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Vertenze | 02 Mag 2019
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Hearst Marie Claire e Hearst Magazines Italia, l'editore annuncia nuovi tagli. I Cdr: «Inaccettabile»

Dichiarato uno stato di crisi aziendale con 10 esuberi su 32 giornalisti per HMC e 26 esuberi su 86 giornalisti per HMI, ossia 1 su 3. «Una decimazione», lamentano i Comitati di redazione. «Così si compromette la qualità dell'informazione».
Le testate del gruppo Hearst Magazines Italia

I comitati di redazione Hearst HMC (Marie Claire e Marie Claire Maison) e di Hearst HMI (Elle, Elle Decor, Gente, Cosmopolitan, Esquire), ritengono inaccettabili i nuovi sacrifici chiesti dall'azienda ai giornalisti. «Il 29 aprile – spiegano, in una nota, i rappresentanti dei giornalisti – l'editore ha dichiarato un nuovo stato di crisi aziendale che ha il tono di una decimazione: 10 esuberi su 32 giornalisti per HMC e 26 esuberi su 86 giornalisti per HMI, ossia 1 su 3. I giornalisti di Hearst, che in questi anni difficili hanno già pagato un tributo alla crisi economica con i licenziamenti di due colleghi, di un vicedirettore, oltre a numerose uscite per pensionamenti, prepensionamenti e incentivi all'esodo, non accettano perciò i nuovi tagli chiesti dall'editore. Una richiesta di sacrifici indirizzata, peraltro, solo ai giornalisti».

I Cdr, che «non si sono mai rifiutati e non si rifiuteranno mai di avviare un confronto serio e responsabile con l'azienda – prosegue la nota – ritengono che il 30% in meno di giornalisti comprometta irrimediabilmente la qualità dell'informazione delle testate Hearst, rendendo tra l'altro impossibile rispettare l'attuale piano di smaltimento ferie concordato con l'editore e le tempistiche di lavorazione dei giornali e dei loro numerosi allegati».

L'editore, incalzano i Cdr, «chiede ora ai giornalisti di pagare interamente il conto salato della crisi e delle recenti scelte aziendali (tra cui la delocalizzazione all'estero dei siti web di Marie Claire, Elle, Esquire, Cosmopolitan e relativi allegati), anziché rispondere con un piano strategico pluriennale di investimenti alle sfide della rivoluzione tecnologica in atto e ai cambiamenti culturali che sarebbero necessari. Chiediamo pertanto che in vista di un tavolo di trattative l'azienda riveda profondamente le attuali richieste, considerando anche altre possibili soluzioni che non penalizzino solo l'occupazione.

@fnsisocial
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