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Emittenza locale 07 Set 2015

Teleuropa licenzia 2 giornaliste, il Sindacato della Calabria: “Procedura illegittima”

Dopo rispettivamente 10 e 11 anni di servizio, l’emittente cosentina Teleuropa ha deciso di licenziare le giornaliste Stefania Belvedere ed Emilia Canonaco ai sensi della legge 223 del 1991. Solo che tale procedura prevede vi sia un accordo con il sindacato dei giornalisti e questo accordo che non c’è mai stato. Il sindacato annuncia battaglia e affida ai propri legali il compito di comunicare agli organi preposti “l’illegittimità della procedura e la dichiarazione di nullità dei licenziamenti effettuati”.

Dopo rispettivamente 10 e 11 anni di servizio, l’emittente cosentina Teleuropa ha deciso di licenziare le giornaliste Stefania Belvedere ed Emilia Canonaco ai sensi della legge 223 del 1991. Solo che tale procedura prevede vi sia un accordo con il sindacato dei giornalisti e questo accordo che non c’è mai stato. Il sindacato annuncia battaglia e affida ai propri legali il compito di comunicare agli organi preposti “l’illegittimità della procedura e la dichiarazione di nullità dei licenziamenti effettuati”.

“Con un epilogo degno del più sconcertante atto di pirateria, Teleuropa ha licenziato le giornaliste Stefania Belvedere ed Emilia Canonaco. Un’altra brutta pagina per l’emittente televisiva calabrese di contrada Cutura di Rende che si aggiunge alla ‘via Crucis’ accettata dai giornalisti (nonostante il parere contrario del Sindacato dei giornalisti della Calabria), i quali dal 2011 hanno prima rinunciato al contratto nazionale Fnsi-Fieg, passando al depotenziato Fnsi-Aeranti-Corallo, poi hanno accettato la trasformazione dello stesso da full-time a part-time al 60%, quindi hanno subìto l’umiliazione del mancato pagamento degli stipendi per ben 11 mensilità”.
Inizia così, con l’ultimo episodio della “saga”, il resoconto che Giornalistitalia.it fa delle tortuose vicende che hanno visto come protagonista l’emittente televisiva cosentina Teleuropa Network: dopo rispettivamente 10 e 11 anni di servizio, le due giornaliste Belvedere e Canonaco si sono viste recapitare la raccomandata con la comunicazione della cessazione del rapporto di lavoro.
“l segretario del Sindacato Giornalisti della Calabria, Carlo Parisi, componente della Giunta Esecutiva Fnsi, - prosegue il racconto - così come in occasione della procedura avviata nel 2012, tra le ipotesi percorribili aveva indicato quella della cassa integrazione in deroga a rotazione che, sebbene risenta dei pesanti ritardi in materia di erogazione, avrebbe permesso all’azienda di continuare la propria attività, ridimensionando la spesa e il palinsesto, ed ai lavoratori (che per tanti anni hanno accettato sacrifici sovrumani) di mantenere (naturalmente solo se pagati) il posto di lavoro”.
“L’azienda, invece, ha scelto la via peggiore attivando la procedura di riduzione del personale (ai sensi dell’art. 4 e 24 della legge 223/91) per il licenziamento collettivo di 11 dei 22 dipendenti. In particolare, erano stati dichiarati in esubero 9 impiegati tecnici e amministrativi su 15 e 2 giornalisti su 8 escluso il direttore”, si legge ancora sul sito d’informazione.
“Nei quattro incontri che, nella sede di Confindustria Cosenza, hanno ospitato l’esame congiunto, il 7 agosto scorso, dopo due giornate di sciopero che hanno portato alla cancellazione di tutta l’informazione in programma, dalla rassegna stampa mattutina alle quattro edizioni del telegiornale, con i lavoratori stremati dalle 11 mensilità non pagate, la Rsa e le organizzazioni sindacali del personale tecnico e amministrativo, Slc-Cgil e Fistel-Cisl, hanno firmato per i dipendenti assunti in quei settori un accordo che prevede la ‘non opposizione alla risoluzione del rapporto di lavoro, formalmente comunicata dai lavoratori all’azienda entro il 26 agosto 2015’, attraverso un verbale di conciliazione ex artt. 410 e 411 c.p.c., in cambio di ‘un incentivo all’esodo’ di 3mila euro nette”.
‘Incentivo’ che il segretario del Sindacato Giornalisti della Calabria aveva, sin dagli incontri precedenti, definito “una provocazione”, al pari della proposta aziendale di riduzione dell’orario di lavoro al 35%, osservando che il corrispettivo risultava addirittura inferiore alle spettanze che, in caso di mancato accordo, i lavoratori avrebbero maturato fino alla conclusione della procedura. Per questo motivo, Carlo Parisi, nel rinnovare l’invito a chiudere la procedura senza alcun licenziamento forzato, aveva sottolineato che “è proprio nei momenti di grande difficoltà che le aziende non debbono farsi accecare dall’abbagliante visione dei tagli al personale quale panacea di tutti i mali”.
