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Internazionale | 15 Mag 2018
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Violenze, minacce, precarietà: in tutto il mondo giornalisti sempre più nel mirino

L'allarme del Comitato esecutivo dell'Ifj nel corso della riunione a Taipei: cresce il numero dei cronisti morti ammazzati, incarcerati, minacciati. Sempre più diffusi i tagli all'occupazione regolare e i tentativi di imbavagliare la stampa, anche da parte dei governi.
Alcuni momenti della riunione Comitato esecutivo della Ifj a Taipei
Alcuni momenti della riunione Comitato esecutivo della Ifj a Taipei
Alcuni momenti della riunione Comitato esecutivo della Ifj a Taipei
Alcuni momenti della riunione Comitato esecutivo della Ifj a Taipei

Giornalisti sempre più nel mirino. Che si tratti di minacce fisiche o di tagli all'occupazione, la libertà di stampa è a rischio. In tutto il mondo. L'allarme giunge dal Comitato esecutivo dell'Ifj, la Federazione internazionale dei giornalisti, riunito nello scorso fine settimana a Taipei. Dal Sud America all'Africa, passando per l'Europa fino ad arrivare nell'area asiatica del Pacifico, si moltiplicano gli attacchi ai cronisti e i tentativi dei governi di imbavagliare la stampa con leggi sempre più restrittive, se non liberticide.

Le situazioni maggiormente preoccupanti, perché ad essere a rischio è l'incolumità fisica dei giornalisti, si registrano in America Latina, Medio Oriente e Africa. In Venezuela, Nicaragua, Salvador e Colombia fare il giornalista significa mettere a repentaglio la propria vita. In una mozione approvata all'unanimità, il  comitato esecutivo dell'Ifj denuncia anche la pratica dei sequestri dei giornalisti, particolarmente diffusa in Sud America e chiede al Fronte Oliver Sinisterra la consegna immediata dei corpi di Javier Ortega, del redattore grafico Paul Rivas e di Efrain Segarra, responsabile del quotidiano El Comercio de Ecuador. Fra gennaio e aprile 2018, in America Latina sono stati ammazzati 12 giornalisti.

Una situazione analoga a quella che si registra in alcuni Paesi africani, dove fra omicidi e attentati i giornalisti sono sempre più nel mirino. Le situazioni più critiche sono segnalate in Liberia, Tanzania, Kenya, Somalia, Etiopia, Camerun, Repubblica democratica del Congo e Angola.

Resta inoltre critica la situazione in Palestina. In una mozione approvata all'unanimità, l'Ifj condanna l'uccisione da parte delle forze di sicurezza israeliane del giornalista palestinese Yasser Murtaja, avvenuto il 6 aprile scorso. In particolare, si ribadisce il sostegno al PJS, il sindacato dei giornalisti palestinesi, impegnato a denunciare e contrastare gli attacchi ai giornalisti da parte dell'esercito israeliano, vista anche l'escalation registratasi dopo la decisione del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, di trasferire a Gerusalemme la sede dell'Ambasciata Usa.

Sulla difficile situazione dei giornalisti palestinesi che vivono e lavorano nei territori occupati erano intervenuti recentemente anche PJS e Fnsi: in un documento congiunto con l'Ifj avevano chiesto ai giornalisti italiani che seguono il Giro d'Italia, quest'anno partito dalla Terra Santa, di raccontare non soltanto l'evento sportivo, ma anche le difficili condizioni in cui sono costretti a operare i cronisti palestinesi.

Criticità e tentativi di imbavagliare giornalisti e mezzi di comunicazione si registrano anche nell'area Asia-Pacifico. Con un'altra mozione approvata all'unanimità, il comitato esecutivo dell'Ifj condanna il tentativo del governo indiano di introdurre controlli sui media. Particolarmente esposti sono anche i giornalisti pakistani, dove tentati omicidi e minacce sono all'ordine del giorno. Senza, ovviamente, tralasciare l'Iran.

Preoccupano, però anche i tagli all'occupazione messi in atto in Paesi come il Giappone, dove la crisi dei media tradizioni si traduce in una riduzione generalizza di tutele e garanzie dei lavoratori.

Non è un'eccezione, da questo punto di vista, l'Europa. La perdita di posti di lavoro, l'aumento del precariato e i tagli al welfare sono fattori comuni e sempre più diffusi in tutto il vecchio continente.

Preoccupanti sono le minacce ai cronisti, fenomeno che si sta diffondendo a macchia d'olio. I recenti omicidi di Daphne Caruana Galizia, a Malta, e di Jan Kuciak, in Slovacchia, rappresentano il culmine di un'escalation di violenze e di intimidazioni messa in atto dalle organizzazioni criminali internazionali.

Una situazione purtroppo nota anche in Italia, dove sono 19 i cronisti sotto scorta a causa delle minacce subite da esponenti di gruppi criminali. Il Centro di coordinamento delle attività di monitoraggio, analisi e scambio permanente di informazioni sul fenomeno degli atti intimidatori nei confronti dei giornalisti, istituito in Italia dal ministero dell'Interno e di cui fanno parte la Fnsi e l'Ordine dei giornalisti, rappresenta un modello da imitare e da esportare a livello europeo. Per questa ragione, l'Ifj si attiverà presso le istituzioni europee affinché siano potenziate le attività di monitoraggio del fenomeno e di sostegno ai colleghi in tutti i Paesi europei.

Fondamentale diventa il ruolo dell'Unione europea. Sia nei confronti degli Stati membri sia nei confronti di Paesi che, come la Turchia, aspirano ad entrare in Europa. Il rispetto della libertà di espressione e la garanzia del diritto dei cittadini ad essere informati sono i pilastri su cui si fonda l'Ue e nessun Paese può pensare di metterli in discussione con provvedimenti, leggi e comportamenti coercitivi. Per questo è stata unanime la condanna dei componenti dell'esecutivo dell’Ifj ai tentativi di bavaglio e di censura messi in atto da ambienti governativi spagnoli nei confronti di programmi di informazione della televisione pubblica, soprattutto quelli nei quali vengono denunciati fenomeni di corruzione. Di qui, anche il sostegno alla campagna Black Friday, promossa dalle giornaliste della Tv pubblica spagnola.

@fnsisocial
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