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Internazionale | 28 Lug 2016
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Turchia, il governo chiude 131 organi di informazione. In Italia prosegue la mobilitazione di giornalisti e magistrati

La repressione del presidente turco Erdogan raggiunge numeri da brividi. Anche quando si abbatte sulla libertà di informazione. Dopo gli 89 giornalisti colpiti da ordine di arresto, sale anche il computo dei media chiusi dal governo: 130, secondo il quotidiano Hurriyet. In Italia, intanto, si susseguono le manifestazioni di protesta. Oggi mobilitazioni a Genova e Trento.
Manifestanti in piazza a Roma

La repressione del presidente turco Recep Tayyip Erdogan raggiunge numeri da brividi. Anche quando si abbatte sulla libertà di informazione. Dopo gli 89 giornalisti colpiti da ordine di arresto, sale anche il computo dei media chiusi dal governo: in base a quanto riporta il quotidiano Hurriyet, sarebbero 130 gli organi di informazione chiusi perché accusati di far parte della struttura parallela del magnate e imam Fethullah Gülen, ritenuto la mente del tentato colpo di stato del 15 luglio.

Nello specifico si tratta di 3 agenzie, 16 canali televisivi, 23 radio, 45 quotidiani, 15 riviste e 29 case editrici. Tra i quotidiani chiusi spiccano i nomi di Taraf e di Zaman, quello che fino a qualche mese fa era il quotidiano più letto nel Paese. Poi posto sotto amministrazione controllata.

Proseguono, intanto, in Italia le manifestazioni di protesta contro le epurazioni post golpe. Dopo le manifestazioni a Roma, Bari e Milano, oggi pomeriggio (alle 18) a Genova l’Associazione ligure dei giornalisti sarà in piazza insieme alle rappresentanze regionali dei sindacati confederali e ai giornalisti della regione per chiedere alle istituzioni europee di intervenire, per denunciare il giro di vite imposto ai media turchi e tenere alta l’attenzione su quanto sta accadendo in Turchia, anche per evitare la routine dell'assuefazione nel nostro lavoro quotidiano di fare e ricevere informazione.

A Trento, gli Ordini professionali di avvocati, magistrati e giornalisti del Trentino- Alto Adige, insieme all'Università di Trento, hanno redatto un documento congiunto, proposto dall'Ordine degli avvocati, in cui «condannano e ripudiano gli intollerabili metodi di giustizia sommaria perpetrati dal governo turco» chiedendo «che le istituzioni democratiche del nostro Paese, della Comunità europea e internazionali, si attivino immediatamente censurando e monitorando quanto sta accadendo in Turchia».

A presentarlo oggi ai giornalisti sono stati il presidente dell'Ordine degli avvocati di Trento, Denis De Bertolini, il presidente della giunta distrettuale dell'Anm del Trentino-Alto Adige, Pasquale Profiti, il rettore dell'Università di Trento, Paolo Collini, il presidente dell'Ordine dei giornalisti del Trentino-Alto Adige, Fabrizio Franchi, il presidente del Tribunale di Trento, Guglielmo Avolio, e l'avvocato Nicola Canestrini, presidente dell'Unione camere penali.

«È una sollecitazione unitaria – ha affermato De Bertolini – per contrastare la violazione della dignità dell'uomo e l'azzeramento della democrazia che sta avvenendo in Turchia, dove magistrati, avvocati, giornalisti e professori universitari, sentinelle della tutela dei diritti umani, sono umiliati e imprigionati con arresti e trattamenti illegali».

I presidenti degli ordini hanno concluso l'incontro esprimendo l'auspicio che l’iniziativa possa servire da sollecitazione per altre iniziative analoghe a livello nazionale.

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