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Osservatorio sui media 11 Ott 2005

Inchiesta sulla qualità della tv europea: risultato deludente

Gli europei hanno circa 4.000 canali televisivi tra cui scegliere, ma sempre meno programmi di qualità da vedere: è questo il responso dell’inchiesta condotta da un comitato di controllo europeo sui media.

Gli europei hanno circa 4.000 canali televisivi tra cui scegliere, ma sempre meno programmi di qualità da vedere: è questo il responso dell’inchiesta condotta da un comitato di controllo europeo sui media.

(Astro9colonne) - Bruxelles, 11 ott - Gli europei hanno circa 4.000 canali televisivi tra cui scegliere, ma sempre meno programmi di qualità da vedere: è questo il responso dell’inchiesta condotta da un comitato di controllo europeo sui media. Il rapporto dell’Open Open Society Institute afferma che la tv resta la fonte primaria d’informazione per molti europei, anche se i programmi stanno diventando “meno informativi e sempre più sensazionalistici”. L’Istituto ha analizzato regolamentazione, contenuto e assetto proprietario delle tv di oltre 20 paesi europei: 12 Stati membri dell’UE, quattro candidati all’ingresso nell’Unione e quattro potenziali candidati futuri. Ha riscontrato un calo evidente della qualità e delle notizie. “Il giornalismo investigativo e i programmi di approfondimento sono sempre più difficili da trovare, sia nel servizio pubblico sia tra le emittenti private. I telespettatori spesso non ricevono le informazioni necessarie alla consapevolezza politica e sociale”, sottolinea l’Istituto. Miklos Haraszti, esperto indipendente dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa, ha dichiarato che “la concorrenza dei canali commerciali in alcuni paesi ha portato ad una vera e propria guerra con il servizio pubblico. La conseguenza inevitabile è che anche le tv pubbliche hanno abbassato la qualità puntando su programmi accattivanti quanto mediocri”. L’Istituto ha poi ammonito alcuni paesi per la loro “ambigua relazione tra politica e media”: richiamandosi al valore del pluralismo e della trasparenza, ha citato esempi negativi di “personaggi politici che hanno importanti interessi nel settore mediatico”. Tra gli “ammoniti” anche l’Italia, dove Silvio Berlusconi “esercita troppa influenza sia direttamente sia indirettamente su tutti i campi legati all’informazione”.

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