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Associazioni | 12 Gen 2021
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Abruzzo, piccoli Comuni da mesi senza giornali. L'Assostampa: «Negato il diritto all'informazione»

Dall'entroterra Chietino ai borghi della Val Fino, a cavallo tra le province di Pescara e Teramo, sono molti i centri i cui abitanti sono privati di quotidiani e periodici. Una situazione che il sindacato regionale intende affrontare avviando «tutte le interlocuzioni politiche e istituzionali necessarie» ad evitare «la marginalizzazione di ampie fasce di pubblica opinione», rileva Ezio Cerasi.
Il segretario del Sindacato Giornalisti Abruzzesi, Ezio Cerasi

«L'informazione è un diritto negato per i cittadini di sei Comuni dell'entroterra Chietino, Torricella Peligna, Gessopalena, Montenerodomo, Colledimacine, Pennadomo, Gessopalena, le cui edicole da mesi non vengono rifornite di quotidiani e periodici per scelta unilaterale del distributore (Adriatica press spa) che opera nel mercato abruzzese in regime di monopolio». Lo denuncia il segretario del Sindacato Giornalisti Abruzzesi che, in una nota, aggiunge: «Una situazione di crisi che va ad aggiungersi a quella da tempo denunciata nella Val Fino, a cavallo tra le province di Pescara e Teramo, dove per paradosso la sospensione della distribuzione dei giornali ha coinciso con la prima e più acuta fase della pandemia da Covid-19 che ha avuto in quella zona uno dei focolai più gravi della regione. Il diritto a un'informazione puntuale e pluralista ne è risultato doppiamente penalizzato».

Le denunce dei sindaci del Chietino ai vertici dell'Anci e al sottosegretario di Stato con delega all'editoria Andrea Martella raccontano purtroppo una storia comune a molti piccoli centri dell'entroterra abruzzese. «Da anni – incalza Cerasi – a Taranta Peligna è l'amministrazione comunale che si fa carico della distribuzione di quotidiani e periodici. Il Sindacato Giornalisti Abruzzesi denuncia con forza questo pericoloso arretramento del livello di civiltà in larghe aree del territorio regionale. Non è soltanto un diritto costituzionalmente garantito a uscire penalizzato da scelte aziendali ingiustificabili e inaccettabili; non è soltanto il lavoro di decine di giornalisti impegnati a livello locale nell'informazione su carta a essere esposto a ulteriori fattori di rischio, in una delicata fase di transizione digitale. È la marginalizzazione di ampie fasce di pubblica opinione, che ragioni anagrafiche e "digital divide" allontanano dall'accesso ai canali di informazione online, a raccogliere la nostra denuncia e la nostra indignazione come corpo sociale».

Il Sindacato Giornalisti Abruzzesi, conclude il segretario regionale, «intende promuovere un fronte largo di rappresentanza degli interessi in gioco, insieme agli istituti di categoria dei giornalisti, alle associazioni di categoria dei rivenditori, all'Associazione Comuni Italiani e all'Unione Province, per avviare tutte le interlocuzioni politiche e istituzionali necessarie a ristabilire pari condizioni di accesso all'informazione per i cittadini abruzzesi».

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