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Manifestazioni | 13 Set 2017
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'Pio La Torre per i diritti', premiati i giornalisti Paolo Berizzi, Arnaldo Capezzuto e Giovanni Tizian

Oggi in Fnsi la cerimonia conclusiva dell’iniziativa promossa da Federazione della Stampa, Cgil e Avviso Pubblico in occasione del 35° anniversario dell’approvazione della legge Rognoni – La Torre. Berizzi: «Le istituzioni che sottovalutano odio e propaganda neonazifascista si rendono complici».
Alcuni momenti della manifestazione
Alcuni momenti della manifestazione
Alcuni momenti della manifestazione

La Federazione Nazionale della Stampa Italiana ha ospitato oggi l’iniziativa “Pio la Torre per i diritti”, promossa dal sindacato dei giornalisti insieme con Cgil e Avviso Pubblico e FNSI in occasione del 35° anniversario dell’approvazione della legge Rognoni – La Torre che, il 13 settembre 1982, ha introdotto nell’ordinamento italiano il reato di associazione mafiosa e norme sulla confisca patrimoniale.

Nel corso dell’iniziativa, amministratori, giornalisti e sindacalisti, sono stati insigniti di un riconoscimento in memoria di Pio La Torre, un premio destinato a chi si è particolarmente distinto per l’impegno civile e politico, per la democrazia, i diritti e la legalità.

Per la sezione giornalisti, i riconoscimenti sono andati a Paolo Berizzi, giornalista de La Repubblica; Arnaldo Capezzuto, direttore de ladomenicasettimanale.it e collaboratore dell’Espresso; Giovanni Tizian, giornalista de L’Espresso.

Dopo il saluto del segretario generale della Fnsi Raffaele Lorusso e dal presidente Giuseppe Giulietti, è stata Stefania Pellegrini, direttrice del master in Gestione e riutilizzo di beni e aziende confiscate alle mafie dell’Università di Bologna, ad aprire la giornata, seguita dall’intervento del segretario confederale della Cgil, Giuseppe Massafra.

«Con Pio La Torre, con quella legge di 35 anni fa, viene messa in discussione l’invincibilità della mafia. Da allora molti passi sono stati compiuti, ma molti ancora devono essere fatti. Uno di questi è approvare la riforma del Codice antimafia, un passo che rappresenta un dovere nei confronti di Pio La Torre. Perché la memoria non si conserva, ma si esercita nella quotidianità», ha detto Pellegrini.

«Anche riattivare il lavoro nelle aziende sottratte alle mafie è un dovere che abbiamo nei confronti del sacrificio di Pio La Torre. Ridare dignità al lavoro è la questione centrale nella lotta di affermazione della legalità, una forma efficace di contrasto alla criminalità organizzata. Dietro ogni forma di illegalità c’è sempre il ricatto verso i più deboli e per questo ci battiamo per l’affermazione dei diritti e il superamento delle diseguaglianze», ha proseguito Massafra.

Mentre per il presidente di Avviso Pubblico, Roberto Montà, «il nome di Pio La Torre evoca competenza, passione, voglia di cambiare le cose. E questo è quello che come associazione proviamo a far emergere ogni giorno, attraverso i tantissimi esempi di buona politica, alcuni presenti anche in questa sala».

E Piergiorgio Morosini, del Consiglio superiore della magistratura ha evidenziato che «la giornata di oggi dimostra la presenza nella nostra comunità nazionale, funestata dalla presenza della criminalità organizzata, di numerosi esempi positivi che non finiscono sotto i riflettori, ma sono ideali testimoni di Pio La Torre. Un messaggio di speranza per tante persone sfiduciate che non credono più nelle istituzioni pubbliche».

Alla cerimonia era presente anche il delegato della Fnsi per i progetti di educazione alla legalità Michele Albanese. «È necessario – ha osservato – che il servizio pubblico e i grandi giornali illuminino con un cono di luce le zone periferiche del nostro Paese, come la Calabria e altre regioni a forte rischio. L’attenzione che ci fu per Cosa nostra negli anni Ottanta e Novanta, non è la stessa che ottiene oggi la criminalità calabrese: la ‘ndrangheta investe denaro ovunque, gestisce intere aree portuali e il traffico mondiale di cocaina. Arriva a comprare persino il respiro delle persone».

A chiudere la giornata un saluto di Franco La Torre: «La battaglia per la democrazia è la battaglia per la difesa dei diritti. Le persone che oggi hanno ricevuto il premio intitolato a mio padre sono testimonianza di un’amministrazione corretta che rende lo Stato vicino ai cittadini, di un’informazione che non si piega, di un sindacato che afferma il diritto al lavoro. Sono testimoni e difensori dei principi contenuti nella nostra Costituzione».

Ecco di seguito  tutti i premiati:

Dorotea Piazza, dirigente alle Infrastrutture della Regione Sicilia
Angela Gregorini, Vicesindaco di Pavia
Massimo Mezzetti, Assessore alla legalità dell’Emilia – Romagna
Santo Inguaggiato, Sindaco di Petralia Sottana
Paolo Berizzi, giornalista de La Repubblica
Arnaldo Capezzuto, direttore de ladomenicasettimanale.it e collaboratore dell’Espresso napoletano
Giovanni Tizian, giornalista de L’Espresso
Emanuele Verrocchi, segretario generale FILLEA - CGIL de l’Aquila
Celeste Logiacco, FLAI – CGIL di Gioia Tauro (RC)
Giuseppe Scifo, FLAI-CGIL di Vittoria (RG)

Riconoscimenti "Pio La Torre", Paolo Berizzi: «Le istituzioni che non tengono alta la guarda di fronte a odio e propaganda neonazifascista si rendono complici»
«Grazie di cuore, e non è forma, alla Fnsi (e ai promotori del premio Pio La Torre) per il prestigioso riconoscimento che mi è stato assegnato. Mi gratifica e mi onora. Il premio arriva a coronamento della sensibilità, del sostegno e della "scorta mediatica" che mi avete dimostrato in tutti questi mesi facendomi sentire meno solo nella mia piccola battaglia giornalistica e civile contro l'odioso fenomeno dei rigurgiti neonazifascisti. Un fenomeno che, come ormai acclarato e sotto gli occhi di tutti, non solo non si contrae di un millimetro, ma avanza nella nostra società. Ma tutti insieme possiamo sconfiggerlo». A parlare è Paolo Berizzi, giornalisti di Repubblica di recente finito nel mirino di fazioni neonaziste per i suoi articoli di denuncia. Un impegno che gli è valso il riconoscimento in memoria di Pio La Torre assegnato questa mattina in Fnsi da Avviso Pubblico e Cgil a coloro che, nel mondo del sindacato, della pubblica amministrazione e del giornalismo, si sono particolarmente distinti per l'impegno civile e politico, per la democrazia, i diritti e la legalità.
«Invito la Federazione, il governo, il parlamento, a non abbassare la guardia di fronte alla mappa dell'odio e della propaganda neonazifascista – ha detto Berizzi ricevendo la targa –. Ritengo, e lo dico con grande rispetto delle istituzioni ma con chiarezza, che un governo e uno Stato che di fronte a questi fenomeni si voltano dall'altra parte, minimizzano, sottovalutano, banalizzano, diventano involontariamente complici. Questo non può e non deve accader. Da parte mia continuerò senza sosta nel mio lavoro di inchiesta e di denuncia».

@fnsisocial
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