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Cdr 28 Mar 2026

Cdr Daytime Rai: «Adesione allo sciopero ampia e significativa, rammarico per i programmi prolungati»

I rappresentanti sindacali: «Si rischia di indebolire il senso della mobilitazione e di creare un precedente pericoloso rispetto al riconoscimento dei diritti dei lavoratori dell’informazione».

«Lo sciopero nazionale dei giornalisti italiani di venerdì 27 marzo, proclamato dalla Federazione nazionale della Stampa italiana, sostenuto da Usigrai e dai giornalisti presenti nei programmi delle reti e nei telegiornali, ha registrato un’adesione ampia e significativa, con la partecipazione della quasi totalità dei giornalisti del servizio pubblico». Così il Cdr dei programmi Daytime Rai in una nota diffusa sabato 28 marzo 2026.

I rappresentanti sindacali informano «che si sono fermate anche trasmissioni di primo piano come “1Mattina News” condotta da Maria Soave e Tiberio Timperi e  “La Vita in Diretta” condotta da Alberto Matano, a testimonianza della compattezza nell’adesione e della rilevanza delle rivendicazioni. Allo stesso tempo, esprime rammarico nel constatare come l’Azienda abbia mandato regolarmente in onda alcuni programmi, sostituendo i colleghi giornalisti interni con freelance o con altri collaboratori che hanno recentemente sostenuto una selezione interna e che a breve saranno destinati alle sedi regionali. Una scelta che rischia di svuotare di significato l’azione di sciopero e di indebolire la mobilitazione. Inoltre, per sopperire ai vuoti determinati dall’adesione allo sciopero, sempre su richiesta dell’Azienda, alcuni programmi sono stati prolungati nella durata, arrivando a coprire spazi informativi con contenuti di natura giornalistica».

Il Cdr sottolinea che si tratta di «una decisione che rischia di indebolire il senso della mobilitazione e di creare un precedente pericoloso rispetto al riconoscimento dei diritti dei lavoratori dell’informazione. Ignorare una mobilitazione così ampia significa non cogliere la gravità del disagio espresso dai giornalisti interni alla Rai. I giornalisti – si conclude la nota - hanno dato un segnale chiaro, che non può restare inascoltato». (anc)

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