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Libertà di informazione | 11 Giu 2019
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Caso Origone, l'avvocata Ballerini: «Ecco perché al processo sarò parte civile per la Fnsi»

«Sono convinta che in questo momento sia necessario affermare il diritto a manifestare liberamente le proprie idee e farlo in sicurezza», dice la legale. Che sui fatti di Genova osserva: «Ritengo che le immagini e le testimonianze potranno contribuire in modo determinante a ricostruire l'accaduto».
L'avvocata Alessandra Ballerini

di Graziella Di Mambro*

Quando comincerà il processo per il pestaggio di Stefano Origone la Federazione nazionale  della Stampa italiana sarà in aula accanto a lui come parte civile, rappresentata da Alessandra Ballerini, avvocato, attivista, da sempre in prima linea  in difesa dei diritti umani. È di Genova, conosce la città e la zona rossa in cui tutto è successo quel brutto 23 maggio, il giorno in cui la democrazia ha perso dei pezzi, è stata strattonata e poi si è rialzata, ferita come il cronista de La Repubblica picchiato dai poliziotti nonostante gridasse «sono un giornalista».

«Questa storia ha dell'incredibile e ancora meno credibili sono le giustificazioni che abbiamo sentito sul fatto che il giornalista non era riconoscibile! – dice l'avvocata Ballerini –. Piuttosto credo sia il caso, finalmente, di parlare della introduzione dei codici di riconoscibilità per gli agenti. Un giornalista per essere 'riconoscibile' cosa deve fare? Mettere il tesserino ben in vista? Usare un cappellino con su scritto 'stampa'? Tenere sempre un taccuino a portata di mano? E poi: perché un libero cittadino non può seguire, anche solo come osservatore, una manifestazione senza rischiare di essere preso a botte?»

Il giorno del pestaggio ha avuto contorni peculiari: ci sono state manganellate e lancio di fumogeni contro i tentativi degli antagonisti di sfondare la zona rossa istituita a difesa di piazza Marsala dove si sarebbe poi tenuto il comizio di CasaPound, l'associazione che dichiara simpatie fasciste e che, in teoria e per legge, sarebbe da sciogliere in quanto anticostituzionale. Ecco cosa stava documentando Stefano Origone.

Pensa che sia ancora possibile seguire cortei e manifestazioni in Italia, in totale sicurezza?
«Spero di sì e comunque non bisogna cadere nell'errore di dire 'siccome è pericoloso non ci andiamo, meglio di no'. Sono, invece, convinta che proprio in questo momento sia necessario affermare il diritto a manifestare liberamente le proprie idee e farlo in sicurezza. Noi, tutti. E i giornalisti, ovviamente, perché sono lì per lavorare e per garantire il diritto dei cittadini ad essere informati e, con loro, tutti i cittadini».

Come pensa che evolverà questa vicenda sul piano processuale?
«Intanto aspettiamo se e quando inizierà il processo. Poi saremo lì e io ritengo che le immagini e le testimonianze potranno contribuire in modo determinante a ricostruire l'accaduto. È importante per Stefano Origone, per tutti i giornalisti, lesi globalmente, e per l'informazione in generale».

Episodi del genere qualche anno fa sarebbero stati impensabili. Sta cambiando qualcosa?
«Assistiamo negli ultimi tempi ad azioni palesemente repressive delle libertà e non so se siano specificamente legate al fatto che si è sdoganato un certo tipo di linguaggio, un certo modo di pensare. So per certo che ciascuno deve avere la libertà di esprimere le sue idee, manifestare per esse e bisogna garantire lo spazio per il racconto di tali manifestazioni».

*L'intervista integrale di Graziella Di Mambro all'avvocata Alessandra Ballerini è pubblicata sul sito web di Articolo21 (qui il link diretto).

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