“Il rapporto di lavoro cesserà ad ogni effetto di legge al ricevimento della presente in applicazione dei criteri di scelta applicati all’esito della procedura di riduzione del personale avviata con comunicazione ex art. 4 e 24, l. n. 223 del 1991 in data 07.07.2015, conclusasi con verbale di accordo del 07.08.2015”, scrive nella lettera di licenziamento l’azienda”, ma in realtà, “come sempre evidenziato e contrariamente a quanto comunicato da Teleuropa al Dipartimento Politiche del Lavoro della Regione Calabria ed alla Direzione Territoriale del Lavoro di Cosenza, con lettera raccomandata del 26 agosto, la procedura – precisa quindi Giornalistitalia - non si è affatto conclusa con un ‘verbale di accordo’ per i lavoratori assunti con contratto di lavoro giornalistico Fnsi-Aeranti Corallo”.
Il segretario del Sindacato dei giornalisti aveva infatti chiaramente spiegato che “le otto uscite volontarie (successivamente scese a sei) e, soprattutto, il fatturato aziendale dichiarato dall’azienda al Corecom ai fini del contributo ministeriale 2014, pari a circa 1 milione di euro”, avrebbero dovuto “indurre seriamente l’azienda a riflettere, tenuto anche conto che tagliare il personale pregiudica anche il contributo che, nel 2013, è stato pari a 226mila 116,85 euro. Senza contare che, per lo stesso anno, Telestars, l’emittente che ha sede nella stessa struttura di Teleuropa, nonostante la formale distinzione delle due persone giuridiche che, comunque, sono in parte identiche e complementari, di contributi ministeriali destinati alle tv locali ne ha ricevuti per 68mila 476,84 euro e, dopo le dimissioni per giusta causa della giornalista Patrizia De Napoli (che il 19 maggio scorso ha gettato la spugna dopo otto mensilità e la tredicesima non pagate), di giornalisti ne conta ormai una sola”.
Ad attestare l’illegittimità dell’operazione c’è il “verbale di riunione”, che l’azienda ha omesso di inviare all’Assessorato Regionale al Lavoro ed alla Direzione del Lavoro di Cosenza assieme a quello relativo all’accordo raggiunto per il personale tecnico e amministrativo, sottoscritto il 7 agosto 2015, su carta intestata di Confindustria Cosenza, dal rappresentante aziendale di Teleuropa, Ugo Cappelli, dal rappresentante di Confindustria, Vito Castrignano, dai rappresentanti del Sindacato Giornalisti della Calabria, Raffaella Salamina e Francesco Cangemi, dal segretario regionale della Slc-Cgil, Carmine Pasturi, e dal coordinatore provinciale di Cosenza, Carlo Cerchiara, dal segretario regionale della Fistel-Cisl, Francesco Canino, e dal rappresentante sindacale aziendale Giampaolo Gregorace.
Verbale nel quale è chiaramente scritto che “la Federazione Nazionale Stampa Italiana-Sindacato Giornalisti della Calabria dichiara che, per quanto riguarda i lavoratori assunti con contratto di lavoro giornalistico, la procedura resta aperta. Pertanto la Fnsi-Sgc rimane in attesa di eventuali determinazioni da parte dell’azienda al fine di scongiurare i licenziamenti garantendo all’emittente televisiva Ten adeguati servizi giornalistici che non compromettano la qualità aggravando, così, la situazione di crisi”. Nello stesso verbale è chiaramente scritto che, pertanto, “le parti ad esclusione della Fnsi-Sgc, che lascia il tavolo della riunione, decidono di proseguire nell’incontro”.
“Dunque, – osserva Carlo Parisi – codice del lavoro alla mano, Teleuropa avrebbe dovuto eventualmente inviare alla Regione Calabria ed alla Direzione del Lavoro una comunicazione di «mancato accordo» con l’unica organizzazione sindacale rappresentativa della categoria dei giornalisti che, in quanto tale, è l’unico organismo legittimato a partecipare alle procedure ex legge n. 223/1991 ed a siglare eventuali accordi in rappresentanza dei giornalisti. In caso di mancato accordo si sarebbe dovuto procedere alla successiva fase amministrativa e non certo ai licenziamenti «in applicazione» a non precisati e non concordati «criteri di scelta» di cui, tra l’altro, non si fa cenno nella comunicazione ricevuta”.
Per questi motivi, il Sindacato Giornalisti della Calabria ha affidato all’avv. Mariagrazia Mammì il compito di comunicare agli organi preposti “l’illegittimità della procedura e la dichiarazione di nullità dei licenziamenti effettuati”. (Da www.giornalistitalia.it)

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