Si è spenta a soli 63 anni la collega Franca Ferri, già componente dei Cdr del Gruppo Editoriale Nazionale. Lo rende noto venerdì 3 luglio 2026 l’Aser, che come ricordo della collega pubblica l’articolo scritto su Quotidiano.net da Massimo Pandolfi:
«Le piaceva raccontare e insegnare il futuro. Il mondo che verrà, nascosto dentro alla tecnologia e alla scienza finché qualcuno non lo svela, come ha fatto Franca Ferri – giornalista, caporedattrice del nostro giornale, scomparsa a 63 anni a Bologna – , scoprendo Internet dalla fine degli anni 90, arrivando ai progressi della medicina ai nostri giorni.
Carattere forte, fortissimo. Forgiato anche dal brutale assassinio a Forlì, da parte delle Brigate rosse, di Roberto Ruffilli, suo cugino, del quale era rimasta la parente più vicina dopo la scomparsa della madre Silvana, zia del senatore. Un legame travasato nell’impegno diretto nella Fondazione Ruffilli.
Carattere forte, a volte spigoloso, sì: con Franca si poteva litigare, certo, ma aveva un cuore d’oro. Chi ha avuto l’onore di averla come amica lo sa. Senso dell’impegno, sempre. Portato più volte dentro ai Comitati di redazione, i sindacati dei giornalisti, dei quali ha fatto parte.
Oppure indossando i panni della maestra nei corsi di formazione; o ancora alla guida della redazione web del Resto del Carlino.
E infine seguendo in prima persona, e per anni, Salus, il nostro inserto dedicato alla medicina e alla salute.
Poi quando scriveva: insieme semplice e rigorosa. Il tutto con la stessa bussola, l’identica missione: far capire che il futuro ci stava già venendo addosso.
Franca Ferri aveva anche un lato pop che si fondeva con il rigore professionale. I concerti, i viaggi, tantissimi e ovunque. L’ultimo, importante, la scorsa estate, a Stromboli. E poi la subacquea, lo yoga, la moda.
Dai Rolling Stones (ricordava sempre di esserci stata ai tempi del “vincerete tre a uno” urlato da Mick Jagger al concerto torinese del 1982, la sera della finale Italia-Germania ai mondiali di calcio 1982) ai Coldplay, da Mahmood ad Achille Lauro per passare ai tempi recenti.
Al passo coi tempi, sempre. Proprio quello di Achille Lauro è stato l’ultimo concerto a cui ha assistito in primavera a Bologna, la sua Bologna, città d’adozione.
Viveva lì, praticamente sotto le Due Torri: la amava, la conosceva a memoria. E poi Forlì, dove è nata e cresciuta, la sua Romagna, la sua piadina romagnola che si faceva portare direttamente a Bologna, sempre dallo stesso chiosco.
Tante passioni aveva Franca Ferri, tutte passioni mai intaccate neppure negli anni della malattia, affrontati con la dignità e la grinta di una donna autonoma che non ha mai rinunciato a rimanere, come diceva Steve Jobs, uno dei suoi miti, affamata e folle». (anc)