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Intercettazioni 19 Mag 2015

Il viceministro Enrico Costa: “Contrario al carcere per i giornalisti, loro sono solo l’ultimo anello della catena”

"Bisogna colpire i responsabili delle fughe di notizie", nel caso in cui le informazioni non sono rilevanti. Lo ha detto il viceministro della Giustizia, Enrico Costa, intervistato da Klaus Davi, per il programma KlausCondicio, sottolineando che "prima occorre individuare un sistema, un meccanismo e questo sarà compito del legislatore che dovrà garantire la riservatezza di questi atti affinché le intercettazioni irrilevanti non vengano pubblicate”.

"Bisogna colpire i responsabili delle fughe di notizie", nel caso in cui le informazioni non sono rilevanti. Lo ha detto il viceministro della Giustizia, Enrico Costa, intervistato da Klaus Davi, per il programma KlausCondicio, sottolineando che "prima occorre individuare un sistema, un meccanismo e questo sarà compito del legislatore che dovrà garantire la riservatezza di questi atti affinché le intercettazioni irrilevanti non vengano pubblicate”.

“Garantito questo – prosegue il viceministro - bisogna colpire il responsabile della fuga di notizie chiunque esso sia, cancelliere, segretario o magistrato, chiunque fornirà ai giornali intercettazioni di alcun rilievo penale".
Costa si è poi detto “nettamente contrario al carcere per i giornalisti: non è una cosa che si può risolvere con la galera. Colpire loro vuol dire colpire l'ultimo anello di una catena. Spetterà comunque al Parlamento, ma se ci sono degli atti che escono e viene violata la legge allora andrà sanzionato. Lo ritengo un comportamento molto grave e quindi ci sarà una sanzione penale, questa è la mia valutazione".
Il viceministro ha poi concluso notando che: " È molto tempo che discutiamo, parliamo e ci confrontiamo, ora bisogna fare in modo che questo tema entri nell'agenda. Da molto tempo il governo ha inserito questo tema tra i suoi temi fondamentali sui quali andare a fare una revisione organica degli aspetti della giustizia ma è anche chiaro che la melina non va bene". (Ansa – Roma, 19 maggio 2015)

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