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Cdr | 28 Gen 2017
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Caso l'Unità, il Cdr denuncia: «Vogliono far morire il giornale». La Fnsi: «Ormai è questione di ordine pubblico, il Pd intervenga»

«Quando la scure si abbatterà su di voi, la morte avrà la mia faccia». Con queste parole l’ad de l’Unità srl si è rivolto a un membro del Cdr che gli chiedeva un incontro. La denuncia è in prima pagina sul giornale di oggi. «Quanto sta accadendo è ormai una questione di ordine pubblico: il Pd intervenga», commenta la Fnsi.
La prima pagina de l'Unità di oggi

«"Quando la scure si abbatterà su di voi, la morte avrà la mia faccia". Con queste parole l’Amministratore delegato de l’Unità srl, Guido Stefanelli, si è rivolto a un membro del Cdr che gli chiedeva un incontro. A questo siamo precipitati. A un degrado ignobile non solo delle relazioni sindacali ma di quelle umane. Questo è il clima avvelenato a quattro giorni dal 1° febbraio, quando l’assemblea dei soci dovrà decidere la ricapitalizzazione o la messa in liquidazione del giornale».

Chi oggi acquista l'Unità trova in prima pagina queste parole: le parole pronunciate dall'Ad della società editrice e riportate in un comunicato del Cdr. Parole gravi e violente che il sindacato dei giornalisti italiani stigmatizza con forza.

«Quanto sta accadendo a l'Unità travalica ormai i confini di una pur aspra dialettica sindacale: ormai è una questione di ordine pubblico. La denuncia del Comitato di redazione del quotidiano, pubblicata oggi in prima pagina, non può cadere nel nulla né lasciare indifferente la proprietà della testata», commentano il segretario generale e il presidente della Fnsi, Raffaele Lorusso e Giuseppe Giulietti.

«Il comportamento di chi controlla la società editrice - proseguono - sarebbe intollerabile e inaccettabile in qualsiasi realtà lavorativa, ma lo è ancora di più nel giornale fondato da Antonio Gramsci per tutelare i diritti dei lavoratori che qualcuno invece pensa di poter calpestare impunemente».

La Federazione nazionale della stampa italiana si schiera al fianco della redazione, ribadisce di essere pronta a rivendicarne i diritti in ogni sede e lancia un appello a mobilitarsi in fretta in difesa dei colleghi: «L'auspicio - concludono Lorusso e Giulietti - che chi ha il potere di intervenire, a cominciare dal Partito Democratico, lo faccia ad horas».

Di seguito il comunicato del Cdr de l'Unità.
"Quando la scure si abbatterà su di voi, la morte avrà la mia faccia". Con queste parole l'Amministratore delegato de l'Unità srl, Guido Stefanelli, si è rivolto a un membro del Cdr che gli chiedeva un incontro. A questo siamo precipitati. Ad un degrado ignobile non solo delle relazioni sindacali ma di quelle umane. Questo è il clima avvelenato a 4 giorni dall'1 febbraio, quando l'assemblea dei soci dovrà decidere la ricapitalizzazione o la messa in liquidazione del giornale. Al segretario del Pd e ai soci di maggioranza de l'Unità srl abbiamo rivolto domande di merito sulla situazione del giornale, sulle responsabilità e le prospettive. Non abbiamo ricevuto risposte. Se non silenzi, insulti, minacce e generiche rassicurazioni. Non ci faremo intimidire. In gioco non sono solo 36 posti di lavoro, ma il futuro stesso del giornale, la sua vita o la sua morte. Useremo tutti gli strumenti, politici, sindacali, legali, per difendere i nostri diritti. Per questo domani l'Unità non sarà edicola. Per i lavoratori è una scelta dolorosa, sotto ogni punto di vista, ma inevitabile di fronte all'atteggiamento dell'azienda. Ai nostri lettori chiediamo di esserci vicini. Al segretario del Partito Democratico chiediamo inoltre, come ha annunciato, di incontrare il socio di maggioranza. Il tempo sta per scadere e nulla deve restare intentato. Continuiamo a credere che l'Unità, e non solo per la sua storia, sia ancora e deve continuare ad essere una voce importante, uno strumento insostituibile per la sinistra e per il partito di riferimento, il Pd.

L'Unità, Stampa Romana: «La salvezza passa dalle regole»
Lo scambio pubblico di cortesie tra l'azionista di maggioranza dell'Unità, rappresentato da Stefanelli e Pessina, e il Pd, versione Bonifazi e Testa, dimostra cosa non ha funzionato nella rinascita della testata e cosa la sta portando a un esito annunciato.
La mancanza di una cornice di regole condivise, di un piano industriale ed editoriale e la presenza di stock option politiche che mal si connettevano con la leva del denaro dei finanziatori, non potevano che produrre un risultato disastroso.
I lavoratori e i colleghi chiedono risposte rapide ai soci e al segretario del Pd, Matteo Renzi.
Resta però chiara una cosa: se non si riscrive da zero, a partire dal rispetto del lavoro e della dignità dei redattori e del comitato di redazione, un patto sociale basato su regole condivise sindacali, contrattuali, deontologiche, qualsiasi intervento sul giornale sarà solo un placebo di una lunga e lenta agonia.

@fnsisocial
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