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Usigrai | 17 Apr 2019
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Rai, l'assemblea dei Cdr e fiduciari al Cda: «Sblocchi l'accesso dei giornalisti»

I vertici aziendali decidano «senza ulteriori rinvii, come prospettato dall'Ad all'Usigrai. Ogni ulteriore esitazione sarebbe incomprensibile e dannosa. La situazione «sta mettendo in crisi le redazioni, riportandole sotto organico», incalzano i giornalisti del servizio pubblico. I documenti approvati ad Assisi.
L'amministratore delegato della Rai, Fabrizio Salini

«Nessun piano industriale può essere credibile senza risolvere il problema dell'accesso in Rai per i giornalisti. Lo stallo che si protrae da troppi mesi sta mettendo in crisi le redazioni, riportandole sotto organico. Sintomatico di questa situazione, il mancato rispetto dell'impegno dell'azienda a sostituire le colleghe in maternità». È quanto si legge in un documento approvato all'unanimità dall'assemblea dei Comitati di redazioni e fiduciari della Rai riunita ad Assisi.

L'assemblea, prosegue il documento, «chiede al Cda – in corso oggi – di decidere in merito senza ulteriori rinvii, così come, del resto, prospettato dall'Ad nei recenti incontri con l'Usigrai. Ogni ulteriore esitazione sarebbe incomprensibile e dannosa».

PER APPROFONDIRE
Di seguito tutti i documenti approvati dall'Assemblea durante la due giorni di Assisi.

Il documento dell'Assemblea dei Comitati di Redazione e dei fiduciari della Rai, riunita ad Assisi il 16 e 17 aprile
L'Assemblea dei Comitati di Redazione e dei fiduciari della Rai, riunita ad Assisi il 16 e 17 aprile, esprime preoccupazione per il piano industriale della Rai che - seppur ambizioso - rischia di essere in buona parte inapplicato per le conflittualità interna al vertice di Viale Mazzini.
È un film che abbiamo già visto più volte negli ultimi anni.
Il controllo diretto sulla Rai da parte del governo e dei partiti riversa immediatamente sull'azienda di Servizio pubblico tutte le fibrillazioni della politica.
I CdR della Rai e l'Usigrai ritengono invece urgente e indispensabile che la Rai riesca ad avviare il proprio processo di riforma, per rispondere al meglio alle indicazioni del Contratto di Servizio e alle nuove esigenze del pubblico.
Per queste ragioni, la priorità assoluta resta la riforma della governance per liberare la Rai dal controllo di partiti e governi, rendendola indipendente e impermeabile alle lotte di potere politico che arrivano persino a sovvertire ruoli dirigenziali nell'attuale assetto.
Allo stesso modo è indispensabile assicurare risorse certe, di lunga durata e adeguate ad attuare il Contratto di Servizio: nessuna azienda può essere governata in maniera seria senza avere pieno controllo sulle risorse per investire.
In assenza di queste garanzie, il piano industriale porta con sé rischi troppo grandi per l'autonomia, la libertà e l'indipendenza dell'informazione della Rai.
A titolo di esempio, in questo contesto, il Direttore unico dell'approfondimento rischia di diventare un commissario politico in grado di imbavagliare l'approfondimento e rischiando così di non fornire ai cittadini un'informazione libera e pluralista.
Come dimostra l'inquietante episodio, mai smentito dalla Rai, del tentativo del Direttore affari istituzionali di impedire l'intervista di Fabio Fazio a Luigi Di Maio.
Secondo quale ruolo? E a nome di chi?
Il rischio è di costringere l'informazione dei giornalisti in spazi sempre più ristretti, anche a causa del paventato taglio delle edizioni delle testate generaliste. Per questo siamo contrari a ipotesi di riduzione degli spazi complessivi e dei contenuti dei tg.
Piuttosto i CdR della Rai chiedono invece di arrivare con urgenza a riconoscere il giusto contratto a chi - in quei programmi di rete e anche nelle testate giornalistiche - fa lavoro giornalistico senza avere il contratto giornalistico.
In questo senso, apprezziamo l'impegno confermato in Commissione parlamentare di Vigilanza da parte dell'AD Fabrizio Salini.
Inoltre, i CdR chiedono di aprire immediatamente i tavoli sul web e sulla vertenza radio.
Se davvero si vuole "correre verso il futuro" intanto bisogna mettersi in pari con il presente: la Rai ha necessità di avere un piano serio e innovativo di presenza multipiattaforma.
Così come, è indispensabile dare risposte concrete per il rilancio e lo sviluppo di un asset strategico - e per troppi anni marginalizzato - come la Radio.
È ovvio che nulla di tutto questo può esser fatto senza adeguate risorse, economiche e umane.
Importante l'impegno assunto dall'AD ad attuare il Piano senza riduzioni del perimetro occupazionale.
Ma serve di più: la Rai ha anche bisogno di nuove risorse, che possono essere assicurate da una nuova selezione pubblica su base regionale. Oltre che da una riforma della Scuola di Giornalismo di Perugia, per la quale la Rai spende oltre 1 milione e mezzo all'anno senza alcun ritorno per l'azienda.
Approvato all'unanimità

Cdr Rai su Radio Radicale: Chiediamo al governo di estendere di almeno altri 6 mesi la Convenzione
L'Assemblea dei CdR e dei fiduciari, riunita ad Assisi il 16 e 17 aprile, esprime la piena solidarietà alle colleghe e ai colleghi di Radio Radicale, decine di posti di lavoro a rischio a causa della decisione del governo di chiudere la Convenzione.
D'intesa con la Fnsi, saremo al loro fianco per ogni iniziativa utile a sostenere la loro vertenza.
Anche per questo abbiamo affidato al Cdr di Radio Radicale l'apertura della nostra Assemblea.
Chiediamo al governo di estendere di almeno altri 6 mesi la Convenzione con Radio Radicale per dare loro il tempo necessario a percorrere tutte le strade possibili per evitare la chiusura, e comunque per mettere in sicurezza lo straordinario archivio e la professionalità specifica oltre 50 lavoratrici e lavoratori.
Nella giornata di oggi, siamo vicini alle amiche e agli amici di Radio Radicale per la scomparsa di una delle loro voci storiche, Massimo Bordin.
Approvato all'unanimità

Documento assemblea Cdr Usigrai su Rai Movie
L'Assemblea dei CdR e dei fiduciari, riunita ad Assisi il 16 e 17 aprile, chiede alla Rai di fare proprie le numerose preoccupazioni arrivate in maniera trasversale da artisti e registi, dal mondo del cinema e della cultura in generale sulla ipotesi di chiusura di Rai Movie e Rai Premium.
Non si può rischiare di disperdere un importante patrimonio che caratterizza la Rai rispetto all'offerta dei privati, soprattutto a pagamento.
È questa una straordinaria occasione per raccogliere invece il grande consenso intorno a una specificità propria del Servizio Pubblico: una eccellente vetrina gratuita per tutti i prodotti cinematografici.
Inoltre, seppur comprensibile la volontà di realizzare canali per rispondere sempre di più a esigenze di pubblici specifici, la suddivisione sulla base del genere (maschile e femminile) è inaccettabile e rischia di aprire la porta ai peggiori stereotipi, per di più in contrasto con il Contratto di Servizio.
Se la Rai è Servizio Pubblico, è giusto che si metta al servizio del pubblico, ascoltandone la voce e gli appelli. Soprattutto quando sono così corali, trasversali e - per di più - animati dai protagonisti di un settore così importante per la cultura italiana.
Approvato all'unanimità

@fnsisocial
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