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Associazioni | 11 Ago 2018
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Parma, il giornale della Diocesi licenzia 2 lavoratrici su 4 rifiutando i contratti di solidarietà. Aser e Slc-Cgil: «Illegittimo»

Ai sindacati, spiegano Serena Bersani e Davide Fellini, «non sono state fornite le informative necessarie per potere svolgere le proprie prerogative e di questo comportamento antisindacale l'Opera sarà chiamata a rispondere in sede giudiziaria».
La presidente Aser, Serena Bersani

Vita Nuova, il settimanale della Diocesi di Parma, annuncia la propria trasformazione in inserto settimanale del quotidiano cattolico Avvenire e licenzia due dipendenti su quattro, una giornalista ed una poligrafica/grafica con mansioni polivalenti, nonostante la possibilità di accedere ai contratti di solidarietà che avrebbero garantito per 36 mesi la stessa riduzione del costo di lavoro.

A dare la notizia, l'Associazione Stampa Emilia-Romagna e la Slc-Cgil di Parma che, in una nota congiunta, spiegano: «Un comportamento inaccettabile da parte di una realtà storica, legata alla Curia di Parma che, almeno fino ad ora, nelle diverse crisi che hanno colpito le imprese della provincia emiliana, si era sempre espressa, col Vescovo della città in prima fila, per la salvaguardia dei posti di lavoro. Al contrario, nei confronti dei propri dipendenti l'Opera Diocesana San Bernardo degli Uberti ha ritenuto di sottrarsi ai più elementari doveri di responsabilità sociale. Nessuna comunicazione ai sindacati, nessun rispetto delle regole contrattuali. Alle lavoratrici, nella redazione di Vita Nuova dal 1990 e dal 2000, sono state consegnate le lettere di licenziamento per poi essere frettolosamente accompagnate alla porta».

Alle organizzazioni sindacali, prosegue la nota, «non sono state fornite le informative necessarie per potere svolgere le proprie prerogative e di questo comportamento antisindacale l'Opera sarà chiamata a rispondere in sede giudiziaria. All'incontro, chiesto dall'Associazione Stampa Emilia-Romagna e dalla Slc-Cgil di Parma non appena ricevuta dalle lavoratrici la notizia dei licenziamenti, l'Opera Diocesana, rappresentata dalla direttrice generale Elena Cardinali assistita da un legale, non ha dato alcuna disponibilità ad affrontare attraverso gli ammortizzatori sociali disponibili quella che sembra essere una riorganizzazione, a dir poco, nebulosa».

Nelle lettere di licenziamento, «che i sindacati chiedono di ritirare – proseguono Aser e Slc-Cgil – si fa riferimento al progetto 'Avvenire al servizio delle diocesi'. Successivamente l'Opera diocesana ha dichiarato: 'Non si ridimensiona Vita Nuova, al contrario la si rilancia usufruendo della professionalità, della competenza e delle strutture di Avvenire'. Anche il Vescovo di Parma monsignor Enrico Solmi ha scritto in una lettera a presbiteri, membri del Consiglio pastorale e seminaristi che Vita Nuova 'offrirà una spiccata e rinnovata informazione diocesana', dimenticandosi di riferire dei due licenziamenti che sono stati effettuati per 'giustificato motivo oggettivo'».

Inoltre Opera diocesana «non ha saputo fare alcuna chiarezza su come saranno realizzate le pagine». Ai sindacati – rilevano i rappresentanti dei lavoratori – è stato detto che Vita Nuova cessa le pubblicazioni, dimezza il personale e diventa un inserto di Avvenire al cui Direttore risponderanno direttamente i giornalisti rimasti. Per questo le organizzazioni sindacali chiederanno insieme alla Federazione nazionale della Stampa italiana un incontro al quotidiano cattolico, indicato dall'Opera diocesana come il nuovo editore, per discutere del progetto 'Avvenire al servizio delle diocesi' che sta determinando la cancellazione di tanti posti di lavoro, evitabile in molti casi attraverso il ricorso agli ammortizzatori sociali. Se non possiamo che condividere la necessità di garantire la sopravvivenza delle testate legate alle diocesi, riteniamo che questo obiettivo possa e debba essere raggiunto con la più ampia salvaguardia dei posti di lavoro e delle riconosciute professionalità presenti, anche attraverso il ricorso agli ammortizzatori sociali».

In questo caso invece, concludono le sigle sindacali, «si ristruttura brutalmente, licenziando le dipendenti con la maggiore esperienza ed anzianità ed offrendo alle lavoratrici, che già sono part time a 24 e 14 ore settimanali, l'alternativa della ricollocazione, materialmente, economicamente e professionalmente insostenibile, in altra categoria professionale, con riduzione della retribuzione ed a 400 chilometri di distanza. Condizioni che non rispondono alle previsioni di legge e che si commentano da sole. Per meglio comprendere il contesto, vale la pena ricordare che l'inquadramento di una delle lavoratrici licenziate era stato regolarizzato, rispetto alle mansioni realmente svolte, appena due anni fa, al termine di un'aspra trattativa».

L'Associazione Stampa Emilia-Romagna e l'Slc-Cgil di Parma, infine, ritengono «inaccettabile la posizione di chiusura dell'Opera diocesana ed illegittimi i due licenziamenti. Pertanto metteranno in campo ogni azione sindacale e legale a tutela delle lavoratrici».

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