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Manifestazioni | 02 Mag 2018
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Primo Maggio, Lorusso a Reggio Calabria: «Ripartire dal lavoro regolare»

Dalla Calabria, dove la Fnsi ha celebrato la Festa del lavoro con i rappresentati degli enti di categoria, delle istituzioni, della magistratura e delle associazioni, il segretario generale ha anche ricordato l'iniziativa promossa da Cgil, Cisl e Uil a Prato: «Il lavoro non può trasformarsi in un'occasione di morte». Il procuratore di Catanzaro, Nicola Gratteri: «Provo grande ammirazione per i giornalisti».
Un momento della manifestazione di Reggio Calabria (Foto: giornalistitalia.it)
L'intervento del segretario generale Raffaele Lorusso (Foto: Giornalistitalia.it)

Correttezza e onestà del giornalista. Diffusione di buone prassi nella professione, difesa dei posti di lavoro e della dignità del lavoro giornalistico. Recupero della legalità anche nel sistema dell'informazione. Sono stati questi i temi trattati il primo maggio a Reggio Calabria, la città scelta dalla Federazione Nazionale della Stampa Italiana per celebrare la Festa del lavoro.

«Dall'anno di costituzione, il 1908, – ha detto il segretario generale aggiunto Carlo Parisi aprendo i lavori – la Fnsi non ha mai celebrato in maniera autonoma questa festa». All'auditorium Calipari del Consiglio regionale della Calabria c'erano, fra gli altri, il segretario generale Raffaele Lorusso e il consigliere nazionale Fnsi responsabile per la Legalità, Michele Albanese; il presidente della Casagit, Daniele Cerrato; il vicepresidente dell'Inpgi, Giuseppe Gulletta; il presidente del Consiglio nazionale dell'Ordine dei giornalisti, Carlo Verna e di quello calabrese, Giuseppe Soluri; il procuratore di Catanzaro, Nicola Gratteri; il segretario nazionale della Cisal Francesco Cavallaro.

«È la Festa di tutti i lavoratori, dei giornalisti in primis, ma non solo, quella che celebriamo oggi a Reggio Calabria, che, al pari di tante altre realtà del Sud, non è certo un'isola felice per quanto riguarda l'occupazione: proprio per questo siamo qui, tutti insieme, su iniziativa della Fnsi, per ribadire il valore di un diritto sacrosanto, quello al lavoro. Un diritto, si badi bene, non un privilegio o un'opportunità concessi su base geografica o per conoscenza. Quella odierna – ha aggiunto Parisi – è un'iniziativa di grande respiro, aperta ai cittadini, alle istituzioni, a tutte le forze politiche e sociali, senza privilegiare alcuna bandiera: d'altronde quella che ci accingiamo a celebrare è la Festa del lavoro, dei diritti e della dignità del sindacato unitario dei giornalisti italiani».

In primo piano il tema del precariato «che – ha aggiunto il segretario generale aggiunto della Fnsi – è bene ricordarlo, è figlio anche del consapevole rifiuto di far valere i propri diritti: il lavoro va pagato e se lo stipendio non viene corrisposto va denunciato, va detto un sonoro 'no'». Se è vero che i giornalisti soffrono a qualunque latitudine, sotto lo scacco delle minacce e dei soprusi a vario titolo, «è altrettanto innegabile – ha insistito Parisi – che è al Sud che la sofferenza si fa più acre. È al Sud che il lavoro richiede i sacrifici più grandi. Dunque bisogna agire perché al di là dell'ironica provocazione di Otello Profazio, il Premio Tenco che oggi ci accompagna con le sue ballate, qui non 'si campa d'aria'. E lo dico soprattutto ai giovani, a quelli che guardano ancora con speranza e ammirazione alla professione giornalistica e non solo: abbiate il coraggio di difendere il vostro diritto al lavoro, la vostra dignità, non chinate la testa davanti al prepotente di turno».

Il procuratore della Repubblica di Catanzaro, Nicola Gratteri, ha manifestato grande ammirazione «per i giornalisti, per la loro pazienza, per la loro capacità di correre appresso a gente che, il più delle volte, si atteggia a personaggio e magari è famoso perché ha scritto un libro copiandolo da Wikipedia». Per Gratteri, «la parola chiave è credibilità, che parte dalla serietà con cui si fa il proprio mestiere. I giornalisti non devono fare i 'piacioni', né tantomeno innamorarsi dei magistrati: abbiamo bisogno di giornalisti che raccontino con coraggio la verità, i fatti. Che abbiano il coraggio di raccontare come stanno veramente le cose. In quanto a noi magistrati, vogliamo essere valutati e giudicati per quel che facciamo».

