Valter Lavitola, imprenditore ed ex giornalista-editore in passato già coinvolto in altre vicende giudiziarie, è indagato per l'attentato al giornalista Sigfrido Ranucci, avvenuto a Pomezia (Roma) nell'ottobre del 2025. Per i pm della Capitale sarebbe lui il mandante dell'azione dinamitarda avvenuta all'esterno della villetta dove il conduttore di Report vive con la famiglia.
Lavitola - riporta l'agenzia Ansa lunedì 6 luglio - è stato oggetto di una perquisizione da parte dei carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma e Frascati su mandato dei pm della Dda. Nel corso della perquisizione sono stati sequestrati il cellulare e il pc dell'indagato. Da quanto emerge dal decreto di perquisizione disposto il 4 luglio 2026, a Lavitola la Procura di Roma contesta, tra gli altri, anche il reato di strage. Sul movente è ancora in corso l'indagine.
Il reato è contestato in concorso con componenti della banda arrestati la scorsa settimana e con Gomes Clesio Tavares, cittadino camerunense di 47 anni ritenuto l'intermediario tra l'imprenditore e gli esecutori materiali. Nell'atto si afferma che Lavitola ha dato mandato a Clesio Tavares di «individuare soggetti in grado di reperire esplosivo e farlo esplodere davanti all'abitazione del giornalista» e che sempre Lavitola, un mese prima dell'attentato, ha effettuato con il 47enne un sopralluogo «nei pressi dell'abitazione» del conduttore.
A Lavitola e ai quattro è contestata in concorso la detenzione, porto in luogo pubblico e uso di ordigno esplosivo, minaccia e danneggiamento, aggravati dal metodo mafioso.
«È una notizia che mi ha lasciato un senso di stordimento, con Valter abbiamo avuto un rapporto d'amicizia dopo che è stato oggetto di nostre inchieste, è stata anche una fonte importante per alcune inchieste di Report, sono convinto, finché non vedo ovviamente le prove, della sua innocenza. Tuttavia sono convinto che anche se dovessero emergere delle responsabilità, non avrebbe mai fatto del male a me e alla mia famiglia», il commento di Ranucci ripreso dalle agenzie.
«Mi affido completamente alle indagini della procura di Roma - aggiunge il giornalista - che ha svolto con il nucleo dei Carabinieri di via In Selci, un nucleo investigativo, un'inchiesta molto rigorosa, anche dal punto di vista etico. Vedremo quali sono gli sviluppi».
Attentato a Sigfrido Ranucci, i consiglieri Rai Natale, Majo e Di Pietro: «Da tutto il vertice richiesta che si faccia chiarezza»
Sulla vicenda intervengono i consiglieri Rai Alessandro di Majo, Davide Di Pietro e Roberto Natale con una nota diffusa dall’agenzia Ansa il 9 luglio: «Può e deve essere di tutto il Cda, senza distinzioni di parte, la richiesta che si faccia la massima chiarezza sulla vicenda che vede coinvolto Sigfrido Ranucci. La tutela dell'immagine e della credibilità del servizio pubblico è il primo dei nostri doveri. Insieme chiediamo chiarezza come insieme gli avevamo portato solidarietà in Via Teulada il giorno dopo l'attentato».
La Rai sospende cautelativamente le repliche estive di Report: «In attesa che si chiarisca la vicenda che coinvolge Ranucci»
«In attesa che si faccia piena chiarezza sulla delicata e complessa vicenda che vede coinvolto il conduttore Sigfrido Ranucci», la Direzione Approfondimento della Rai «ha ritenuto opportuno sospendere cautelativamente la messa in onda delle repliche estive della trasmissione televisiva Report, a tutela di un patrimonio editoriale di grande valore per il servizio pubblico». Lo annuncia l'azienda in una nota riportata dall’agenzia Ansa venerdì 10 luglio. «Resta fermo l'appuntamento con la nuova stagione di Report, che tornerà in onda a partire dal prossimo mese di novembre», conclude la nota.
La sospensione estiva delle puntate di Report nascerebbe per «la necessità di tutelare il marchio Report, il brand, e la redazione, compreso Sigfrido Ranucci». È quanto apprende l'Adnkronos da fonti Rai, secondo le quali questo sarebbe l'orientamento maturato ai vertici dell'azienda che avrebbe portato allo stop estivo del programma di inchiesta. Una decisione nata dopo una serie di «riflessioni sul da farsi, da un punto di vista prettamente aziendale».
