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Il segretario Fnsi, Raffaele Lorusso, a Uno Mattina
Iniziative 04 Mag 2021

Libertà di stampa, Lorusso a 'Uno Mattina': «Il lavoro precario distrugge l'informazione di qualità»

Intervenendo alla trasmissione in onda su Rai1, il segretario generale della Fnsi ha ribadito l'esigenza di interventi normativi contro carcere e bavagli, a tutela del diritto di cronaca, in difesa della buona occupazione. E sull'Inpgi ha aggiunto: «Le criticità sono figlie di politiche del lavoro inesistenti».

«La Federazione nazionale della Stampa italiana sottolinea da tempo l’importanza di norme per chiarire che chi colpisce i cronisti nel loro lavoro colpisce il diritto dei cittadini ad essere informati. Il problema è che da anni chi può approvare queste norme, ossia il Parlamento, non procede in questo senso. Ad esempio, c’è una sentenza della Corte Costituzionale del giugno 2020, firmata dall’allora presidente della Consulta e attuale ministra della Giustizia, Marta Cartabia, che assegna alle Camere dodici mesi di tempo per eliminare la pena detentiva per i giornalisti in caso di reato di diffamazione, perché anche questa rappresenta una forma di bavaglio. Ad oggi il Parlamento non ha deciso nulla». Lo ha detto il segretario generale della Fnsi, Raffaele Lorusso, intervenendo in collegamento a Uno Mattina, su Rai1.

«Così come non si registra alcun passo in avanti – ha proseguito – sulla norma di contrasto alle querele bavaglio. Occorre la volontà politica di affrontare questi temi, come quello delle intimidazioni ai cronisti, sapendo che non riguardano solo chi fa informazione, ma tutti i cittadini che hanno il diritto di essere informati e riguarda, dunque, la qualità della democrazia».

Rispondendo alle domande di Monica Giandotti e Marco Frittella, anche sull’incontro di ieri, Giornata mondiale della libertà di stampa, con il presidente della Camera, Roberto Fico, Lorusso ha aggiunto: «È bene evidenziare che il tema della libertà non può essere in alcun modo disgiunto dai temi della tutela dei diritti e della dignità del lavoro. Nel settore dell’informazione il lavoro è sempre più precario e questo significa informazione di qualità sempre più bassa e cittadini sempre meno informati. Su questo si deve intervenire».

E in merito alla situazione dell'Inpgi, «non si può pensare – ha rilevato il segretario Fnsi – che esista una criticità dell’Ente di previdenza dei giornalisti che si è creata da sé. Quella criticità, su cui qualcuno al governo vorrebbe intervenire anche drasticamente, è figlia di politiche del lavoro inesistenti, che hanno puntato sulla distruzione di posti di lavoro, sull’uscita anticipata dal mondo del lavoro e non sulla tutela da dare a chi quotidianamente fa informazione, quindi contrastando il precariato».

Altra criticità che rischia di accentuarsi ancora di più nei prossimi mesi è quella della perdita di posti di lavoro. «Da almeno un decennio il nostro settore afferma di ristrutturarsi. Noi riteniamo che non tutte le ristrutturazioni siano andate a buon fine e che non tutti i finanziamenti che il governo nel corso degli anni ha messo a disposizione delle aziende siano stati usati in maniera corretta, ma che siano semplicemente serviti per ridurre l’area del lavoro garantito e allargare l’area del lavoro precario. Questo non è più accettabile, soprattutto alla vigilia di un Piano, il Pnrr, che afferma di voler ricostruire e creare un nuovo Paese. In questo nuovo Paese che si vuol creare non è possibile pensare di non assegnare un ruolo centrale all’informazione. Perché un Paese civile ha bisogno di buona informazione, altrimenti sono le istituzioni stesse che vengono progressivamente meno».

In chiusura, sulle polemiche per il “caso” Fedez e sulla discussione sulla riforma della Rai che ne è scaturita Lorusso ha fatto notare che «su questo dibattito, aperto proprio alla vigilia del rinnovo del Cda vedo molta ipocrisia. Esiste la necessità – ha ribadito – di ancorare la Rai ai valori del servizio pubblico e della Costituzione. E di fare una riforma, da anni invocata anche dal sindacato dei giornalisti, che cerchi di sganciare il governo della Rai dal controllo della politica. Non è questo però il tema di cui si sta dibattendo e, anzi, credo che purtroppo anche i nuovi vertici saranno nominati con la vecchia legge, quindi il problema resterà irrisolto».

@fnsisocial

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