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Associazioni | 08 Set 2020
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Bari, minacce a cronista della Gazzetta del Mezzogiorno. Cdr e Assostampa: «Le autorità intervengano»

Nel mirino dei leoni da tastiera questa volta è finito Massimiliano Scagliarini, 'colpevole' di aver riportato sul giornale le vicende giudiziarie riguardanti Michele D'Atri, la cui nomina a capo della Asp di Monopoli è stata revocata dalla Regione Puglia. «Serve maggior controllo da parte dei 'global player' che gestiscono i social», ammoniscono inoltre i rappresentanti sindacali.
Il presidente dell'Assostampa Puglia, Bepi Martellotta

Comitato di redazione della Gazzetta del Mezzogiorno e Assostampa Puglia «auspicano un immediato intervento dell'Autorità giudiziaria preposta sulle preoccupanti minacce subite dal giornalista della Gazzetta del Mezzogiorno, Massimiliano Scagliarini, 'colpevole' di aver riportato sul giornale le vicende giudiziarie riguardanti Michele D'Atri, la cui nomina a capo della Asp di Monopoli (Ba) è stata revocata dalla Regione Puglia».

La vicenda, spiegano i rappresentanti sindacali, «opportunamente riportata sul giornale», riguarda episodi su cui pendono sentenze passate in giudicato che hanno indotto il presidente della Regione a revocare l'incarico affidato all'ex sindaco di Grumo Appula (Ba).

«L'aver riportato la cronistoria dei fatti e le conseguenze amministrative ha comportato, come di consueto, che i 'leoni da tastiera' vicini al diretto interessato – riferiscono Comitato di redazione della Gazzetta e Associazione della Stampa di Puglia – si risvegliassero con una valanga di insulti nei confronti del giornalista, colpevole di aver riportato episodi di evidente interesse pubblico. 'Giornalista dei miei stivali, apri gli occhi che a Bari stai e a Bari possono accadere tante cose' è una delle gentili minacce subite dal cronista e oggi all'attenzione della Procura».

Il sindacato dei giornalisti pugliesi e il Cdr «invitano, pertanto, l'Autorità giudiziaria a fare immediata luce sugli avvenimenti e auspicano un maggior controllo da parte dei 'global player' che gestiscono i social come Facebook, i cui efficaci correttori automatici cancellano palesi vilipendi, ma non risultano altrettanto efficaci quando minacce e gogne pubbliche nei confronti dei giornalisti governano il dibattito».

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