«So che ci sono tanti giornalisti – ha detto ancora il procuratore di Catanzaro – che vengono pagati 10 euro ad articolo. Ecco, io credo che non si possa considerare quale opinionista credibile e degno di rispetto un professionista trattato in modo non credibile e rispettoso. Ricordatevi che non si ruba perché si ha fame. La fame è un'altra cosa, non è per fame che si diventa criminali, mafiosi. Sono i valori con cui si cresce che fanno la differenza: bisogna educare i bambini, così pure i cittadini, la gente, le persone a quelli che sono i veri valori a cui ispirarsi».

Il presidente del Cnog, Carlo Verna, ha evidenziato come «sia più opportuno festeggiare il Primo Maggio come lavoratori, altro che 'casta'» e ricordato «la perdita di oltre 3 mila posti di lavoro giornalistico negli ultimi cinque anni in Italia, a fronte di una polverizzazione del numero di testate. È importante che questo discorso lo si faccia al Sud, che ha due esigenze in comune con il giornalismo: lo sviluppo e la legalità. Nel mondo del giornalismo c'è tantissima illegalità, e spesso gli editori sono, essi stessi, vittime di un sistema basato sullo sfruttamento del lavoro».

Il presidente della Casagit, Daniele Cerrato, ha rilevato che «la categoria dei giornalisti è molto invecchiata e questo perché non ci sono stati nuovi ingressi. Una situazione che è paradossalmente alimentata dalla grande e diffusa aspirazione di molti giovani verso questa professione. Afflusso che alimenta il mercato, ma ci mette in grandissime difficoltà. Serve un cambio radicale della legge del 1963, che va superata per risolvere i problemi strutturali. Una necessità che chiama in causa tutti gli Enti di categoria».

Dei tanti 'paradossi' della professione ha parlato anche Michele Albanese, responsabile per la legalità del sindacato. Da anni sotto scorta per le minacce ricevute dalla 'ndrangheta, Albanese ha definito un «paradosso» lo stesso suo mandato all'interno della Fnsi in un sistema di sfruttamento e di precarietà nel quale lui stesso è ancora costretto a «subire minacce ed angherie per svolgere una professione che è da uomini liberi. Una condizione in cui onore e passione che ci guidano rischiano di scomparire. E allora c'è la necessità di fare qualcosa. Anche i ritardi sul rinnovo del contratto collettivo di lavoro sono preoccupanti e c'è la necessità del recupero e del ripristino di logiche di responsabilità collettive».

Il segretario generale della Fnsi, Raffale Lorusso,  ha ribadito il significato della Festa del Primo Maggio, giornata nella quale la Fnsi, da Reggio Calabria, si è unita ai lavoratori in piazza e all’iniziativa promossa a Prato da Cgil, Cisl e Uil per accendere i riflettori sulle troppe morti sul lavoro. «Il lavoro è fattore di crescita umana e di coesione sociale – ha detto Lorusso –. Non è possibile che si trasformi in un’occasione di morte. Le morti sul lavoro sono un dramma nazionale, che non può passare in secondo piano, è importante sottolinearlo qui a Reggio Calabria dove alcuni giorni fa il tribunale ha condannato per omicidio colposo coloro che sono stati ritenuti responsabili della morte di un operaio, Matteo Armellini, mentre lavorava in un cantiere, alcuni anni fa».

Lorusso si è soffermato sulla situazione in cui sono costretti a vivere i cronisti sotto scorta e sui molteplici attacchi alla libertà di stampa che, ha detto, non passano necessariamente attraverso le minacce e la violenza fisica, ma anche attraverso le querele bavaglio, la precarietà e i tentativi di censura. Per il segretario della Fnsi, bisogna incalzare la politica e le istituzioni affinché vadano oltre le manifestazioni di solidarietà. «Fino ad oggi – ha ricordato – provvedimenti concreti non ne sono stati adottati, basti guardare che fine hanno fatto le proposte di legge sull’abolizione del carcere, sul contrasto alla querele temerarie e sulla lotta al precariato».

Lorusso ha ricordato che occorre contrastare gli editori e il loro tentativo di sostituire il lavoro regolare con lavoro precario. «Il quadro legislativo favorevole allo sfruttamento del lavoro, attraverso contratti atipici come i cococo – ha spiegato – favorisce la proliferazione del precariato e rende di fatto impossibile un confronto sul rinnovo del contratto basato sulla riduzione delle disuguaglianze e l’inclusione dei troppi giornalisti sfruttati».

Il segretario generale della Fnsi ha infine esortato a ripartire dal lavoro regolare, unico vero fattore di coesione sociale e crescita civile, facendo fronte comune con le altre forze sindacali e con quella parte della società civile che si battono su questi temi.

@fnsisocial
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