Il Cdr Approfondimento Rai, in una nota diffusa venerdì 12 giugno 2026, «esprime forte preoccupazione per quanto avvenuto oggi negli spazi aziendali durante la giornata dedicata ai figli dei dipendenti. L’ad non dovrebbe piegare il Servizio a una visione identitaria e minoritaria, né ignorare che la Rai appartiene a tutti i cittadini e non solo a un quarto dell’elettorato. Siamo giornalisti del Servizio pubblico e cittadini liberi e abbiamo il dovere di difendere una Rai che rispetti la Costituzione e un Paese democratico».
La nota sottolinea poi che «assistere a esercitazioni militari rivolte anche a bambini sotto i cinque anni è apparso del tutto fuori luogo. Bambini affidati a istruttori in mimetica per saltare su casse di proiettili, fare flessioni, sollevare pneumatici o attraversare tunnel mimetici non rientrano nella missione del Servizio pubblico radiotelevisivo e non rispondono a criteri pedagogici adeguati all’età dei partecipanti. Il personale militare impiegato, sicuramente animato dalle migliori intenzioni, non si capisce come potesse essere adeguato al tipo di utenza...».
Il Cdr «riconosce il valore e la professionalità delle Forze Armate, che operano ogni giorno in contesti complessi e delicati, e proprio per questo ritiene ancor più inappropriato il loro coinvolgimento in attività ludiche rivolte a bambini così piccoli. L’inopportunità della scelta ricade su chi ha deciso di trasformare una giornata pensata per mostrare ai bambini il luogo di lavoro dei loro genitori in un momento di esibizione militare, con presenza dell’Esercito e stand promozionali di Leonardo, azienda produttrice di armamenti. Non si trattava di caschi blu impegnati in missioni di pace, ma di mimetiche e materiali bellici. Il Cdr ritiene grave che, mentre si chiede ai giornalisti di difendere ogni giorno la credibilità del Servizio pubblico, l’Azienda scelga di normalizzare la familiarità con strumenti di guerra, in contrasto con lo spirito dell’articolo 11 della Costituzione, che afferma che l’Italia ripudia la guerra. Questa scelta si inserisce in un quadro più ampio di snaturamento del Servizio pubblico».
Il Comitato di redazione prosegue: «Solo pochi giorni fa l’Amministratore delegato Giampaolo Rossi ha rivendicato di aver allontanato una parte del pubblico della Rai verso La7, smantellando la programmazione di successo di Rai3, e intanto assistiamo a una nuova ondata di consulenti esterni chiamati a sostituire giornalisti interni, evidentemente considerati scomodi. Il disegno appare chiaro: taglio dei programmi, marginalizzazione dei professionisti, assenza di una testata regolare nella Direzione Approfondimento, nonostante la nostra richiesta urgente di un tavolo sindacale. Una testata – conclude il Cdr - è l’unico presidio di regole e responsabilità editoriali e negarla significa indebolire il diritto dei cittadini a un’informazione pluralista e indipendente». (anc)