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Libertà di informazione | 12 Giu 2018
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Padova, finanzieri nella sede del Mattino. Fnsi Sgv e Odg: «Inaccettabile attacco alla libertà di stampa»

Perquisita la postazione di lavoro della cronista Cristina Genesin, accusa di favoreggiamento alla mafia. Sequestrati cellulari, anche personali, computer e documenti. Appello dei rappresentanti dei giornalisti a governo e Parlamento: «Servono provvedimenti a tutela di una informazione libera e indipendente».
Finanzieri nella sede del Mattino di Padova

Perquisizione oggi, 12 giugno, all'interno della redazione del Mattino di Padova. I finanzieri su mandato della Direzione distrettuale antimafia della Procura di Venezia hanno messo sotto sopra la postazione della cronista di giudiziaria Cristina Genesin, accusata insieme al direttore Paolo Possamai e al condirettore Paolo Cagnan di favoreggiamento alla mafia. La collega è stata buttata giù dal letto alle sette di mattina da otto uomini del Gico di Mestre che le hanno esibito il mandato di perquisizione domiciliare firmato dal sostituto procuratore Fabrizio Celenza, consentendole solo di avvisare la sua legale e di aspettarne l'arrivo. Sequestrati cellulari, anche personali, computer e documenti molti dei quali non attinenti alla contestazione riguardante la pubblicazione di notizie e foto sulla presenza del figlio di Totò Riina a Padova. Un servizio giornalistico pubblicato oltre un anno fa.

Federazione nazionale della Stampa italiana, Sindacato e Ordine giornalisti del Veneto e Assostampa padovana condannano con fermezza questo atto che altro non è se non un attacco alla libertà di stampa, al segreto professionale e alla tutela delle fonti. «Il reato contestato è a dir poco sconcertante – dichiarano i vertici del sindacato dei giornalisti – non si bloccano i cronisti con una misura repressiva come questa. Ci auguriamo che il nuovo governo e il Parlamento non si limitino a esprimere solidarietà ai cronisti minacciati, ma che si affrettino ad assumere i relativi provvedimenti a tutela di una informazione libera e indipendente».

La Corte europea dei diritti dell'uomo ha più volte condannato gli Stati a seguito di perquisizioni e sequestri a carico dei giornalisti, ribadendo la necessità di tutela delle fonti come presupposto inderogabile della libertà di stampa.

Perquisizione al Mattino di Padova, il Cdr: «È intimidazione»
«Un episodio grave, di intimidazione e di limitazione della libertà a una cronista che nient'altro ha fatto se non il proprio lavoro». Così il Cdr dei giornali veneti Gnn (Mattino di Padova, Nuova Venezia, Tribuna di Treviso e Corriere delle Alpi) condanna l'iniziativa della magistratura nei confronti della cronista di giudiziaria Cristina Genesin, sottoposta a perquisizioni e sequestri dei computer e dei cellulari da parte della Guardia di Finanza, nell'ambito di un'inchiesta della Dda di Venezia per l'ipotesi di favoreggiamento alla mafia aggravato e rilevazione di segreto istruttorio, in relazione alla pubblicazione lo scorso anno di una foto del figlio di Totò Riina a Padova. Con la cronista sono indagati anche il direttore dei quotidiani, Paolo Possamai, e il condirettore Paolo Cagnan.
Nella nota i rappresentanti dei giornalisti «respingono al mittente questi tentativi di imbavagliare la stampa libera», e chiedono «sia fatta luce al più presto su questa vicenda dai tratti paradossali». Il Cdr domanda inoltre l'intervento degli organismi di categoria e del nuovo governo «affinché sia tutelata, non soltanto a parole, la libertà di stampa e il diritto dei cittadini a essere informati». (Ansa - Padova, 12 giugno 2018)

Perquisizione al Mattino di Padova, la condanna dell'Unci
L'Unione nazionale cronisti italiani condanna l'intervento dell'autorità giudiziaria veneziana che stamane ha disposto una serie di perquisizioni nella redazione de Il Mattino di Padova, quotidiano del Gruppo Finegil. In particolare la Dda di Venezia ha disposto perquisizioni a carico della giornalista Cristina Genesin, dei direttore Paolo Possamai e del condirettore responsabile Paolo Cagnan, nell'ambito di una indagine sulla pubblicazione di notizie e fotografie relative alla presenza, nella città di Padova, di Salvatore Giuseppe Riina, figlio del boss corleonese Salvatore Riina. L'ipotesi di reato è di favoreggiamento aggravato e rivelazione di segreto istruttorio. Agenti del Gico della Guardia di finanza, su disposizione del sostituto procuratore Fabrizio Celenza, hanno sequestrato il computer della cronista di giudiziaria Cristina Genesin.
«È un attacco alla libertà di stampa – hanno dichiarato Alessandro Galimberti e Leone Zingales, presidente e vicepresidente nazionale dell'Unci – i giornalisti chiamati in causa hanno svolto il proprio ruolo con puntualità e competenza. Hanno trovato una notizia, l'hanno verificata e poi l'hanno pubblicata».

I Cdr dei quotidiani locali Gedi: «Grande preoccupazione e sgomento»
Il coordinamento dei Cdr dei giornali locali Gedi esprime grande preoccupazione e sgomento per quanto accade al Mattino di Padova, dove la collega della cronaca giudiziaria, il direttore e il condirettore sono indagati per 'favoreggiamento alla mafia' e divulgazione di segreto istruttorio per la pubblicazione, più di un anno fa, di un articolo che conteneva la foto del figlio di Totò Riina a Padova.
Non è la prima volta che colleghi giornalisti vengono indagati per favoreggiamento solo per avere fatto il loro lavoro: pochi mesi fa è successo a un collega della Provincia Pavese e ancora prima a un collega della Stampa con cui, successivamente, la procura di Torino si è scusata. Il coordinamento si unisce ai Cdr dei quotidiani veneti che chiedono sia fatta luce al più presto su questa vicenda clamorosa e chiede l'intervento degli organismi di categoria a tutela dei colleghi indagati e in difesa della libertà di stampa e del diritto dei cittadini ad essere informati.

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