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Fnsi 17 Set 2003

Rai: inviate in Iraq nel mirino di "Libero" tra polemiche e querele Usigrai: "Sguaiato attacco fondato sul nulla" Serventi Longhi: "Vergognose insinuazioni sulle colleghe della Rai"

Rai: inviate in Iraq nel mirino di "Libero" tra polemiche e quereleUsigrai: "Sguaiato attacco fondato sul nulla"Serventi Longhi: "Vergognose insinuazioni sulle colleghe della Rai"

Rai: inviate in Iraq nel mirino di "Libero" tra polemiche e querele
Usigrai: "Sguaiato attacco fondato sul nulla"
Serventi Longhi: "Vergognose insinuazioni sulle colleghe della Rai"

La guerra in Iraq è ufficialmente finita da mesi. Ma non le polemiche, che oggi, complice una notizia ripresa dal New York Times dai quotidiani Libero, Il Foglio e il Giornale, sono tornate a colpire il lavoro delle inviate Rai a Baghdad Lilli Gruber e Giovanna Botteri. Con il conseguente botta e risposta della politica e dei colleghi giornalisti delle inviate, chiuso da un annuncio della Gruber, che parla tramite avvocato, e anticipa «azioni legali» contro chi l'ha accusata di contiguità con il regime di Saddam. A lanciare la bomba, il titolo d'apertura, a pagina piena, del quotidiano "Libero", diretto da Vittorio Feltri: «Giornalista Rai amica di Saddam». Nell'articolo, le «rivelazioni» dell'inviato in Iraq del New York Times, John Burns - riportate anche da Il Foglio e da Il Giornale - che, dopo aver raccontato di essere stato sottoposto a violente minacce da parte degli iracheni di Saddam cita «una giornalista della tv italiana, una ex comunista» che in quella occasione gli avrebbe salvato la vita ospitandolo nella sua stanza d'albergo che sarebbe stata «sicura» perchè «lei non li aveva mai sfidati» (gli iracheni, ndr). Burns non fa nomi, il quotidiano avanza due ipotesi: Lilli Gruber del Tg1 (che, interpellata risponde "non sono certo io") e Giovanna Botteri del Tg3 ("che tace", scrive sempre il quotidiano). Il primo a saltare sulla sedia e il direttore del Tg3, Antonio Di Bella, che difende senza mezzi termini la sua inviata, e dice che contro di lei «è in atto una campagna diffamatoria». Seguito dall'Usigrair dalla Fnsi. E dal direttore del Tg1 Clemente Mimun (che torna a sottolineare il lavoro e il coraggio degli inviati Rai a Baghdad). Non tutti sono d'accordo. E a gettare benzina sul fuoco ci pensa il presidente della Commissione Esteri della Camera Gustavo Selva, deputato di An: dopo le rivelazioni del giornalista Usa, sottolinea Selva «ho la conferma che i servizi della Rai, in modo particolare quelli di Giovanna Botteri e Lilli Gruber, le due inviate tanto osannate dalla sinistra italiana, non erano obiettivi e bilanciati come le interessate sostengono». E affonda: «Le notizie vanno raccolte sui campi di battaglia e non restando appollaiati sulle terrazze degli alberghi». Abbastanza per far alzare ancora di più i toni dello scontro. «An - segnala il deputato della Margherita Giorgio Merlo - torna alla carica contro le inviate a Baghdad». Contro le due inviate, fa notare il presidente del gruppo Sdi alla camera Intini, «si è arrivati allo squadrismo». Contro «l'attacco alle due inviate» e critici con Selva anche il leghista Davide Caparini (vicepresidente della Vigilanza Rai), che sottolinea «non accettiamo lezioni di etica dagli Usa», e il vicesegretario del nuovo Psi Bobo Craxi, che precisa: «L'opinione di Selva non credo sia condivisa dagli altri esponenti della Commissione affari esteri della Camera». Dall'opposizione, come dai colleghi delle altre testate fuori e dentro la Rai, è una pioggia di comunicati di