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Internazionale | 11 Set 2017
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Riprende il processo ai lavoratori di Cumhuriyet, i giornalisti di tutto il mondo al fianco dei colleghi

Tornano alla sbarra i giornalisti di una delle ultime voci libere rimaste in Turchia dopo la stretta ai media imposta dal presidente Erdogan. Appello della Fnsi ai colleghi italiani: «Continuiamo ad illuminare la loro vicenda, ad Ankara è in atto una svolta autoritaria».
Una vignetta della prima udienza del processo

Riprende oggi il processo ai lavoratori del quotidiano turco Cumhuriyet, dopo la settimana di udienze dello scorso luglio, al termine della quale i giudici del tribunale di Istanbul hanno concesso la libertà condizionata a 7 degli 11 imputati detenuti in via cautelare. Questa volta l'udienza si svolgerà in un'aula della prigione di Silivri, non lontano da Istanbul, dove da mesi si trovano alcuni colleghi chiamati alla sbarra.

Le accuse a loro carico sono di aver sostenuto il terrorismo, di avere legami con il Pkk curdo e con Feto, il movimento legato a Fethullah Gulen al quale le autorità di Ankara addebitano la responsabilità del fallito colpo di stato del 15 luglio 2016. Accuse che ad alcuni degli imputati possono costare fino a 43 anni di carcere.

Già in occasione delle prime udienze di quello che organizzazioni internazionali come la Ifj considerano un processo alla libertà di informazione in Turchia, una delegazione di giornalisti provenienti da tutto il mondo aveva manifestato fuori dal tribunale insieme con i familiari, gli amici e i colleghi degli imputati. Anche questa volta i giornalisti di tutto il mondo saranno al fianco dei lavoratori sotto processo.

E anche per questa nuova udienza la Fnsi, che con il segretario generale Raffaele Lorusso a giugno ha seguito per conto della Federazione europea dei giornalisti il processo ai giornalisti Ahmet e Mehmet Altan e che a luglio ha animato, insieme con Articolo21 ed altre associazioni, la protesta in rete ribadendo con forza #NoBavaglioTurco, torna a chiedere ai media italiani di illuminare la vicenda dei lavoratori di Cumhuriyet, una delle ultime voci libere rimaste in Turchia.

«Non possiamo permettere – commenta il sindacato dei giornalisti italiani – che il mondo dimentichi quello che sta accadendo in quel paese, divenuto negli ultimi anni "la più grande prigione al mondo per i giornalisti", secondo la definizione che ne ha dato l'ex direttore di Cumhuriyet Can Dündar, anche lui sotto processo e costretto in esilio in Germania solo per aver fatto il proprio dovere di informare i cittadini».

@fnsisocial
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