I consiglieri Rai Natale, Majo e Di Pietro: «Contrari alla sospensione di Report, vogliamo chiarezza e non censure»
«Esprimiamo la nostra contrarietà alla decisione di sospendere cautelativamente la messa in onda delle repliche estive di Report. Abbiamo detto ieri e ripetiamo oggi che auspichiamo la massima chiarezza da parte della magistratura sulla vicenda che coinvolge Sigfrido Ranucci: a tutela dell'immagine Rai, dei giornalisti del servizio pubblico e dello stesso Ranucci. Ma non si capisce che cosa c'entri con questa esigenza di chiarezza la decisione della Direzione Approfondimento. A meno che non si tratti di puntate connesse in qualche modo all'indagine in corso, il provvedimento sembra solo una punizione che vuole soddisfare le richieste giunte a gran voce da una parte politica. Noi vogliamo chiarezza, non vendette o censure". Così in una nota riportata dall’agenzia Ansa i consiglieri di amministrazione Rai Alessandro di Majo, Davide Di Pietro e Roberto Natale.
Ranucci: «Congetture assurde, si delegittima il lavoro dei giornalisti»
«Apprendo con sconcerto e con preoccupazione per l'informazione tutta che la Rai ha deciso di utilizzare il pretesto delle vergognose congetture, assurde, che sono state veicolate nelle ultime ore da alcune dichiarazioni politiche e da alcune ricostruzioni giornalistiche, per sospendere le repliche estive di puntate di inchiesta di Report già trasmesse'». Così Sigfrido Ranucci in una nota stampa dell'avvocato Roberto De Vita riportata dall’Adnkronos il 10 luglio. «Questa – conclude il conduttore di Report - è la delegittimazione non solo della mia persona ma anche di tutto il lavoro dei singoli giornalisti».
Di Trapani: «Sospensione un atto gravissimo»
«La sospensione è un atto gravissimo»: è il commento sulla vicenda da parte del presidente della Fnsi, Vittorio di Trapani, in una nota.
Usigrai: «Così si attacca il lavoro della redazione»
La decisione della Direzione Approfondimento di sospendere le repliche di Report colpisce il lavoro di tutta la redazione. Una scelta che non tutela il lavoro di colleghe e colleghi e anzi alimenta dubbi sul futuro di Report», rileva l'Usigrai, che bolla la decisione come «un danno per la Rai, per chi ci lavora, per un programma che da decenni rappresenta il giornalismo di inchiesta del servizio pubblico».
Il Cdr Approfondimento Rai «sostiene i colleghi della redazione Report»
Il Cdr Approfondimento «sostiene i colleghi della redazione di Report e ne condivide le preoccupazioni sul futuro del programma». Per i rappresentanti sindacali, il messaggio che giunge all'opinione pubblica è infatti «ambiguo» e «la decisione di sospendere le puntate estive - si legge in una nota - getta un ombra su Sigfrido Ranucci, che ricordiamo essere parte lesa di questa vicenda».
La redazione di Report: «Censura senza precedenti»
«Non comprendendo quale connessione possa esserci tra i fatti emersi in questi giorni e le nostre inchieste, riteniamo che questa decisione sia lesiva del nostro lavoro e del nostro impegno e temiamo che possa preludere a una nostra cancellazione in vista della prossima stagione», questa la risposta della redazione di Report alla sospensione delle repliche estive della trasmissione. «Del resto - proseguono giornaliste e giornalisti - questa decisione è l'estrema conseguenza di una pressione costante subìta in questi anni, che culmina nella recente richiesta di Fratelli d'Italia di svolgere un'indagine interna alla Rai su Report. Quindi verrebbe da dire: non vedevano l'ora. Questa censura senza precedenti avviene ancor prima che le indagini della magistratura abbiano definitivamente chiarito che cosa e chi sta dietro l'attentato a Sigfrido Ranucci, che ricordiamo è parte lesa in un procedimento giudiziario».
Stampa Romana: «Cancellazione repliche Report attacco al giornalismo d'inchiesta»
«La cancellazione delle repliche di Report, motivata in modo surreale, è un inaccettabile attacco al lavoro della redazione del programma e al giornalismo d'inchiesta». Così l'Associazione Stampa Romana che - in una nota diffusa sabato 11 luglio 2026 - esprime «la massima solidarietà ai colleghi e chiede alla Rai di rivedere una decisione che sa di censura e svilisce il ruolo e la missione del Servizio Pubblico».