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Minacce | 17 Gen 2017
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La Fnsi parte civile nel processo ai presunti aggressori di Federica Angeli. «I colleghi non sono soli, diamo loro la scorta mediatica»

«I giornalisti minacciati devono sapere che non saranno lasciati soli». Questo il messaggio lanciato dal segretario Lorusso e dal presidente Giulietti nel corso della conferenza stampa organizzata per presentare la costituzione di parte civile della Fnsi nel processo al fianco della collega minacciata.
Alcuni momenti della conferenza stampa
Alcuni momenti della conferenza stampa (Foto: @manumas78)
Alcuni momenti della conferenza stampa
Alcuni momenti della conferenza stampa
Alcuni momenti della conferenza stampa
Alcuni momenti della conferenza stampa

«I colleghi non sono soli». Il presidente della Fnsi, Giuseppe Giulietti, ha voluto ribadirlo ancora una volta nel corso della conferenza stampa in cui è stata presentata la costituzione di parte civile della Federazione nazionale della stampa italiana al fianco della giornalista Federica Angeli, minacciata e costretta a vivere sotto scorta per via del suo lavoro di denuncia del malaffare a Ostia.

«La Federazione della stampa, insieme con le Associazioni regionali di stampa, l’Ordine dei giornalisti e le altre associazioni che si battono per la libertà di informazione – ha spiegato il presidente Giulietti – sono vicine a Federica e a tutte le giornaliste e i giornalisti “sotto tiro”. Il nostro obiettivo è creare una squadra che assicuri ai colleghi una sorta di “scorta mediatica” che li protegga da chi vorrebbe imbavagliarli con minacce e intimidazioni.

Un atto di solidarietà nei confronti dei cronisti, dunque, ma anche nei confronti dei cittadini che senza il lavoro coraggioso di chi prova ad illuminare corruzione e mafie sarebbero meno informati, «a danno della stessa democrazia», ha rilevato il segretario generale della Fnsi, Raffaele Lorusso.

Alla conferenza stampa erano presenti anche i rappresentanti dell’Ordine dei giornalisti del Lazio, i colleghi di Articolo21, Pressing NoBavaglio, Usigrai, Unione cronisti, Cronisti romani e una delegazione del sindacato dei giornalisti della Somalia.

«Federica non è isolata – ha incalzato Lorusso – come non lo sono Paolo Borrometi, al fianco del quale la Fnsi si è già schierata anche in tribunale, a Ragusa, o Michele Albanese o Amalia De Simone, da poco premiati dal presidente della Repubblica per il loro meritorio lavoro.

«Lanciamo da qui un messaggio ai colleghi, ma anche all’opinione pubblica – hanno concluso i vertici della Fnsi – perché anche i cittadini sappiano che a nessuno è consentito di molestare la libertà di espressione tramite minacce ai giornalisti. E questo a tutela di quella libertà di informazione che è alla base di ogni ordinamento democratico».

E mercoledì 25 gennaio i rappresentanti del sindacato dei giornalisti saranno anche fisicamente in aula con Federica Angeli e con gli avvocati.

«Per un cronista è importante sapere che in tribunale avrà al fianco le istituzioni della categoria», ha osservato Federica Angeli dopo aver ripercorso le tappe della vicenda, iniziata il 23 maggio 2013, che approderà a breve dinanzi al giudice. «La nostra – ha spiegato – è una battaglia contro quella sicurezza che i criminali hanno di restare impuniti. Cercano di isolarci, di intimidirci prendendo di mira gli affetti, di screditare il nostro lavoro agli occhi dell’opinione pubblica. Per questo è fondamentale il messaggio della Fnsi che si è schierata al fianco dei cronisti minacciati: per sconfiggere la criminalità dobbiamo essere uniti e creare solidarietà».

Di una battaglia di legalità e libertà che riguarda il giornalismo e i giornalisti ha parlato Carlo Parisi, segretario generale aggiunto della Fnsi: «Dobbiamo lottare insieme con quei colleghi che ogni giorno ci mettono la faccia e rischiano di rimetterci la vita per svolgere con correttezza il proprio lavoro».

Parisi e Lorusso hanno anche salutato i colleghi del sindacato somalo presenti alla conferenza stampa, Omar Faruk Osman, Farah Mohammed Yusuf e Mohammad Musse Mohammud, ricordando la battaglia per la democrazia che i colleghi combattono in Somalia, dove in nome della libertà di espressione i giornalisti muoiono.

Presenti alla conferenza stampa anche i legali che accompagneranno Federica Angeli e la Federazione della stampa nel processo che inizierà la prossima settimana. L’avvocato Maurizio Calò ha citato l’articolo 19 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, «che tutela la liberà di opinione – ha osservato – anche da ogni molestia che possa affievolirla», e ha ricordato il motto “conoscere per deliberare” che «sta alla base di ogni diritto dei cittadini e proprio per questo ogni regime dispotico vuole mettere il bavaglio alla libera informazione.

Mentre l’avvocato Giulio Vasaturo ha ricordato Santo Della Volpe e Roberto Morrione e il loro lavoro a sostegno dei giornalisti minacciati e contro le querele temerarie. «Grazie all’impegno della Fnsi per i giornalisti “sotto tiro” – ha rilevato Vasaturo – si sta creando una rete tra giornalisti, associazioni e avvocati che lottano tutti per gli stessi valori. Ora è importante mobilitarci anche contro l’odio che dilaga in rete contro i cronisti che con il loro lavoro tentano di dare luce e voce a quello che accade ai margini della legalità e che troppo spesso sono fatti oggetto di attacchi su blog e social network».

Appello subito accolto dal presidente Giulietti e dal segretario Lorusso che hanno ribadito l’impegno del sindacato contro i discorsi d’odio e concluso la conferenza stampa dedicando le iniziative a difesa dei cronisti minacciati proprio a Santo Della Volpe e Roberto Morrione.

Solidarietà a Federica Angeli è stata espressa anche dal segretario del sindacato dei giornalisti somali, Omar Faruk Osman, che ha dedicato un pensiero ai 3 giornalisti uccisi nel suo Paese nel solo 2016 (37 i cronisti uccisi in Somalia negli ultimi 4 anni) e ai 47 colleghi arrestati dal regime per il solo fatto di aver voluto raccontare quello che accade ogni giorno nello Stato africano.

@fnsisocial
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