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Vertenze | 04 Giu 2017
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L'Unità sospende le pubblicazioni, i giornalisti: «Così si calpesta una storia»

Nel giorno della Festa della Repubblica che celebra il lavoro, l'editore annuncia la sospensione delle pubblicazioni. La redazione in sciopero, «come ennesimo atto di difesa e dignità», fino all'incontro tra azienda e sindacato.
L'ultimo numero dell'Unità

«Così si calpesta una storia». Questo il titolo dell'ultimo numero dell'Unità, pubblicato sabato 3 giugno nel solo formato Pdf (da giorni i giornalisti continuavano a lavorare pur sapendo che il quotidiano non sarebbe uscito in edicola perché l'editore non ha pagato lo stampatore).

«Nel giorno della Festa della Repubblica che celebra il lavoro – recita il sommario – l'editore annuncia la sospensione delle pubblicazioni. Mesi di ricatti e vessazioni. La redazione in sciopero, come ennesimo atto di difesa e dignità. Il silenzio del Pd».

E poi il comunicato dell'assemblea di redazione: «Hanno deciso di chiudere la nostra storia nel modo peggiore, calpestando diritti, calpestando lo stesso nome che porta questa testata, ciò che ha rappresentato e ciò che avrebbe potuto rappresentare».

Secondo l'editore, sospendere le pubblicazioni era la «scelta più giusta da fare» in attesa di incontrare il sindaco per illustrare la situazione economica-finanziaria del giornale e di portare a compimento le procedure di ristrutturazione aziendale.

Per i giornalisti, invece, si tratta di «una decisione grave» arrivata nel silenzio più totale da parte dell'amministratore delegato, nel silenzio più assoluto da parte di un'azienda «che non ha neanche ritenuto di dover comunicare che non avrebbe pagato gli stipendi ai lavoratori e alle lavoratrici e che oggi dà notizia di una ristrutturazione annunciata da mesi ma mai avviata davvero».

Tutto questo in un giornale che si chiama l'Unita, da sempre il giornale dei lavoratori. Giornale di cui ancora oggi è editore anche il Pd, «un Pd che ha assistito a quanto sta avvenendo da mesi, compreso il ricatto al sindacato di non pagare gli stipendi fino a quando lo stesso Cdr non avesse convinto ex dipendenti a rinunciare ai loro diritti sanciti dal giudice del lavoro, senza prendere una forte posizione pubblica», incalzano le giornaliste e i giornalisti.

E dopo aver denunciato, per l'ennesima volta, l'assenza di qualsiasi progetto e piano industriale, la redazione annuncia che sarà in sciopero fino al giorno dell’incontro in Fnsi con l'editore. «Quello che chiediamo con forza a tutti i soggetti in campo – conclude a redazione – è di avere almeno il rispetto che meritano i lavoratori e le lavoratrici di questo giornale. Il rispetto per l'Unità, fondata da Antonio Gramsci e uccisa giorno dopo giorno dall'incuria di questi ultimi due anni. In questa storia sono in diversi a dover rispondere di quanto accaduto. Le storie possono essere scritte in tanti modi. Per noi hanno scelto il peggiore».

@fnsisocial
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