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Vertenze | 12 Giu 2019
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Ore decisive per Radio Radicale, Fnsi: «Si voti subito un emendamento per salvarla»

«È in atto un attacco alla figura del giornalista come mediatore e certificatore. La vicenda non riguarda solo la radio, ma anche decine di testate, emittenti locali, agenzie. Nel mirino c'è l'intera categoria con le sue istituzioni, dall'Inpgi all'Ordine professionale», ammonisce il presidente Giulietti.
Un momento della conferenza stampa alla Camera

Radio radicale deve vivere. È netto il messaggio che arriva dalla conferenza stampa convocata a Montecitorio dopo la consegna delle 170mila firme raccolte per chiedere al governo di non spegnere l'emittente che da 43 anni fornisce un 'servizio di interesse generale', come l'Agcom ha più volte ribadito, portando nelle case degli italiani la voce delle istituzioni. Conferenza alla quale partecipano esponenti politici di tutti i partiti, eccetto il Movimento 5 Stelle. Come già successo qualche giorno fa al presidio convocato dalla Fnsi davanti alla sede della Camera.

«Chiediamo che in attesa della messa a gara del servizio sia consentito a Radio Radicale di continuare a svolgere questo servizio», dice il direttore dell'emittente, Alessio Falconio, aprendo i lavori. «Grazie ai parlamentari di tutti gli schieramenti che ci hanno sostenuto in questa battaglia», prosegue.

«Grazie perché non dimenticate mai di convocare tutti i giornalisti delle testate a rischio: emittenti locali, cooperative, giornali diocesani. Sono in pericolo centinaia di posti di lavoro», esordisce il presidente della Fnsi, Giuseppe Giulietti. «È essenziale – dice – che si approvi subito un emendamento che definirei 'istituzionale', perché dovrebbe solo tradurre in testo due voci: quella del Capo dello Stato, che ha più volte ripetuto quanto sia importante la libertà di stampa per la democrazia; e quella dell'Agcom, che dice una cosa fondamentale, cioè che va garantita la vita di Radio Radicale anche nel periodo di transizione che porterà alla gara. Non si può tagliare e imbavagliare prima e poi riformare il settore».

Assicurando la piena disponibilità del sindacato a «qualunque forma di lotta, anche clamorosa, i colleghi decideranno di intraprendere», Giulietti rileva infine: «Non si tratta solo di Radio Radicale. È in atto un attacco alla figura del giornalista come mediatore e certificatore. Un attacco che prende di mira anche l'Inpgi e l'Ordine professionale. Che parte da Radio Radicale e a cascata coinvolge le voci delle differenze e delle minoranze, le testate edite da cooperative di giornalisti, le emittenti locali, i giornali diocesani, le agenzie. Sotto tiro c'è la funzione del giornalista che fa le domande e si oppone alla fine del pensiero critico».

Sostegno anche dalla presidente dell'Ordine dei giornalisti del Lazio, Paola Spadari, che si schiera al fianco del sindacato nell'appello «affinché il Parlamento possa esprimersi su questa battaglia sacrosanta per il pluralismo dell'informazione», osserva.

Prima della conferenza stampa, le agenzie battono la posizione del vice premier leghista Salvini: «Su Radio Radicale non cambio idea rispetto a quanto ho detto prima delle elezioni: non si cancella l'esistenza di una radio con un emendamento e con un tratto di penna. Il mandato a nome della Lega in Commissione è di lavorare affinché questa voce ci sia». E durante la conferenza viene annunciata la sospensione dei lavori in Commissione in attesa che si trovi una soluzione alla vicenda. Dal momento che è quasi certo che il testo che arriverà in Aula la prossima settimana sarà blindato.

Solidarietà e sostegno alla battaglia di Radio Radicale dai parlamentari presenti, fra cui l'ex presidente della Camera, Laura Boldrini e Federico Fornaro di Leu; Renato Brunetta di Forza Italia; Luca Paoloni della Lega; Fabio Rampelli e Federico Mollicone di Fratelli d'Italia; Graziano Del Rio, presidente del Gruppo parlamentare del Pd alla Camera e i parlamentari dem Roberto Giachetti, Mauro Del Barba, Stefano Ceccandi, Filippo Sensi, Ivan Scalfarotto e Giuditta Pini; Stefano Fassina, segretario della commissione Bilancio, dove si stanno discutendo gli emendamenti al dl Crescita.

Per tutti la battaglia è ridare centralità al Parlamento, lasciare che i parlamentari possano esprimersi liberamente in Commissione. L'appello è a fare presto: presentare un emendamento che consenta a Radio Radicale di sopravvivere fino alla gara e approvarlo. Il governo, ripetono i deputati, si rimetta alla volontà del Parlamento.

A chiudere la conferenza stampa Andrea Billau e Giovanna Reanda del Comitato di redazione della radio, che annunciano: «Questo è il momento di passare dalle parole ai fatti. Ma i fatti non arrivano. Siamo preoccupati. Ci sentiamo delusi, traditi, illusi, ma non abbiamo intenzione di mollare. Comunque vada non finisce qui. Non lasceremo che ci facciano fuori in silenzio».

A conferenza finita la notizia del rinvio dei lavori delle commissioni Bilancio e Finanze della Camera sul dl Crescita: le votazioni sugli emendamenti riprenderanno domani, 13 giugno. Tra i nodi ancora da sciogliere anche quello del salvataggio dell'Inpgi, su cui il governo aveva annunciato un emendamento che non è stato ancora depositato. Il decreto è atteso in Aula lunedì 17 giugno. Le prossime saranno ore decisive.

@fnsisocial
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