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Internazionale 11 Set 2016

No bavaglio in Turchia, la Fnsi raccoglie l'appello del premio Nobel Orhan Pamuk: «Vicini ai giornalisti turchi»

Can Dundar lo aveva detto già  prima di essere condannato: la Turchia è il più grande carcere al mondo per i giornalisti. Ora, contro la soppressione dei diritti e delle libertà , non solo di informazione, in quel Paese arriva anche l'appello del premio Nobel Orhan Pamuk. «La Fnsi è al fianco dei cronisti che hanno deciso di sfidare la galera pur di riaffermare il loro "No" al bavaglio turco», dicono il segretario Lorusso e il presidente Giulietti.

«L'appello lanciato su Repubblica dal premio Nobel per la letteratura Orhan Pamuk contro la soppressione dei diritti e delle libertà, non solo di informazione, in Turchia non può restare inascoltato». Raffaele Lorusso e Giuseppe Giulietti, segretario generale e presidente della Fnsi, si schierano al fianco dei giornalisti turchi e rilanciano l'appello di Pamuk.

«La Turchia, come aveva profetizzato il giornalista Can Dundar, a sua volta condannato, è già diventato il più grande carcere al mondo per i giornalisti. Per questo - proseguono i vertici della Fnsi - ci sembra giusto sottoscrivere le parole del premio Nobel e chiedere alle istituzioni italiane di farsi portavoce in Europa del grido di aiuto che giunge da quel Paese».

E per riaffermare il netto “No” al bavaglio turco, la Fnsi, insieme con i sindacati dei giornalisti degli altri Paesi europei, «si farà promotrice – anticipano Lorusso e Giulietti – di un'iniziativa comune sotto l'egida delle Federazioni internazionale ed europea dei giornalisti per affiancare quei cronisti che hanno deciso di sfidare la galera pur di continuare a lottare per la libertà e i diritti in Turchia».

Leggi qui l'appello del premio Nobel Orhan Pamuk.

@fnsisocial

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