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Authority | 11 Lug 2017
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Editoria, Agcom certifica la crisi: «Ricavi in calo e giornalisti sempre più precari»

Meno investimenti e «non solo una contrazione, ma anche un peggioramento, dell'occupazione». È il quadro del settore tratteggiato dal presidente dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, Angelo Cardani, nella relazione annuale dell’Authority per il 2017.
Il presidente dell’Agcom, Angelo Marcello Cardani

La crisi di quotidiani e dei periodici che hanno registrato un perdita complessiva dei ricavi negli ultimi cinque anni del 24%, «ha comportato una riduzione degli investimenti e, non solo una contrazione, ma anche un peggioramento, dell'occupazione» ed «emerge chiaramente un netto scivolamento della professione (giornalistica) verso la precarizzazione».

È quanto ha affermato il presidente dell'Autorità Garante delle Comunicazioni, Angelo Marcello Cardani, nella Relazione Annuale per il 2017. Nel far presente che «le redazioni si concentrano nel Lazio e in Lombardia, mentre risultano più rare al Sud», Cardani ha spiegato che «l'occupazione dei giornalisti TV e radio sul territorio, oltre alla presenza regionale del servizio pubblico (circa il 2% dell'occupazione complessiva nazionale) vede la presenza di TV locali foniche e televisive con una radicata storia e vocazione territoriale».

«A fronte del dato professionale, il settore registra una perdita complessiva dei ricavi negli ultimi cinque anni, non solo pubblicitari ma anche derivanti e dalla vendita delle copie (-24%). La riduzione delle risorse disponibili, unitamente alle perdite generate dalla maggiore difficoltà di gestione dei diritti d'autore delle news online, ha comportato una riduzione degli investimenti e, non solo una contrazione, ma anche un peggioramento, dell'occupazione. Da risultati del secondo osservatorio sul giornalismo realizzato dall'Autorità emerge chiaramente un netto scivolamento della professione verso la precarizzazione, un "gender gap" sia negli aspetti puramente remunerativi, sia nell'avanzamento di carriera e la presenza di forti barriere all'ingresso per le nuove generazioni».

E, a fronte di tale situazione, il presidente dell'Agcom ha richiamato l'attenzione di tutti gli attori in campo. «La pluralità ma anche la qualità dell'informazione – sono parole di Cardani – rappresentano condizioni imprescindibili di un sistema democratico, la contrazione e il depauperamento di un bene essenziale richiede l'attenzione di tutti gli attori in campo, specie in un momento storico nel quale la domanda e l'offerta di informazione di qualità sul web sembra minacciata da fenomeni di camere di risonanza (echo chambers), polarizzazione e strategie di disinformazione».

Al centro dell'intervento del presidente Cardani anche il tema delle "fake news", ossia le notizie riportate con informazioni inventate, ingannevoli o distorte: «Un fenomeno di estrema gravità», l’ha definito Cardani, rilevando che l'Autorità è favorevole ad un intervento normativo.

Inserendosi nel dibattito tra coloro che sostengono l'autoregolamentazione delle varie piattaforme on line e chi invoca un intervento legislativo o regolamentare, Cardani ha affermato che «depone a favore di un intervento normativo la preoccupazione per un eccessivo potere delle piattaforme online».

«Ci si chiede, infatti – ha aggiunto – come sia possibile fidarsi della promessa dei colossi del web di sviluppare algoritmi finalizzati a rimuovere le informazioni false e virali se questi stessi colossi sono anche i principali utilizzatori gratuiti dell'informazione attraverso i motori di ricerca e la gestione degli algoritmi che determinano la gerarchia delle preferenze. Inoltre, sembra legittimo dubitare che, in assenza di un controllo esterno e terzo, questi operatori siano disponibili a sacrificare i ricchi introiti pubblicitari a favore di costi (tra l'altro indiretti perché danneggerebbero in via diretta gli inserzionisti) per il contenimento dei danni in reputazione. È vero che le soluzioni di controllo ed enforcement sono estrema mente difficili da attuare, soprattutto perché dovrebbero essere condivise a livello globale, ma è altresì auspicabile che, anche laddove si optasse per soluzioni di autoregolamentazione, queste partano dal basso e consentano la partecipazione dei veri danneggiati dalle notizie false e virali o dalla diffamazione: innanzitutto i consumatori fuorviati e i singoli individui lesi, in secondo luogo l'informazione plurale, garantista e di qualità a difesa dalla nostra Carta Costituzionale». (AGI – Roma, 11 luglio 2017)

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