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Mafia 12 Ott 2013

Perquisite a Palermo le abitazioni di tre cronisti Fnsi: rischio reale di corto circuito tra media e magistratura

“Un filo contorto sta rischiando di provocare un grave corto circuito nel rapporto tra informazione e magistratura in Sicilia. E’ quanto siamo costretti a pensare dopo una serie di vicende che vedono i giornalisti messi sotto pressione nel corso di indagini volte a prevenire e a combattere gravi reati mafiosi. Impossibile accettare come atto ordinario, la perquisizione nell’abitazione di tre cronisti palermitani, Giuseppe Lo Bianco, Sandra Rizza (che operano per il Fatto Quotidiano) e Riccardo Lo Verso del sito di informazione “Live Sicilia”, disposta sabato scorso dalla Procura di Catania.

“Un filo contorto sta rischiando di provocare un grave corto circuito nel rapporto tra informazione e magistratura in Sicilia. E’ quanto siamo costretti a pensare dopo una serie di vicende che vedono i giornalisti messi sotto pressione nel corso di indagini volte a prevenire e a combattere gravi reati mafiosi. Impossibile accettare come atto ordinario, la perquisizione nell’abitazione di tre cronisti palermitani, Giuseppe Lo Bianco, Sandra Rizza (che operano per il Fatto Quotidiano) e Riccardo Lo Verso del sito di informazione “Live Sicilia”, disposta sabato scorso dalla Procura di Catania.

Pare che gli investigatori cercassero l’origine di una presunta fuga di notizie. Ma non può non porre pesanti interrogativi il fatto che – a quanto se ne sa – si tratta di un’inchiesta contro ignoti per violazione di segreto d’ufficio con l’aggravante di aver favorito la mafia. Perquisire dei giornalisti che hanno riportato notizie, di cui sono venuti a conoscenza sulla base di ricerche e valutazioni di carattere professionale, in un’indagine che richiama reati di tale gravità, pare assolutamente allarmante.  Possono i colleghi aver violato segreto d’ufficio di documenti di cui non hanno responsabilità di custodia e né di altro genere non essendo operatori di pubblico ufficio? Perché continuare a mirare sui giornalisti che hanno invece il dovere di informare su vicende  di interesse pubblico di cui sono a conoscenza? E addirittura si può accostare questo lavoro giornalistico a un’attività di favore verso la mafia, quando i cronisti stanno lavorando per offrire notizie al pubblico che risultano anche utili, per la loro portata conoscitiva, a promuovere cultura e interesse sociale per la legalità? Se invece ci sono sospetti e contrasti interni alle stesse magistrature, ancora meno comprensibile sarebbe l’interferenza sui giornalisti.
Le sentenze della Corte di Strasburgo, per l’arretratezza del nostro Codice in materia di limitazione alla stampa e per certe azioni investigative contro i giornalisti continuano, ad essere inascoltate. La vicenda di Lo Bianco, Rizza e Lo Verso non può che avere la solidarietà di tutto il Sindacato dei giornalisti, che già si espresso a livello regionale con l’Associazione della Stampa e l’Ordine  e, nazionalmente, anche con l’Unione Cronisti Italiani.
In Sicilia sono già troppi i condizionamenti pesanti per l’attività libera dei giornalisti. Si pensi alla grave minaccia a un collega di Ragusa, ultimo in ordine di tempo, e a tanti altri episodi subiti spesso senza tutele alcune dai colleghi più indifesi che operano sulla frontiera delle cronache locali. La messa in discussione permanente (è accaduto più volte nell’isola) del segreto  professionale dei giornalisti da parte della magistratura diventa oggi elemento di corto circuito piuttosto sgradevole.”

 

PALERMO: PERQUISITE ABITAZIONI CRONISTI. L’EUROPA CONDANNA 

Le abitazioni di tre giornalisti palermitani, Giuseppe Lo Bianco, Sandra Rizza e Riccardo Lo Verso sono state perquisite alle 7.30 dai carabinieri del Nucleo investigativo del Comando provinciale di Catania che hanno eseguito un provvedimento del sostituto procuratore della Repubblica di Catania, Carmelo Zuccaro.
La perquisizione sarebbe scaturita da una presunta fuga di notizie relativa ad una indagine sul capomafia di Corleone, Salvatore Riina che dal carcere continuerebbe a guidare Cosa nostra. L'articolo firmato da Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza è stato pubblicato sul Fatto Quotidiano mercoledì 9 ottobre mentre Lo Verso ha riportato la stessa notizia sul sito d'informazione Live Sicilia. I carabinieri hanno perquisito le abitazioni dei tre cronisti, e hanno analizzato i personal computer, gli smartphone, le memorie digitali, i tablet e le agende dei giornalisti. Il Fatto Quotidiano aveva titolato lo scoop così: “La Juve è una bomba. Totò Riina lancia nuova stagione di stragi”.
L'Unione nazionale cronisti italiani e il Gruppo siciliano dell’UNCI, esprimono solidarietà ai tre cronisti sottoposti a perquisizione e sottolineano che appena ieri il commissario per i diritti umani della EU, Nils Muiznieks, ha direttamente criticato l’Italia per l’arretratezza delle sue norme sul diritto all’informazione e per non essersi ancora uniformata alla giurisprudenza che promana dalla Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo. Il Governo italiano se vuole cancellare questo primato negativo deve allineare subito la legislazione alle più civili e liberali norme europee. Roma 12 ottobre 2013

MAFIA: INDAGINI SU RIINA, PERQUISITE LE ABITAZIONI DI 3 CRONISTI

Una perquisizione a casa di tre giornalisti palermitani è stata eseguita da carabinieri del Nucleo investigativo di Catania, su ordine del procuratore aggiunto del capoluogo etneo, Carmelo Zuccaro. Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza del Fatto Quotidiano e Riccardo Lo Verso di Livesicilia.it nei giorni scorsi hanno pubblicato notizie su un'indagine condotta dalla procura di Caltanissetta sulle nuove attività di Totò Riina, che in alcuni colloqui in carcere con i familiari avrebbe fatto riferimenti e allusioni a nuovi possibili attentati contro magistrati palermitani e di Caltanissetta, anche in collegamento con le cosche pugliesi. Da qui il possibile interesse della procura di Catania, che indaga sulle vicende penali che vedono come vittime o come protagonisti i magistrati nisseni. Le perquisizioni sono state effettuate nelle abitazioni, nelle auto e negli altri locali 'di pertinenza' dei tre giornalisti, alla ricerca di carte, documenti, memoria dei computer personali. (PALERMO, 12 OTTOBRE - AGI) 

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