Una partecipata e coinvolta piccola folla ha preso parte ieri all'incontro-dibattito, organizzato in Fnsi con Articolo 21 e Il mondo di Annibale, dal titolo “La Siria di padre Paolo e oltre”: un buon esito che testimonia una volta di più che il ruolo del giornalismo nell'illuminare, dare voce e luce, alle periferie del mondo e della coscienza è quell'elemento in più che fa la differenza in un mestiere sempre comunque e dovunque difficile. Ecco il commento della serata di uno degli organizzatori dell'incontro, Riccardo Cristiano dell'associazione Il mondo di Annibale, che sul sito web dell'associazione titola: "La Fnsi, il prete Dall'Oglio e il buco nero della storia. Un convegno che fa venire un'idea: forse tanto pessimismo sul giornalismo italiano è infondato".
"Tutto è nato da una telefonata del portavoce di
Articolo21, Giuseppe Giulietti: "Mi risulta che ci sia un gesuita rapito
da quasi due anni in Siria. E soprattutto mi risulta che sia un cittadino
italiano. Certo, è solo uno dei 20mila sequestrati in Siria ma è nostro
concittadino. Il suo e gli altri 19.999 casi non ci riguardano? Non per dare
notizie che non abbiamo, ma per riflettere su un destino che ci
coinvolge?"
Aiutare a contattare i relatori era l'aiuto richiesto, per gli impegni
sindacali di Santo Della Volpe, che spesso si protraggono fino a tarda ora, ma
riscontrare disponibilità è stato più facile di trovare acqua nel mare. Ci
voleva poi uno di lì, un cristiano orientale, un "arabo cristiano".
La fortuna di avere una umana consuetudine con il professor Antoine Courban,
docente della Saint Joseph University, mi ha aiutato ad essere utile."Ci
sarò: gli onori e la possibilità di esprimere riconoscenza a padre Paolo sono
doni, non sforzi."
La sala stracolma, alla fine non lo è stata per radicamenti amicali dei
promotori, ma per l'affetto che tanti nutrono per un uomo che ha dedicato la
vita all'urgenza prioritaria dell'oggi di ciascuno di noi, costruire nel nostro
Mediterraneo la società, la cultura del vivere insieme. Il vivere insieme è
diverso dal convivere, visto che le diverse forme di convivenza oggi previste
prevedono anche quella dei separati in casa. La società del vivere insieme è
basata sul legame tra me e te.
"Dall'Oglio, un profeta del nostro tempo", ha esordito il cristiano
orientale Antoine Courban, assicurandoci che la maggioranza dei sunniti non
sono contrari a libertà e democrazia (qui il link
al suo intervento completo).
Vedere Ismaele, riconoscerlo, riconoscere la sete di Ismaele,è stato il
commosso tributo dell'imam di Trieste al gesuita che ha scritto un libro sui
musulmani e su "La sete di Ismaele", figlio di Abramo, come Isacco.
Come sovente accade ai gesuiti padre Luciano Larivera ha stupito non pochi
andando a scovare una pagina nei libri di Paolo in un cui rammentava un suo
incontro con padre Franz, ucciso a Homs dopo aver vissuto in città i due anni
di assedio lealista, e padre Mourad, sequestrato in questi giorni nei pressi di
Palmira. Una frase che sembra dire molto, troppo di più di quanto vi è scritto.
Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant'Egidio, ha ricordato le
discussioni, le risate e le baccagliate con il suo amico quasi d'infanzia,
appassionato amico dell'uomo, un'amicizia che oggi grida per le persistenti
difficoltà ad attivare corridoi umanitari per chi fugge da guerre, pulizie
etniche, carestie, massacri, torture, lager.
Se Paolo Dall'Oglio si definiva siriano noi potremmo definire italo-siriano uno
dei tanti giornalisti presenti, per ascoltare, Amedeo Ricucci. Un fatto che mi
ha fatto ritenere che tanto pessimismo sul giornalismo italiano sia
infondato".
Questo, infine, il saluto dei familiari di padre Paolo: “Siamo grati alla
Federazione Nazionale della Stampa e a tutti coloro che hanno contributo e partecipato, per aver
organizzato questo momento di riflessione sul messaggio spirituale di Paolo e
su quanto aveva cercato di fare per il dialogo. È un modo per andare al di là di lui, per cercare di andare “oltre”. E forse
lui, da quaggiù o da quassù, di questo sarebbe contento.
Vorremo condividere con voi il passaggio finale del testo degli auguri di
Natale scritto da Paolo nel 2011. Quasi
quattro anni fa, eppure, a rileggerlo sembrerebbe ancora, nonostante il tempo passato, di
un’attualità estrema, come nulla in fondo, nonostante la devastante furia degli
eventi, possa essere cambiato rispetto ad una impostazione solida, instancabile
a suo modo “insistente”.
“…esprimere la solidarietà e la partecipazione
al dolore di ogni famiglia che ha perso una persona cara durante questi eventi
deplorevoli Preghiamo e chiediamo inoltre la consolazione per le famiglie dei
prigionieri, gli scomparsi, i feriti e i combattenti. Preghiamo per ogni
affamato e per ogni infreddolito. Preghiamo per chi è esposto al pericolo e
alla vendetta … e chiediamo luce per i responsabili di tutte le parti e le
appartenenze in causa, affinché possano scegliere sinceramente la via della
riconciliazione. Non c’è giustizia ed equità senza tolleranza e perdono.”
Con questo messaggio, così vivo e attuale ancora, desideriamo salutarvi e
ringraziarvi, con la consapevolezza che solo il più piccolo pezzettino che
ognuno di noi può fare a seconda dei contesti e delle responsabilità che gli
sono proprie, o che “gli sono date”
potrà contribuire”.