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Libertà di informazione | 06 Ago 2019
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Fnsi e Aser: «Isoliamo chi aggredisce i cronisti»

Conferenza stampa a Bologna con il giornalista e videomaker Valerio Lo Muzio. Giulietti: «Abbandoniamo le conferenze stampa senza domande. Il giornalismo è sotto attacco, reagiamo insieme contro bavagli, tagli e intimidazioni».
Un momento della conferenza stampa promossa da Fnsi e Aser

«Vorrei che questa domanda non sia più 'la mia', ma che sia la domanda di tutti i giornalisti. Non siamo qui a parlare di uno scontro tra un cronista e il ministro degli Interni, stiamo parlando del diritto-dovere di informare e di essere informati. Per questo ringrazio Fnsi e Aser per la vicinanza e per aver rilanciato in questo modo, collettivamente, la questione a cui sfugge il ministro degli Interni». Arriva alla sede dell'Associazione Stampa Emilia-Romagna (Aser) direttamente dalla questura di Ravenna, Valerio Lo Muzio, appena ascoltato dalla Digos come 'persona informata sui fatti' in merito alle intimidazioni ricevute il 31 luglio sulla spiaggia di Milano Marittima, quando gli è stato impedito di filmare l'uso che si stava facendo di un mezzo della polizia di Stato.

Si è parlato di questo, e di tanto altro, nella conferenza stampa convocata da Aser e Fnsi a Bologna con il giornalista freelance di Repubblica che è stato 'molestato' da sedicenti – o meno – agenti in 'borghese' che volevano impedirgli di riprendere una moto d'acqua della polizia di Stato con in sella il figlio del ministro degli Interni.

«Viviamo un momento in cui la categoria si deve difendere – ha detto Matteo Naccari, presidente Aser – perché sono in corso una serie di attacchi alla funzione stessa del nostro lavoro, e questa è un'occasione che ci deve portare a fare 'quadrato' rispetto a chi ci vuole distruggere. Per questo abbiamo invitato Valerio: per fargli sentire la nostra vicinanza professionale, sindacale e umana».

Lo Muzio, come noto, è stato anche vittima di ambigue 'battute' del ministro Salvini durante una conferenza stampa in cui il leader del Carroccio non ha risposto a una semplice domanda: Chi e perché ha identificato il giornalista a Milano Marittima, mentre stava facendo il suo lavoro?

Dai rubli del caso Metropol-Lega, a 'spegni la telecamera' e 'sappiamo dove abiti': Giuseppe Giulietti, presidente Fnsi, insieme a Naccari e al segretario generale aggiunto Fnsi, Mattia Motta, hanno rilanciato le domande dei cronisti e dato 'pieno appoggio' in particolare a Lo Muzio anche a nome del segretario Fnsi, Raffaele Lorusso. «La Corte europea diritti umani è chiara: i giornalisti devono pubblicare tutto ciò che ha rilevanza sociale: il diritto della comunità di esser informata è prevalente, quindi le domande non sono di 'destra' o di 'sinistra'. Perché se in un altro Paese un giornalista avesse ripreso, poniamo, un pedalò della polizia usato in modo illecito, a quest'ora se ne starebbe occupando il Parlamento. Invece, qui, il nemico è chi pone le domande. E allora rilanciamo tutti insieme, come comunità giornalistica, le domande di Lo Muzio e di Mottola di Report. Fare domande è un dovere deontologico, non una provocazione», ha detto Giulietti.

A Bologna non si è parlato, dunque, di un singolo caso, ma delle «continue molestie all'articolo21 della Costituzione, dagli striscioni ironici sui balconi rimossi dalle forze dell'ordine, alle minacce ai cronisti», è stato detto in Aser dove, inoltre, si è rilanciata la manifestazione prevista il 12 settembre a Roma contro tagli e bavagli organizzata dalla Fnsi. «Dobbiamo isolare chi aggredisce i cronisti in conferenza stampa, dobbiamo alzarci e andarcene quando le conferenze stampa non prevedono domande. Sono attacchi non a un giornalista, ma al diritto dei cittadini di essere informati», ha incalzato Giulietti. 

«Valerio è un giornalista freelance, come 3 giornalisti su 4 attivi in Italia – ha spiegato Motta -. L'Autorità per le Comunicazioni ha parlato di 'indebolimento della democrazia' riferendosi al precariato nel settore dell'informazione. Occorre unire e rilanciare il senso di 'comunità giornalistica' a partire dalla lotta ai tagli, ai bavagli e al precariato. Perché difendere i colleghi contrattualmente più deboli, oggi, significa difendere l'articolo 21 della Costituzione e la nostra dignità professionale». (Da aser.bo.it)

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