto di aver svolto il proprio lavoro, dando luce e voce a luoghi e storie che altrimenti resterebbero confinate nel silenzio e nell’oscurità».
«La libertà di stampa non ha confini», ha concluso la presidente dell’Ordine dei giornalisti del Lazio, Paola Spadari, nel ribadire la vicinanza dell’Odg di Roma ai colleghi «finiti in carcere e privati della possibilità di esercitare liberamente il proprio mestiere in un Paese in cui il premier Recep Tayyip Erdoğan impone il bavaglio alla stampa nazionale e ai corrispondenti dei media internazionali».
E mentre in Italia i rappresentanti dei giornalisti manifestavano, da Istanbul, prima di entrare in tribunale per la nuova udienza del processo a suo carico, Ceyda Karan ha denunciato ancora una volta che «in Turchia si respira sempre di più una atmosfera autoritaria. La libertà di espressione , e in maniera specifica la libertà di stampa, è totalmente a rischio», lanciando con una lettera un appello agli organizzatori: «Spero che voi riusciate a portare la questione  dei giornalisti turchi all'attenzione delle autorità di tutta Europa».

Ecco cosa scrive la giornalista di Cumhuriyet:
«Prima di tutto, voglio ringraziarvi per il vostro sostegno e la vostra solidarietà per il mio processo. Voglio anche ringraziarvi a nome dei miei colleghi che sono in prigione e che stanno tentando di fare il loro lavoro in un momento così difficile.
In Turchia si respira sempre di più una atmosfera autoritaria.
La libertà di espressione , e in maniera specifica la libertà di stampa, è totalmente a rischio.
Le autorità continuano a usare in maniera aggressiva il codice penale, la legge sulla diffamazione e le norme anti terrorismo per reprimerci.
Il mio processo relativo  alla pubblicazione della copertina di Charlie Hebdo ne è solo un esempio. Per il fatto di aver pubblicato questa caricatura che raffigura una attitudine umana, simbolizzata dalla frase  "Tutto è perdonato" e dal famoso slogan "Je Suis Charlie", noi rischiamo da 4 a sei anni di carcere.
Nonostante nella laica repubblica turca  non ci sia una legge sulla blasfemia, siamo accusati di incitamento all'odio pubblico e di attacco ai valori religiosi.
Sappiamo tutti che lo slogan "Tutto è perdonato" non esprime nessun tipo di violenza o di odio.
Ma questo processo dimostra che siamo tutti in pericolo a causa del crescente fanatismo religioso in Turchia.
E questo è anche uno dei motivi del comportamento politicamente  irrazionale delle nostre autorità.
Mentre voi in occidente avete il problema della islamofobia, noi abbiamo il problema politico crescente dell'Islam.
Giorno dopo giorno stiamo  perdendo i nostri valori secolari.
Pertanto  spero che voi riusciate a portare la questione  dei giornalisti turchi all'attenzione delle autorità di tutta Europa.
Vi saluto e vi ringrazio nuovamente per la vostra solidarietà».

Giornalisti, Della Vedova incontra Fnsi e Reporter Senza Frontiere
Presentato rapporto su cronisti uccisi, carcerati o scomparsi nel 2015

Il sottosegretario agli Affari esteri e alla Cooperazione internazionale, Benedetto Della Vedova, ha ricevuto alla Farnesina una delegazione della sezione italiana di Reporter Senza Frontiere. Guidata dal presidente e dal segretario generale della Fnsi, Giuseppe Giulietti e Raffaele Lorusso, la delegazione ha consegnato al sottosegretario il rapporto dell’organizzazione sui giornalisti uccisi nel mondo nel 2015, nonché il bilancio dei reporter in carcere, ostaggi o scomparsi nel 2015.
Facendo rilevare l’aumento di giornalisti rimasti uccisi non in zone di guerra, tra cui le vittime dell’atroce attacco a Charlie Hebdo a Parigi il 7 gennaio 2015, i rappresentati di Reporter Senza Frontiere hanno posto in rilievo in particolare il caso della libertà di informazione in Turchia, con il maggior numero di giornalisti detenuti nel corso del 2015.
La delegazione ha ricordato la manifestazione organizzata da Fnsi, Usigrai e altre organizzazioni davanti all’ambasciata turca a Roma che si è svolta ieri, in coincidenza con la prima udienza del processo contro Ceyda Karan, giornalista turca del quotidiano “Cumhuriyet”, sotto processo per aver ripubblicato vignette di Charlie Hebdo.
Si è poi parlato del caso dei due giornalisti, sempre del quotidiano “Cumhuriyet”, il capo redattore Can Dündar ed il responsabile dell’ufficio di Ankara Erdem Gül, arrestati il 27 novembre scorso e sotto processo per  “appartenenza a un’organizzazione terroristica, divulgazione di segreti e spionaggio”. Altri casi menzionati di compressione della libertà di informazione sono stati l’Azerbaigian e l’Arabia Saudita.
Il governo italiano, ha assicurato Della Vedova, è estremamente  sensibile al tema della libertà di opinione e di stampa in generale e, per quanto concerne in particolare il caso della Turchia, confida che l’apertura dei relativi capitoli negoziali con la Ue possa indurre a progressi in questo settore, inducendo Ankara, con il dialogo e con la prospettiva concreta di accesso alla Ue, a abbracciare in pieno i migliori standard europei in questo settore. (AdnKronos, Roma, 22 gennaio 2015)

MULTIMEDIA
Di seguito alcune foto dell'incontro al ministero degli Esteri. Qui il video della manifestazione, con le interviste al presidente Giulietti, al collega kurdo Xerip Siyabend e al presidente di Stampa Romana, Massimo Rocca, realizzato da Paolo Tripaldi.







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