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Sindacale | 20 Dic 2017
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Consiglio nazionale, il lavoro come priorità: «Mobilitazione e scioperi per contratto e diritti»

Approvata la relazione del segretario generale Raffaele Lorusso, i consiglieri hanno condiviso l'apprezzamento per l'attenzione del Viminale nei confronti dei cronisti minacciati e per il reinserimento della tutela del diritto di cronaca nel decreto sulle intercettazioni. Mentre è mancata la volontà politica di agire sul fronte del sostegno all'occupazione regolare e del contrasto al precariato.
I rappresentanti dei giornalisti in piazza davanti a Montecitorio lo scorso 22 novembre

L'occupazione sarà la priorità della Fnsi nel 2018. Il Consiglio nazionale, riunito a Roma, approva (con due astensioni) la relazione del segretario generale Raffaele Lorusso e chiama i giornalisti italiani alla mobilitazione. Nei confronti degli editori, con i quali va riaperto il confronto per il rinnovo del contratto nazionale di lavoro mettendo al centro l'inclusione dei troppi colleghi senza diritti, e nei confronti del governo al quale si chiedono «provvedimenti legislativi per riportare nel solco del lavoro dipendente il falso lavoro autonomo e cancellare l’abuso di contratti atipici». Il Consiglio nazionale «condivide la necessità di aprire una nuova, forte stagione di mobilitazione e di scioperi già a partire da gennaio», se da editori e governo non arriveranno risposte convincenti.

Nella sua relazione il segretario generale Raffaele Lorusso ha espresso apprezzamento per l'attenzione mostrata dal ministro dell'Interno, Marco Minniti, sul tema dei cronisti minacciati, con l'istituzione – primo esempio in Europa – del Centro di coordinamento per le attività di monitoraggio sulle minacce ai giornalisti. Al ministro della Giustizia, Andrea Orlando, ha dato atto di aver reinserito la tutela del diritto di cronaca nel decreto legislativo che regola la materia delle intercettazioni e dell'accesso agli atti giudiziari. Resta il rammarico per lo stop alle proposte di legge che avrebbero portato alla cancellazione del carcere per i cronisti e ad introdurre norme per contrastare le querele bavaglio. «È mancata la volontà politica – ha detto Lorusso – così come è mancata la volontà di dare segnali sul fronte del sostegno all'occupazione regolare e del contrasto al precariato».

In tutta la partita dell'editoria, gestita dal ministro Luca Lotti, il lavoro è rimasto assente, a fronte centinaia di milioni di euro sotto forma di aiuti diretti e indiretti elargiti alle imprese. Il governo ha rinunciato ad attivare le cosiddette clausole sociali, non ha volutamente mosso un dito sul fronte del contrasto al lavoro irregolare e sottopagato perché ha scelto da che parte stare. Del resto, non è un caso che, mentre lo stesso Luca Lotti, questa volta in qualità di ministro dello Sport, si preoccupava di fare un regalo alle società di calcio professionistiche facendo reintrodurre con un emendamento alla legge di stabilità i voucher per pagare gli steward degli stadi, tutto il pacchetto-lavoro veniva spazzato via dalla stessa legge di bilancio. Altro che tutela dei più deboli.

Dopo la riunione in piazza Montecitorio del Consiglio nazionale della Fnsi e l'esecutivo dell'Ordine, il 22 novembre scorso, e dopo la manifestazione per il rilancio del settore organizzata a Milano dall'Associazione lombarda dei giornalisti, il 24 novembre scorso, è arrivato il momento della mobilitazione. Il Consiglio nazionale è pronto. Bisognerà coinvolgere le redazioni, i colleghi lavoratori dipendenti, gli autonomi e i precari: la vertenza lavoro riguarda tutti. Non soltanto i giornalisti, ma anche e soprattutto i cittadini. Perché la qualità della democrazia è direttamente proporzionale alla qualità dell'informazione.

@fnsisocial
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