«I diritti dei giornalisti sono un baluardo non negoziabile. Non si possono svendere quegli istituti contrattuali che per gli editori sono privilegi e per i giornalisti sono la garanzia della loro indipendenza». È il messaggio lanciato da Alessandra Costante, segretaria generale della Federazione nazionale della Stampa italiana, intervenuta giovedì 22 ottobre, ad Aosta, al corso di formazione dedicato a precariato, equo compenso e tutele dei giornalisti autonomi.
L'incontro, organizzato dall'Ordine dei giornalisti della Valle d'Aosta con l'Associazione Stampa Valdostana, la Fnsi, l'Inpgi e la Casagit, era in programma nella sala delle conferenze della Bcc Valdostana, in viale Garibaldi.
Al centro dell'intervento di Costante, la crisi dell'editoria e le conseguenze sulle condizioni di lavoro dei giornalisti, tra contratti da rinnovare, compensi sempre più bassi e nuove forme di precarietà: «Viviamo un paradosso: nel momento in cui c'è più bisogno di informazione, l'informazione è in crisi», ha osservato la segretaria, ricordando il calo dei lettori della carta stampata, degli spettatori della televisione generalista e degli introiti pubblicitari. In questo contesto, ha spiegato, la Fnsi intende mantenere unite due battaglie: il rinnovo del contratto nazionale dei giornalisti dipendenti e il riconoscimento dell'equo compenso per i collaboratori autonomi.
«Finché ci saranno giornalisti pagati 5 euro al pezzo, gli editori non rinnoveranno mai il contratto di lavoro giornalistico, perché conviene loro avere una massa di colleghi che possono essere manovrati e tenuti alla fame», ha proseguito Costante. La segretaria ha criticato anche il ricorso alla cessione del diritto d'autore per retribuire collaborazioni giornalistiche, una pratica che, secondo la Fnsi, è utilizzata dagli editori per ridurre i costi e aggirare le tutele previste dai rapporti di lavoro.
«Non si può aprire una redazione a New York e poi pagare i collaboratori il 30 per cento in meno in Italia”, ha affermato la segretaria. Per Costante, il problema riguarda direttamente anche la qualità dell'informazione. Compensi di pochi euro a pezzo, ha sottolineato, rendono difficile dedicare tempo ad approfondimenti e inchieste, favorendo un giornalismo ridotto alla rielaborazione dei comunicati stampa. «Non c'è libertà di informazione se i giornalisti non sono pagati in maniera dignitosa», ha ribadito, richiamando gli articoli 21 e 36 della Costituzione, sulla libertà di espressione e sul diritto a una retribuzione adeguata. Tra le nuove sfide per la professione, Costante ha indicato anche l'intelligenza artificiale, chiedendo regole per il suo utilizzo nelle redazioni e richiamando il rischio che sostituisca parte del lavoro giornalistico, soprattutto nelle attività di redazione meno visibili.
Sull'equo compenso è intervenuto anche Claudio Silvestri, segretario generale aggiunto della Fnsi e presidente della Commissione lavoro autonomo della Fnsi, che ha denunciato la mancata applicazione delle norme già esistenti. «L'equo compenso rappresenta l'antidoto contro la precarietà dei giornalisti, ma anche uno strumento per migliorare la qualità del nostro lavoro», ha spiegato.
Secondo il presidente della Clan, nel corso degli anni il precariato, inizialmente considerato una possibile fase di ingresso nelle redazioni, è diventato uno strumento strutturale per abbassare i costi delle aziende editoriali. Non solo. Il riconoscimento di compensi adeguati, ha aggiunto, potrebbe modificare il mercato del lavoro giornalistico, spingendo gli editori a valorizzare maggiormente la qualità dei contenuti. Un cambiamento che, ha riconosciuto, potrebbe però anche ridurre il numero delle collaborazioni disponibili.