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Cdr | 12 Set 2017
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Condé Nast: il nuovo Ceo incontra la stampa, ma i giornalisti del gruppo non sono ammessi

Protesta l'assemblea di redazione, in stato di agitazione da luglio, che torna a chiedere all'azienda «un serio piano di rilancio delle testate». E di soprassedere «da questa politica dei tagli che trasforma i giornalisti in ammortizzatori sociali» e ha portato solo «ad assumere consulenti esterni e nuovi manager».
I giornalisti di Condé Nast contro il nuovo Ceo

Fedele Usai, dal 1° settembre Amministratore delegato di Condé Nast, ha incontrato per la prima volta la stampa per illustrare i nuovi progetti dell’azienda. Ma alla conferenza non sono stati invitati i giornalisti del gruppo e anche all’eventualità di una semplice presenza del Cdr è stato opposto un rifiuto, ritenendo evidentemente che il tema non li riguardi.

Lo rende noto il Cdr del gruppo che, in una nota, commenta: «I giornalisti Condé Nast pensano invece che il futuro dell’azienda li riguardi eccome, soprattutto in una fase in cui è stata annunciata la chiusura di 4 testate e paventato un aumento di esuberi».

E non avendo potuto partecipare all’incontro, il Cdr ha deciso di rendere pubbliche le domande poste anche passato all’azienda e che a tutt’oggi restano inevase. Eccole di seguito:

  1. Il nuovo corso aziendale consiste dunque nell’accelerazione della crisi della carta e nella dismissione delle testate per andare verso una commistione sempre più forte con la pubblicità, fuori dalla deontologia garantita dai giornalisti?
  2. Come sono stati utilizzati i soldi risparmiati grazie al contratto di solidarietà? Ricordiamo che Condé Nast ha usufruito e continua a usufruire di questo ammortizzatore sociale (il secondo biennio di solidarietà si conclude a fine 2017). Si è avvantaggiata quindi con soldi pubblici che, per legge, devono essere impiegati per rilanciare le testate ed evitare i licenziamenti.
  3. È possibile che il taglio di posti di lavoro a contratto giornalistico sia l’unica strada individuata per fare quadrare i conti?


«Da ciò che abbiamo visto sinora – prosegue la nota – al taglio del costo del lavoro dei redattori ha fatto da contraltare solo l'assunzione di numerosi consulenti esterni e di figure apicali e manageriali, senza una corrispondenza con piani editoriali di lungo respiro.  Di nuovo e con forza, l'assemblea di redazione di Condé Nast, in stato di agitazione da luglio, invita l’azienda a soprassedere da questa politica dei tagli che trasforma i giornalisti in ammortizzatori sociali e, nella speranza di un serio piano di rilancio delle testate, chiede ragione di quattro anni di scelte strategiche che, sulla fine della seconda solidarietà difensiva consecutiva, stando alle recenti comunicazioni, si sono evidentemente rivelate sbagliate e non possono di nuovo essere scaricate sulle redazioni».

 

@fnsisocial
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