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Diffamazione | 26 Mar 2015
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Lorusso: “No abusi, ma garantire diritto di cronaca. Riforma delle intercettazioni non diventi un bavaglio”

“La proposta di legge di riforma del reato di diffamazione a mezzo stampa non può diventare il pretesto per introdurre nuove forme di bavaglio e di limitazione all'esercizio del diritto di cronaca”. Lo ha detto Raffaele Lorusso, Segretario generale della Federazione Nazionale della Stampa, nel corso dell'audizione innanzi alla Commissione parlamentare antimafia sul fenomeno dei giornalisti minacciati tenutasi oggi.

“La proposta di legge di riforma del reato di diffamazione a mezzo stampa non può diventare il pretesto per introdurre nuove forme di bavaglio e di limitazione all'esercizio del diritto di cronaca”. Lo ha detto Raffaele Lorusso, Segretario generale della Federazione Nazionale della Stampa, nel corso dell'audizione innanzi alla Commissione parlamentare antimafia sul fenomeno dei giornalisti minacciati tenutasi oggi.

Rispondendo ad una domanda dell'onorevole Rosy Bindi, Presidente della Commissione, Lorusso ha auspicato che la necessaria cancellazione del carcere per i giornalisti non sia accompagnata da norme discutibili come quelle con cui – stando alle indiscrezioni – si vorrebbe regolamentare la materia delle intercettazioni.
“Il sindacato dei giornalisti – ha detto Lorusso – non invoca il libero arbitrio né l'impunità assoluta. Gli eccessi e gli abusi vanno sempre evitati e sanzionati in sede disciplinare. Il sindacato ritiene, tuttavia, che le esigenze di tutela della privacy dei cittadini vadano affrontate con misure adeguate e non lesive del diritto-dovere di informare, costituzionalmente garantito, a cominciare dalla previsione di una udienza filtro, nella quale stabilire quali atti d'indagine abbiano rilevanza pubblica e quali debbano essere invece eliminati, e dalla istituzione del Giurì per l'informazione. Si tratta di proposte più volte avanzate dal sindacato dei giornalisti e anche inserite in alcuni disegni di legge, ma non si capisce per quale ragione siano state accantonate nel prosieguo dei lavori parlamentari”.
Il Segretario generale della Fnsi, accompagnato dal presidente Santo Della Volpe, si è anche soffermato sul problema delle querele temerarie, auspicando che venga affrontato e risolto nell'ambito della legge di riforma del reato di diffamazione per evitare che azioni di risarcimento senza alcun fondamento diventino una forma di minaccia e di intimidazione nei confronti di chi fa soltanto il proprio dovere, sforzandosi di informare i cittadini.
Segretario e Presidente hanno poi approfonditamente esposto alla Commissione il problema dei giornalisti minacciati. “Si tratta – ha detto il presidente Santo Della Volpe, che ha anche citato i dati dell'osservatorio Ossigeno per l'informazione e Libera Informazione – di un fenomeno sempre più diffuso e preoccupante che riguarda i giornalisti in tutte le regioni d'Italia e sul quale è auspicabile che le autorità competenti, insieme all'opinione pubblica, non abbassino mai la guardia. Anche per questo è importante che nella riforma della legge sulla diffamazione ci sia una norma apposita di deterrenza delle querele e dei risarcimenti danni chiesti sempre più spesso ai giornalisti ed usati come forma di intimidazione – ha concluso Della Volpe – lesive della libertà e autonomia della professione”.

DIFFAMAZIONE: FNSI, NUOVE NORME SONO CAVALLO DI TROIA
Il provvedimento che modifica il reato di diffamazione a mezzo stampa "mi sembra un cavallo di Troia: prevede sì la cancellazione del carcere per i giornalisti, ma poi tenta di introdurre misure che finiscono per essere un bavaglio". Lo ha detto il segretario della Federazione nazionale della stampa italiana, Raffaele Lorusso, in audizione oggi davanti alla Commissione Antimafia. Lorusso ha chiesto poi che il fenomeno delle querele venga scoraggiato "approfittando della proposta di legge alla Camera sulla riforma della diffamazione".
Il presidente della Fnsi, Santo Della Volpe, ha apprezzato il fatto che il provvedimento non preveda il carcere "ma questo ce lo chiede l'Europa" ed ha fatto notare che le multe previste sono troppo alte: "magari vanno proporzionate agli stipendi dei giornalisti, che non sono alti, soprattutto quelli dei giovani".
Inoltre ha chiesto che venga previsto che si possano presentare querele entro 2/3 anni al massimo dalla pubblicazione dell'articolo "incriminato". Domande ai due rappresentanti della Federazione della stampa sono state poste dal presidente della Commissione Antimafia, Rosy Bindi e dal vicepresidente Claudio Fava, che coordina il comitato  dell'Antimafia sui giornalisti minacciati e che, con questa audizione, ha concluso il ciclo di lavoro di quel gruppo di lavoro. (ROMA, 26 MARZO - ANSA)

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