solidarietà alle due giornaliste. Anche la presidente Rai Lucia Annunziata non si tira indietro: «Il giudizio su Giovanna Botteri, Lilli Gruber e tutti gli altri inviati Rai in Iraq - scrive l'ex corrispondente di guerra in una nota - è già stato dato dalla qualità del loro lavoro». Poi una precisazione: Burns, fa notare Annunziata, non lancia nessuna accusa alle giornaliste italiane. E quella di queste ore, sottolinea la presidente Rai «è una vecchia polemica di casa nostra». Le dirette interessate tacciono. Fino alla chiusura di giornata, quando per Lilli Gruber parla il suo avvocato, Vittorio Ripa di Meana, che annuncia azioni giudiziarie nei confronti dei direttori di Libero e del Foglio, ma anche contro Gustavo Selva e il parlamentare di An Bucciero. L'ultima parola al direttore responsabile di Libero, Alessandro Sallusti, stupito dal'annuncio di querele: «Noi ci siamo limitati a riprendere e rilanciare un servizio del New York Times», dice. E a Lilli Gruber «abbiamo offerto nello stesso contesto la possibilità di replicare e smentire». Ma la notizia, ribadisce, andava pubblicata «è l'autorevolezza della fonte che ci autorizza a darne conto». (ANSA). "Spazzatura americana in pattumiera italiana". Così l'Usigrai definisce il prodotto giornalistico offerto stamattina dal quotidiano “Libero”. "Uno sguaiato attacco alle colleghe Botteri e Gruber, fondato sul nulla: la “colpa” sarebbe quella di aver aiutato un altro giornalista a sottrarsi ai colpi del regime di Saddam. Ma i “capi di accusa” non contano: l’importante è poter continuare ad insinuare che le inviate Rai a Baghdad facevano altri mestieri oltre quello di giornalista. Fortunatamente, c’è un lavoro che parla: sia quello di Giovanna Botteri e Lilli Gruber, che assieme ai servizi di altri colleghi ha dato credibilità e prestigio all’informazione del servizio pubblico durante la guerra; sia quello di “Libero”, che dimostra dove possa arrivare un’informazione resa cieca dal pregiudizio politico (e anche da un vecchio, volgare maschilismo). All’Ordine dei Giornalisti chiediamo di verificare se “Libero” di oggi non abbia abbondantemente violato i doveri di correttezza fra colleghi e soprattutto di rispetto della verità dei fatti". Serventi Longhi, vergognoso attacco a colleghe Rai ''Una vergogna, un atto che contrasta con le regole del giornalismo''. Il segretario generale della Fnsi Paolo Serventi Longhi non usa mezzi termini per commentare gli articoli di quotidiani che oggi, riprendendo una dichiarazione del giornalista del New York Times Burns, coinvolgono le inviate Rai in Iraq, Gruber e Botteri. ''Identificare, senza nessuna prova, una collega che ha fatto per intero il suo lavoro in Iraq come una collaborazionista del regime di Saddam è inconcepibile'', ha spiegato il segretario del sindacato dei giornalisti a margine di una conferenza stampa organizzata a Roma per presentare un documento- appello per chiedere la modifica del Ddl Gasparri. ''Fa male - ha detto Serventi - leggere accuse di giornalisti a colleghi, così pesanti e senza riscontro oggettivo''. Ma non solo: ''Fa male -ha proseguito il segretario della Fnsi - che la lotta politica consenta ad un giornale come Libero di insolentire,dileggiare e cercare di rovinare la reputazione professionale di giornalisti non solo del servizio pubblico, che hanno rischiato la pelle a Baghdad''. ''Spero - ha concluso - che il clima avvelenato che sta attaccando anche il mondo dell'informazione possa essere fermato e sostituito dalla libera espressione di opinioni differenti''. (ANSA)

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