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Associazioni | 20 Ott 2020
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Processo Origone, sindacato e Odg non ammessi come parti civili: «Amarezza e stupore»

La decisione assunta dalla presidente della Corte riassumendo le ragioni del pm che ha sostenuto come il collega non sia stato picchiato in quanto giornalista e quindi non siano stati lesi la libertà di stampa e il diritto di cronaca. «Continueremo ad essere al fianco di Stefano», annunciano i rappresentanti dei giornalisti, in piazza in concomitanza con l'udienza.
I giornalisti liguri in piazza per esprimere solidarietà a Stefano Origone (Foto: Andrea Leoni)
I giornalisti liguri in piazza per esprimere solidarietà a Stefano Origone (Foto: Andrea Leoni)
I giornalisti liguri in piazza per esprimere solidarietà a Stefano Origone (Foto: Andrea Leoni)
I giornalisti liguri in piazza per esprimere solidarietà a Stefano Origone (Foto: Andrea Leoni)
I giornalisti liguri in piazza per esprimere solidarietà a Stefano Origone (Foto: Andrea Leoni)
I giornalisti liguri in piazza per esprimere solidarietà a Stefano Origone (Foto: Andrea Leoni)
I giornalisti liguri in piazza per esprimere solidarietà a Stefano Origone (Foto: Andrea Leoni)

Martedì 20 ottobre i giornalisti della Liguria hanno dato vita ad un presidio davanti al tribunale di Genova dove si celebrava il processo a carico degli agenti di polizia imputati di avere inferto gravi lesioni al collega Stefano Origone mentre questi era al lavoro per seguire una manifestazione antifascista. Federazione nazionale della Stampa italiana e Associazione regionale di stampa; Ordine nazionale e Ordine della Liguria hanno presentato istanza per costituirsi parte civile nel processo. Richiesta che il tribunale ha respinto. «Tale decisione desta stupore e amarezza  tanto più per il fatto sia stata assunta riassumendo da parte della presidente della Corte le ragioni del pubblico ministero che, anticipando la fase dibattimentale, ha sostenuto come il collega Origone non sia stato picchiato perché giornalista e quindi non siano state lese la libertà di stampa e il diritto di cronaca», rilevano i rappresentanti dei giornalisti liguri.

«A tutela  dell'incolumità dei colleghi – aggiungono – di fronte al tribunale ha stazionato un reparto di agenti in tenuta anti-sommossa. Restiamo convinti che le donne e gli uomini della polizia di Stato siano espressione di un corpo sano e capace di garantire il diritto costituzionale dei cittadini a manifestare pacificamente. Per questa ragione riteniamo grave il comportamento degli imputati, al di là di ciò che potrà emergere in sede di accertamento di eventuali responsabilità penali individuali».

Venti anni fa, subito dopo il tragico G8 di Genova, sindacato e Ordine dei giornalisti pubblicarono un libro-dossier. «Lo titolammo 'La penna è più forte della spada'», ricordano i rappresentanti dei giornalisti. «Suona forse un po' retorico ed ottocentesco. Quello che è evidente oggi – concludono – è che i giornalisti devono continuare a dovere temere di avere le ossa rotte dai manganelli di chi si nasconde sotto un casco o un passamontagna. Questo dovere metterci ogni giorno la firma e la faccia ci costringe ad essere ogni giorno più forti, preparati e tenaci. È con questo spirito che continueremo ad essere al fianco di Stefano Origone».

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