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Cpo-Fnsi | 05 Feb 2018
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'Dissenso Comune', giornaliste in campo contro le molestie

'È ora di cambiare. Noi ci siamo'. Si chiude così la lettera aperta con la quale oltre 200 firme del giornalismo italiano si schierano al fianco delle attrici, registe, produttrici e lavoratrici del cinema e dello spettacolo che nei giorni scorsi hanno varato il manifesto contro le molestie sessuali.
Alcune delle firmatarie del manifesto 'Dissenso Comune' (Foto: Ansa)

'È ora di  cambiare. Noi ci siamo'. Si chiude così la lettera aperta con la quale oltre 200 giornaliste italiane di carta stampata, agenzie di stampa, tv e web si schierano al fianco delle attrici, registe, produttrici e lavoratrici del cinema e dello spettacolo che nei giorni scorsi hanno varato il manifesto 'Dissenso Comune' contro le molestie sessuali.

Partendo da quel manifesto, e dalle denunce di molestie di alcune delle più note protagoniste delle scene e dei palcoscenici italiani, anche le giornaliste italiane riaffermano la necessità di un cambiamento del sistema culturale della società.

«Le giornaliste sono da tempo in campo per portare avanti con il loro lavoro di inchiesta questa trasformazione e si sentono solidali e unite alle attrici. Le denunce delle molestie sessuali hanno avviato una nuova fase che richiede l’impegno di tutti i giornalisti, donne e uomini insieme», spiegano le promotrici dell'iniziativa.

Tra le firme anche quella della presidente della Rai Monica Maggioni, delle direttrici Lucia Annunziata e Norma Rangeri, di rappresentanti della giunta esecutiva della Fnsi e degli enti di categoria.

'Attraverso il nostro lavoro di informazione e di inchiesta – si legge nel documento – noi vogliamo aprire brecce in questo sistema, indagare e portare allo scoperto i casi di soprusi e abusi sessuali, esattamente come in Usa le giornaliste e i giornalisti delle principali testate sono stati protagonisti nella battaglia contro le molestie, rendendo pubbliche e incontrovertibili le denunce fatte delle attrici. Perché se è vero che il problema non è il singolo molestatore, è anche vero che rendere pubblico chi perpetua comportamenti che non rispettano la donna scoperchia le malefatte di questo sistema'.

Una battaglia di civiltà che va oltre le  molestie. 'Noi giornaliste – scrivono nella lettera aperta – subiamo le stesse disparità di trattamento delle donne di altri settori professionali, incontriamo le stesse fatiche negli avanzamenti di carriera e nelle affermazioni individuali e in più con il lavoro di comunicazione e informazione dobbiamo fare i conti con le difficoltà a testimoniare e raccontare il coraggio e il cammino delle donne in un contesto culturale univocamente impostato sul modello maschile. Ci battiamo da tempo con un lavoro quotidiano di informazione contro la macchina della rimozione e del silenzio per una società più equa, giusta e solidale'.

L'invito è poi ad aderire all'iniziativa e a firmare la lettera (qui il link alla petizione).

Di seguito, oltre che nella sezione 'Documenti Cpo Fnsi', il testo della lettera con le prime firme raccolte.

@fnsisocial
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