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Internazionale | 12 Gen 2018
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Tunisia, Reporter senza frontiere denuncia ingerenze della polizia nel lavoro dei giornalisti

Mathieu Galtier, del quotidiano 'Liberation', è stato prelevato da casa e interrogato per quasi un'ora dopo essere stato a Tebourba per documentare le proteste in atto. Il 7 gennaio all'inviato della rivista 'Tunisia', Nadim Bouamoud, è stato sequestrato il cellulare.
Tunisia, Rsf denuncia ingerenze della polizia nel lavoro dei giornalisti (Foto: rsf.org)

Reporters sans frontieres, l'organizzazione non governativa che ha come obiettivo la difesa della libertà di stampa, ha condannato le "molestie" subite da parte dei giornalisti dalla polizia tunisina durante l'ondata di proteste che ha scosso il paese negli ultimi giorni.

Secondo quanto riportato in un comunicato pubblicato oggi, l'organizzazione denuncia il fermo e l'interrogatorio di un giornalista e la confisca del telefono di un altro. Mathieu Galtier, un reporter francese del  quotidiano "Liberation" è infatti stato condotto ieri in una stazione di polizia, dove è stato interrogato per quasi un'ora, dopo che il giorno prima era stato a Tebourba, 30 km a ovest della capitale Tunisi, per documentare le proteste.

«Sono rimasto molto sorpreso dal fatto che siano venuti a cercarmi a casa mia e sono rimasto scioccato dal fatto che i rappresentanti della Guardia Nazionale mi abbiano chiesto, in modo molto esplicito e diretto, i nomi delle persone con cui avevo parlato a Tebourba», ha detto Galtier a Rsf.

Il 7 gennaio poi, al giornalista della rivista "Tunisia", Nadim Bouamoud, è stato sequestrato il cellulare mentre girava un filmato in diretta che documentava le proteste.

«Queste violazioni alla libertà dei media da parte di rappresentanti delle forze di sicurezza sono inaccettabili in un paese democratico come la Tunisia», ha detto Yasmine Kacha, capo dell'ufficio Nord Africa di Rsf. «I giornalisti devono essere in grado di coprire liberamente le proteste attualmente in corso in Tunisia, chiediamo alle autorità di non ostacolare il loro lavoro». (Agi – Tunisi, 12 gennaio 2018)

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