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Vertenze | 13 Giu 2019
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Radio Radicale è salva. Fnsi: «Vince la difesa della Costituzione. Ora impedire la chiusura dei piccoli giornali»

«Il via libera all'emendamento che permetterà alla radio di continuare a trasmettere dimostra che quando è in gioco la difesa della libertà di espressione non c'è contratto o alleanza di governo che tenga», commentano il segretario Lorusso e il presidente Giulietti. L'emittente: «Ottenuto un primo risultato, aspettiamo al più presto la gara per l'assegnazione del servizio».
Il direttore di Radio Radicale Alessio Falconio con Raffaele Lorusso e Giuseppe Giulietti

Via libera nelle commissioni Bilancio e Finanze della Camera a un emendamento del Pd per 'salvare' Radio Radicale con un finanziamento di altri 3 milioni per l'anno in corso. Il testo è stato riformulato, spiegano i dem, su proposta della Lega ma il governo, con il viceministro dell'Economia, Laura Castelli, ha dato parere contrario. Hanno votato a favore la Lega e tutti gli altri partiti, mentre il Movimento 5 Stelle ha votato contro.

«Il via libera all'emendamento che permetterà a Radio Radicale di continuare a trasmettere dimostra che, quando sono in gioco la difesa della libertà di espressione e i valori della Costituzione, non c'è contratto o alleanza di governo che tenga. Il voto a larga maggioranza dei gruppi parlamentari premia le azioni pubbliche di mobilitazione di cui la Fnsi si è fatta promotrice, raccogliendo il sostegno di numerose forze politiche, associazioni e cittadini», è il commento di Raffaele Lorusso e Giuseppe Giulietti, segretario generale e presidente della Federazione nazionale della Stampa italiana.

«Non va però abbassata la guardia. Eguale mobilitazione – proseguono – è necessaria per difendere il pluralismo dell'informazione e impedire il taglio del fondo per il pluralismo, che produrrebbe la chiusura delle voci delle minoranze e delle differenze e la perdita di numerosi posti di lavoro».

Di un «importante primo passo in attesa dell'approvazione nell'Aula della Camera e poi nelle commissioni e nell'Aula Senato» parla la stessa Radio Radicale. «Si tratta – si legge in una nota – di un primo risultato ottenuto grazie a tutti coloro che hanno partecipato alla lotta di questi mesi per la vita del servizio pubblico che la nostra emittente ha svolto negli ultimi 42 anni, servizio che l'Autorità per le Comunicazioni ha chiesto con segnalazione urgente al governo di non far interrompere, essendo scaduta la convenzione lo scorso 20 maggio, in attesa che venga messo a gara per i prossimi anni».

L'emittente ringrazia «tutti i gruppi dell'opposizione, Pd, Forza Italia, Fratelli d'Italia, Leu, +Europa, il Psi e le componenti del Gruppo Misto che si sono impegnati con convinzione al nostro fianco, ringraziamo la Lega Salvini Premier senza la quale questo esito sarebbe stato impossibile e ringraziamo quei parlamentari del M5S che, in dissenso dalla posizione prevalente del movimento, hanno voluto riconoscere il servizio pubblico svolto da Radio Radicale e la necessità di ripristinare le risorse necessarie al suo proseguimento», prosegue la nota.

«Non possiamo non ricordare – conclude Radio Radicale – il ruolo svolto al nostro fianco dalla Fnsi fin dall'inizio, gli oltre 300 cittadini che hanno con il loro digiuno dato vita ad una straordinaria battaglia nonviolenta, i 170mila sottoscrittori della mozione su Change.org, gli esponenti del mondo accademico che con i loro straordinari appelli hanno rappresentato la voce del mondo dell'università e della ricerca. Resta ora l'urgenza di realizzare quanto previsto dalla mozione approvata dal Senato nel bandire al più presto una gara per l'assegnazione del servizio delle trasmissioni delle sedute del Parlamento».

Il Manifesto: «Soddisfatti per Radio Radicale, ma la battaglia per il pluralismo continua»
Salutiamo con grande soddisfazione l'intervento in extremis del parlamento a favore di Radio radicale. Un provvedimento provvisorio che impegna il governo a trovare una soluzione stabile per tutelare il diritto dei cittadini a essere informati sul lavoro delle istituzioni, dei partiti e movimenti politici, della magistratura.
È il segnale che il parlamento, quando vuole, può tornare in prima linea a difesa del pluralismo al di là delle singole posizioni di parte.
Gli editori non profit e in cooperativa come 'il manifesto' insieme a decine di altre testate locali e nazionali sono invece lasciate all'inferno dei tagli e bavagli.
Chiediamo alle forze politiche di non lasciar cadere l'impegno dimostrato fin qui per la libertà di stampa e di ristabilire il diritto di fronte alle scelte del governo di turno.
L'accanimento dei 5 Stelle e di Di Maio contro i giornali in cooperativa sarebbe ridicolo se non fosse drammatico. Proprio il caso di Radio Radicale dimostra che l'informazione autonoma e indipendente non può dipendere dall'arbitrio del momento ma deve trovare un quadro di regole e di risorse certo e stabilito solo dalla legge. La battaglia per il pluralismo continua.
Norma Rangeri, direttrice del manifesto
Matteo Bartocci, direttore editoriale

@fnsisocial
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